Un legge che eclissa la libertà

Un conduttore radiofonico censurato perché ha detto che l’utero in affitto è un abominio; un attivista pro-familiy punita perché ha sostenuto che il matrimonio è tra uomo e donna; due genitori condannati perché hanno detto ai loro figli che si nasce maschio o femmina. I manifesti della campagna choc di Pro Vita e Famiglia contro la proposta di legge Zan sull’omotransfobia, in discussione in commissione giustizia alla camera, mostrano quanto è già accaduto nei Paesi che hanno adottato legislazioni simili a quella che si vuole varare in Italia e che i movimenti familiari italiani bollano come una deriva del pensiero unico e un intervento che limita la libertà di espressione.

Per Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita & Famiglia “Zan e i suoi compari, col pretesto di voler proteggere le persone omosessuali o transessuali modificando gli articoli 604 bis e ter del Codice penale, in realtà toglieranno la libertà di pensiero e di parola alla maggioranza degli italiani e a quanti si battono contro l’ideologia gender insegnata nelle scuole ai nostri bambini, a quanti credono che i nascituri nascono da e hanno bisogno di mamma e papà, a quanti credono che i sessi sono due, maschio e femmina”. Dunque secondo PV&F la misura va a creare una “categoria protetta privilegiata”, di persone da tutelare in base al proprio comportamento sessuale, violando palesemente il principio costituzionale di uguaglianza di tutti i cittadini. “Esistono tantissime discriminazioni – aggiunge Iacopo Coghe – basate sull’età; basate sulla disabilità; politiche; sindacali; sessuali; basate sulle condizioni sociali; sulla lingua; sulle caratteristiche fisiche, sui tratti somatici, sull’altezza, sul peso; o ancora basate sullo stato di salute e sulle convinzioni personali. Perché le discriminazioni dovrebbero essere solo contro omosessuali e trans o di genere? Che facciamo creiamo una legge per ogni categoria?”.

Sulla stessa linea il presidente del Family Day e neurochirurgo Massimo Gandolfini: “Si vuole una legge simbolo, a cui si affida un pesante compito pedagogico, minacciando pene per coloro che non approvano alcuni comportamenti privati che non hanno alcun valore di condotta pubblica”.  “A rischio c’è la libertà di educazione – aggiunge – ma soprattutto l’agibilità politica per potersi opporre a quelli che alcuni definiscono nuovi diritti, ma che in realtà sono nuove forme di sfruttamento, come l’utero in affitto e il mercato dell’eterologa e della compravendita di gameti per tutti. Pratiche che hanno come prima vittima il bambino a cui è tolto il diritto all’identità e ad avere un padre e una madre”. Gandolfini lancia quindi un appello alla mobilitazione a tutti referenti territoriali e tutti i simpatizzanti del Family Day, per “una manifestazione pubblica di forte contrarietà e dissenso contro questa proposta illiberale e liberticida”.

I movimenti pro family italiani temono che la sacrosanta lotta alle discriminazioni sia usata come una clava contro tutte quelle persone e realtà che non intendono abbracciare le rivendicazioni dei movimenti Lgbt in materia di bioetica e diritti civili. Oltretutto sostengono che l’attuale legislazione italiana già preveda tutti gli strumenti per colpire e reprimere chi si rende protagonista di atti violenti e discriminatori. Quindi, ferma la condanna di ogni discriminazione legata all’orientamento sessuale, un’altra argomentazione portata avanti dai pro family è il fatto che non esiste alcuna emergenza sociale legata all’omofobia. I report dell’Oscad (Osservatorio interforze per la sicurezza contro gli atti discriminatori) mostrano che gli atti di omofobia denunciati sono poche decine ogni anno, molti dei quali anche senza condanna.

Numeri snocciolati ad InTerris dal senatore della Lega Simone Pillon: “L’ultimo report dell’Oscad che va dal primo gennaio 2017 al 31 dicembre 2018 riporta 66 casi denunciati di omofobia in tutta Italia, molte dei quali finiti senza alcuna condanna”. Il senatore fa poi il punto dell’esame sulla legge: “E’ allucinate vorrebbero portare in aula il testo 31 marzo, annullando tutte le audizioni in commissione. Con l’emergenza del coronavirus e la crisi economia la maggioranza pensa a chiudere la bocca alle mamme e ai papà che si battono contro il gender nelle scuole”.

Contrario anche il gruppo di Fratelli d’Italia. Così ad InTerris l’on Carolina Varchi, componente della Commissione Giustizia dove è all’esame il testo: “Queste proposte hanno un vulnus intrinseco, ovvero rischiano di creare discriminazioni al contrario, cioè alla fine avranno come unico risultato quello di colpire chi difende le categorie del diritto naturale. Faremo di tutto per fermare la proposta”. E a mettere sul piede di guerra il fronte di tutte le varie forze sociali e politiche contrarie al movimento è stata la decisione, arrivata ieri, della maggioranza di annullare il 90% delle audizioni in commissione giustizia. Erano infatti in programma le relazioni di numerosi giuristi, medici, bioeticisti, giornalisti e attivisti che avrebbero spiegato i rischi di una legge bavaglio ai parlamentari che stanno mettendo a punto il testo. In pratica il testo arriva in aula senza aver accolto le osservazioni della società civile. Di una “vergognosa forzatura” parlano i gruppi pro family mentre la Lega ha chiesto di sottoporre la questione al presidente Figo per ristabilire le normali procedure.