Un professore decapitato, per vilipendio a Maometto

Professore condannato per blasfemia e decapitato. In Pakistan? No, in Francia. L'uomo, insegnante di storia in un liceo di Conflans Sainte-Honorine (Parigi) in una lezione sulla libertà di espressione aveva mostrato le vignette su Maometto. Genitori e studenti musulmani gliel'avevano giurata e un diciottenne lo ha fermato e decapitato. Fino a che punto le scuole sono islamizzate?

Un uomo è stato ucciso intorno alle 17 nel comune di Conflans Sainte-Honorine, nelle Yvelines, a circa un’ora da Parigi. Decapitato, al centro della strada accanto al liceo Bois d’Aulne, quello in cui insegnava. Venerdì pomeriggio, un diciottenne islamico, membro di una banda in cui tutti sarebbero segnalati come radicalizzati islamici, munito del solito coltellaccio da cucina – è ormai d’uso comune negli attentati – al grido di “Allah Akhbar” ha decapitato il professore.

Il terrorista islamico non era un pazzo, come la stampa internazionale sta già sostenendo. Aveva premeditato l’omicidio per vendicare il profeta Maometto e non ha voluto neanche collaborare con la polizia: quando è stato raggiunto dagli agenti, ha continuato a brandire il coltello per poi essere ucciso dalla polizia. Secondo quanto riporta la cronaca francese, il ragazzo avrebbe comunicato sui social e al mondo l’entusiasmo e il movente, “A Macron, il capo degli infedeli. Ho giustiziato uno dei tuoi cani”. Così la cronaca francese di un anonimo fine settimana di ottobre conferma quel che da queste pagine non abbiamo mai smesso di sostenere: nel cuore dell’Europa cristiana c’è la shari’a.

La vittima era un professore di storia. Nei giorni scorsi si era speso in una lezione sulla libertà d’espressione e per farlo aveva mostrato alla classe di liceo le famose vignette di Maometto pubblicate da Charlie Hebdo. Quella lezione aveva suscitato le violente proteste prima degli alunni, poi dei genitori. Le minacce erano state tali che il professore aveva persino sporto denuncia alla polizia. Il professore, secondo quanto dichiara uno dei genitori di quella classe, aveva chiesto agli alunni islamici di abbandonare l’aula per non turbare la loro sensibilità durante quell’ora di approfondimento. Il che la dice lunga sul peso che l’islam ha, in Francia, a cominciare dai banchi di scuola.

La shari’a – l’insieme delle prescrizioni che regolano il culto, la vita familiare, il codice penale, civile, amministrativo e bancario della comunità islamica, la norma giuridica, politica e morale – reputa la blasfemia un reato e lo punisce con la pena di morte. Il professore di storia ha peccato di blasfemia ed è stato giudicato dal tribunale islamico che non ha bisogno di processi. Questo è quanto è successo vicino Parigi. Perché ormai nella Ville Lumière esiste un diritto parallelo e una popolazione sempre più numerosa di islamici pronta a sostenerlo e difenderlo.

La procura anti-terrorismo si è immediatamente arrogata l’inchiesta. Solo venerdì 25 settembre, tre settimane fa, un altro attentatore islamico feriva a colpi di mannaia due giornalisti che fumavano per strada davanti agli ex locali della redazione di Charlie Hebdo, a Parigi. Convinto di trovare la sede del giornale satirico. E’ il 33° attentato islamico in Francia dal 2017. Ancora una volta, una scena di barbarie alle porte di Parigi presenta la minaccia “endogena” che la Francia si sta coltivando senza poi essere, nonostante tutto, troppo spaventata. Lo strapotere e forza dell’islam in Francia, i terroristi e radicalizzati che stanno abbandonando le prigioni più convinti delle loro posizioni e lo stato di una scuola occupata (in tutti i sensi) dai musulmani sono il concentrato esplosivo che vi raccontiamo da anni e che oggi sembra impossibile disinnescare. Quanto meno con i tentativi dell’esecutivo Macron.

L’Unione nazionale delle scuole superiori e dei college (SNALC) chiede giustizia, ma forse con un certo ritardo. Perché intanto si sprecano i commenti della politica circa “il crimine ignobile”, ma lo stato della prepotenza e ingerenza dell’islam nella scuola pubblica francese è spaventoso da vent’anni a questa parte. Esiste una dimensione ormai imprevedibile del terrorismo islamico legata ad un radicalizzazione sempre più libera dalle sigle terroristiche e affidata agli “islamici in borghese” più che ai lupi solitari. A settembre al-Qaeda chiedeva l’uccisione di coloro che insultano il Profeta. Ma è sui banchi di scuola che è cresciuta l’islamizzazione ed è là che il sistema francese, ma non solo, ha dato i più evidenti segni di debolezza. Da almeno vent’anni l’islamizzazione feroce della scuola è un problema a Parigi. Il primo rapporto scandalo venne pubblicato nel 2004 da Jean-Pierre Obin. Sfacciatamente ignorato, l’accademico francese a sedici anni di distanza è appena tornato in libreria – solo due settimane fa – con un volume che è un’inchiesta Comment on a laissé l’islamisme pénétrer l’école (“come abbiamo lasciato l’islamismo penetrare nella scuola”).

In questo saggio, Jean-Pierre Obin ripercorre la portata del problema sulla base di statistiche e numerose testimonianze. “Più di un terzo degli incidenti riguarda l’istruzione primaria, inclusa la scuola materna, cosa che non avveniva quindici anni fa. Gli studenti al 57% sono i protagonisti delle ribellioni, al 23% arrivano direttamente dai genitori”. Quei genitori sono spesso i liceali che negli anni 2000 iniziarono, dai banchi di scuola, a dettare le nuove regole a una scuola francese perché fosse compatibile con l’islam. A qualunque costo. E oggi l’obiettivo è quasi centrato. L’indagine ha coinvolto non alcuni, ma tutte le scuole e le università francesi per scoprire l’autocensura dei docenti e presidi e le pressioni salafiti e dei Fratelli Musulmani. Alunni e genitori, ormai, hanno imposto che i programmi curricolari cambiassero in nome del rispetto ad Allah. E gli esempi si sprecano.

Obin chiede che il suo nuovo lavoro non venga strumentalizzato e che venga inteso, invece, come un appello all’integrazione. Peccato, però, che i fatti e i dati che egli stesso riporta dimostrano l’assoluta mancanza di volontà in tale direzione per gli islamici.  Da Le Point, passando per Current Values fino a l’Obs si sono sprecate le copertine per quello che il ministro della Pubblica Istruzione, Jean-Michel Blanquer, ha definito un libro scioccante, per poi aggiungere che, però, sono tutti all’opera per difendere la Francia da un “un modello di società che non è il nostro”.