Tutti più rapidi dell’Italia: dalla Francia alla Spagna, ecco chi è pronto a ripartire

Cronavirus, la fase 2 dell'Europa. Macron propone un piano di riaperture nazionale con deroghe territoriali. Sánchez darà la precedenza alle province dove si registrano meno contagi. Il Cile vara la patente immunitaria. E la Nuova Zelanda annuncia “zero casi"

È il giorno del déconfinement presentato dal premier francese Edouard Philippe e della desescalada lanciata dal leader spagnolo Pedro Sánchez. I due Paesi, colpiti dall’epidemia dopo l’Italia che ha avuto il lockdown più lungo, avviano oggi la loro Fase 2. La fine del confinamento in Francia prevista l’11 maggio sarà decisa con un decreto nazionale che potrà essere adattato a seconda delle realtà locali. Anche se la task force che studia il piano aveva ipotizzato un’applicazione per regioni, Emmanuel Macron ha scelto la soluzione giacobina, ovvero un’unica cornice in cui saranno ammesse deroghe a livello territoriale. La cartina dell’epidemia divide la Francia in due, con una linea invisibile che va da Brest a Lione: in alto è profondo rosso di contagi e decessi, sotto un mosaico rosa chiaro, con zone in cui addirittura non si registrano morti come il Cantal, felice provincia famosa per il formaggio

La Spagna, dove non si conosce ancora la data ufficiale d’inizio della desescalada, ha scelto una riapertura “asimmetrica”, termine usato dall’esecutivo Psoe-Podemos. La ripartenza sarà scaglionata per province, a seconda dell’andamento dei contagi e della situazione sanitaria. In Andalusia, tra le regioni che hanno sofferto meno la diffusione del contagio, il presidente regionale Juan Manuel Moreno (Partito Popolare) ha chiesto una corsia preferenziale per la riapertura in tutto il territorio, indicando già le date: cerimonie religiose dal 3 maggio, negozi dall’11, bar e ristoranti il 25.

Anche se Italia, Francia e Spagna hanno varato il lockdown a pochi giorni di distanza, l’uscita e la ripresa seguirà tempi e modi diversi, come succede altrove nel mondo, dal Cile che ha cominciato a rilasciare la “patente immunitaria” alla Nuova Zelanda, primo Paese ad aver annunciato ieri “zero nuovi contagi”. La Spagna ha adottato dal 14 marzo scorso uno dei regimi più rigidi di confinamento al mondo. Nessun diritto di passeggiata, neppure nelle vicinanze di casa. I bambini e i ragazzi minori di 14 anni hanno finalmente avuto da domenica scorsa il via libera a “un’ora d’aria” al giorno, sempre accompagnati dai genitori. Il 2 maggio sarà possibile per tutti i cittadini riprendere le passeggiate e l’attività sportiva all’aperto, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale. Il resto lo definirà il governo a partire da oggi, ma bisognerà attendere almeno l’11 maggio per l’applicazione delle nuove norme.

La Francia ha scelto il 17 marzo un confinamento all’italiana, copiando da noi anche l’autocertificazione per motivare alcuni spostamenti, ma ha cominciato ad allentare le misure già a metà aprile quando è ripresa l’attività in alcune fabbriche. Negli ultimi giorni sta ripartendo il settore edilizio. Un simbolo è il cantiere riaperto ieri a Notre-Dame. Dall’11 maggio c’è via libera per tutti i negozi, compresi parrucchieri, centri estetici, fiorai. L’attività di ristorazione dovrà invece aspettare ancora, probabilmente a giugno. In Spagna, dopo due settimane di “ibernazione” (come è stata definita dal governo), già il 13 aprile è stata permessa la ripartenza di alcuni settori dell’economia non essenziali, dall’edilizia all’industria e alcuni uffici.

Sulle scuole la Francia è l’eccezione nel Club Med. A sorpresa, Emmanuel Macron ha infatti annunciato il ritorno in classe dall’11 maggio, seguendo Germania e Paesi nordici. Si comincerà con la prima e quinta elementare per proseguire a scaglioni con medie e liceo fino al 25 maggio. Il comitato scientifico era opposto a questa decisione, auspicava la ripresa a settembre come in Italia. Macron ha deciso diversamente, per una volta non ascoltando gli scienziati. Il parere del comitato – pubblicato nel weekend – viene ora usato tra chi si oppone al ritorno in classe, dai sindacati di insegnanti ai genitori, tutti preoccupati dai rischi sanitari. Il governo spagnolo è stato finora più prudente. Il ritorno in classe potrebbe essere volontario, dando la priorità agli studenti più vulnerabili. In particolare a quelli che, in questo mese e mezzo di confinamento, non hanno avuto la possibilità di seguire i corsi online. Per oggi si attendono nuove indicazioni dal premier Sánchez.