Una cattedra sospesa

San Pietro nella devozione popolare

La festa della Cattedra di San Pietro è fissata nel Calendario Romano al 22 febbraio, forse per sostituire l’antica pratica dei Caristia o Cara Cognatio, che la tradizione romana aveva istituito, in maniera popolare, per concludere, con un banchetto, il periodo consacrato alla commemorazione dei defunti, definita Parentalia. Questa coincidenza aveva alimentato una leggenda, secondo la quale tale commemorazione si celebrasse nel cimitero Maggiore sulla via Nomentana, dove sono state rinvenute alcune cattedre scavate nel tufo, forse per influenza del rito del refrigerio, il pasto funebre offerto dai familiari ai defunti nel giorno della loro morte, definito suggestivamente dies natalis…. La roccia su cui siede Pietro, può essere considerata la prima cattedra, ovvero un “oggetto simbolico” che accompagnerà il concetto del primato petrino nell’Urbe e nel mondo cristiano antico attraverso la devozione popolare, che attraverserà la tarda antichità, il medioevo e l’età moderna.

La Notula Oleorum, il prezioso elenco degli oli raccolti dal presbitero Giovanni presso le tombe dei martiri per recarli alla regina Teodolinda, distingue con chiarezza il prelievo effettuato presso la tomba di Pietro in Vaticano da quello fatto in un luogo, che manteneva ancora la cattedra di Pietro, ovvero la sedes ubi prius sedit S(anctus) Petrus. Questa memoria, alimentata da un’affabulazione leggendaria, ossia da passioni, atti e dai mirabilia del medioevo, deve essere ambientata proprio nel cimitero Maggiore, definito Maius, dove — sempre secondo la leggenda — il principe degli apostoli battezzava i fedeli. Tra le cattedre rinvenute nella catacomba della via Nomentana, una conobbe una evidente monumentalizzazione, che comportò l’ampliamento della cripta e la creazione di una mensa oleorum, dove venivano poggiati i recipienti per raccogliere l’olio, che prelevavano i pellegrini. Ma la festa della Cathedra Petri si solleva da questo ambito funerario e commemorativo per assurgere a simbolo del primato petrino. Tale passaggio significativo ci accompagna verso il trono ligneo conservato nella basilica di San Pietro in Vaticano e considerato il seggio dell’apostolo, almeno dal medioevo, se sant’Antonio da Padova, in un’omelia del 1231, ricorda che la cattedra veniva venerata dal popolo. Da allora, il “sacro oggetto” fu recato in processione e sfiorato da piccoli pezzi di stoffa, che acquisivano potere salvifico e terapeutico. Dopo varie sistemazioni, Alessandro VII incaricò il Bernini di creare una sontuosa custodia nell’abside della basilica Vaticana, per sistemare la cattedra che fu trasferita in questa nuova sede il 18 gennaio 1666. La cattedra è costituita da una forma lignea, riferibile presumibilmente al XIII secolo, da un seggio in parte ligneo e in parte eburneo di età carolingia e da un pannello in avorio, con 18 formelle che ritraggono le dodici fatiche di Ercole e sei creature mostruose.

Riguardo a questo prezioso elemento, situato sulla fronte della cattedra, gli studiosi oscillano tra una datazione tardoantica e una medievale. Se, infatti, Margherita Guarducci pensò a una manifattura egiziana per il trono imperiale che Costantino donò a Papa Milziade, nel 313, Mario D’Onofrio ipotizzò che il manufatto facesse parte del trono di Carlo Magno.

La splendida teca bronzea realizzata dal Bernini esalta il magistero dell’apostolo, guidato dallo Spirito che, librato in alto, sotto forma di colomba, inonda la “cattedra sospesa” di luce straordinaria. Questo apex simbolico trova, però, le sue radici nella festa popolare ideata nelle catacombe, tradotta in figura anche nell’arte paleocristiana. Nei sarcofagi del pieno IV secolo, infatti, alla trilogia petrina, costituita dalla negazione, dall’arresto e dal miracolo della fonte, viene spesso aggiunta una quarta scena assai singolare.

Qui, Pietro è seduto su una roccia, tra due soldati che ascoltano le sue parole. La rappresentazione più famosa è quella scolpita nel sarcofago detto dei due fratelli, ora ai Musei Vaticani. L’apostolo è seduto sotto a un albero, intento nella lettura, ma il soldato, che si approssima di fronte sembra strappargli il rotolo o, forse, lo sfiora, mentre un secondo soldato ascolta, tra le fronde. La scena sembra ispirarsi agli scritti apocrifi e pare fissare il momento in cui i carcerieri che custodiscono l’apostolo, ascoltando le sue parole, si convertono. In questo senso, la roccia su cui siede Pietro, può essere considerata la prima cattedra, ovvero un “oggetto simbolico” che accompagnerà il concetto del primato petrino nell’Urbe e nel mondo cristiano antico attraverso la devozione popolare, che attraverserà la tarda antichità, il medioevo e l’età moderna.