“Uccidere le paritarie: così il Governo condanna lo Stato”

A settembre il 50% di loro chiuderà, ma è oggi che sono state uccise. Parliamo delle scuole paritarie, il 90% delle quali di ispirazione cattolica. Con la decisione del Governo di stralciare gli emendamenti presentati dalle opposizioni o derubricarli a ordini del giorno, l’esecutivo guidato da Conte sta certificando lentamente la morte di un patrimonio del sistema scolastico pubblico e mandare sul lastrico migliaia di famiglie che nelle paritarie ci lavorano. Per loro non sembra essere nessuna Cura Italia. Una disattenzione figlia dell’ideologia e della stupidità perché in questo modo lo Stato si condanna a dover spendere ancora più miliardi.

Eppure, basterebbe poco almeno per tenerle in vita nel corso di questo anno. Appena 2 miliardi. A tanto ammonta la detraibilità totale sul 2020 che, se concessa, darebbe alle famiglie la possibilità di continuare a pagare le rette che ora invece molte di esse non possono più permettersi di pagare.

Tra le tante proposte avanzate dalle associazioni scolastiche che rappresentano le private paritarie e sostenute dalla Cei, quella della detraibilità totale delle spese rappresentava in un ceto senso il provvedimento simbolo: passasse questo, ci troveremmo davvero di fronte a una rivoluzione copernicana perché per la prima volte sarebbe riconosciuto il principio del costo standard, ossia una dote in mano alla famiglia da poter spendere per la scuola.

Invece, stando a quanto hanno denunciato alla Nuova BQ i proponenti degli emendamenti, il governo sembra proprio intenzionato a far morire le paritarie senza considerare che a settembre dovrà accollarsi fin da subito la spesa di almeno 3 miliardi per sistemare gli studenti rimasti senza scuola e in molti casi non riuscirà a dare loro neanche un banco perché già oggi è alle prese con le classi pollaio.

Colpa di un governo che sulle paritarie non ha mai fatto nulla, anzi, per bocca dei Cinque Stelle ha sempre trattato con ideologica ignoranza la materia, ma colpa anche del Pd, sui cui banchi in Parlamento siedono fior di “cattolici”, che non ha mostrato interesse per una partita che invece dovrebbe riguardarlo da vicino, visto che nelle scuole paritarie lavorano anche molti elettori dem.  Che ora si ritroveranno cornuti e mazziati. E soprattutto a rischio lavoro e a rischio chiusura per quanto riguarda i gestori.

«Noi abbiamo presentato emendamenti per rendere detraibili le rette scolastiche e anche per aiutare le famiglie con contributi dello Stato – spiega Mariastella Gelmini (in foto), Forza Italia, già ministro dell’Istruzione -. Ci sono famiglie che a causa della pandemia hanno perso il lavoro e sono già in difficoltà a pagare le rette. Ma il Governo si è mostrato sordo a questa richiesta. L’unico emendamento che ci è stato approvato riguarda i due milioni di euro per la digitalizzazione delle paritarie».

Briciole, fa capire la Gelmini, perché «noi dobbiamo promuovere la libertà di scelta educativa delle famiglie, sostenerle e riconoscere sostegni» tenendo conto che questa è «l’occasione per affrontare finalmente il costo standard». Invece gli emendamenti di Forza Italia sono stati cestinati o ridotti a semplici ordini del giorno dal Governo: «Non ci resta che il Senato, quando il Cura Italia arriverà, anche se la blindatura del provvedimento costituirebbe la fine di ogni discussione».

Una posizione confermata anche da Alessandra Gallone, collega della Gelmini a Palazzo Madama che spiega: «A vent’anni dall’istituzione della parità scolastica non smettiamo ancora di lottare, abbiamo presentato due emendamenti ma sono stati cambiati in ordine del giorno. Speranze? Poche, visto questo governo. Però quello della totale detraibilità delle rette nell’ambito del rank del costo standard per allievo (almeno 5000 euro all’anno) non solo è fattibile, ma è l’unica via per iniziare a rendere efficiente la scuola e meno costosa: darebbe fin da subito un sollievo alle famiglie che si riverserebbe sulla scuola. Purtroppo, il Governo non si è reso conto che se le scuole dovessero chiudere, la scuola statale collasserà».

Ma perché è così importante sostenere le paritarie in questa fase così critica per il Paese che sta cercando di uscire dalla pandemia?

«Perché conviene allo Stato – prosegue -, se anche non volesse farlo per la libertà di scelta educativa, almeno riconoscesse che lo Stato ci guadagnerebbe. Sostengo in pieno gli studi in merito di suor Anna Monia Alfieri che ha dimostrato numeri alla mano che per lo Stato ci sarebbe un risparmio di miliardi con l’introduzione del costo standard».

«Precisamente 12 miliardi – spiega l’esperta di politiche scolastiche, una delle voci più accreditate nel panorama scolastico – come dimostro in uno studio di prossima pubblicazione (che domani sarà pubblicato sulla Nuova BQ ndr.) invece per 2 miliardi che non vogliono essere messi per le detrazioni, il governo ne vuole spendere più di 3 per il reddito di emergenza rivolto a quelli che hanno lavorato in nero, che dovremo pagare noi quando semmai dovrebbero andare alla Caritas. La follia di questo governo sta tutta in questo provvedimento: le scuole paritarie che hanno pagato le tasse destinate alla scomparsa e i lavoratori in nero invece sostenuti».

Anche Paola Binetti dai banchi dell’opposizione lamenta i suoi emendamenti respinti, compreso quello sul costo standard e sulla detraibilità totale: «L’unica speranza che ci è rimasta è che possa trovare qualche sbocco nel Decreto scuola annunciato dal ministro Azzolina.

Ma il ministro si sta mostrando sempre più inadeguato a gestire i rapporti istituzionali, figuriamoci se riuscirà a capire la portata epocale di provvedimenti che rilancerebbero la scuola italiana. Martedi ha lasciato gli assessori regionali in videoconferenza senza dare risposte, compreso quelle sulla detraibilità delle spese per le paritarie. Uno sgarbo istituzionale che ha fatto commentare più di un assessore: “La scuola italiana è in pessime mani”. Come dargli torto?

Ma il tempo ormai è poco: «Moltissime scuole paritarie minacciano di chiudere perché i genitori non sosterranno le rette, ma se anche dovessero pagarle oggi, poi a settembre ci penseranno due volte prima di iscrivere i propri figli. E anche stavolta sarà la componente più fragile della popolazione, le insegnanti e le famiglie meno abbienti, a rimetterci. Oltre allo Stato»