Tutte le volte che il mondo ha rischiato il disastro nucleare per un banale errore

Nel libro «The Button: The New Nuclear Arms Race and Presidential Power from Truman to Trump» sono raccontati 22 episodi in cui il pianeta ha rischiato involontariamente la catastrofe atomica

È un miracolo che il mondo abbia evitato la Terza guerra mondiale. Lo dimostra «The Button: The New Nuclear Arms Race and Presidential Power from Truman to Trump» (Il bottone: La nuova corsa alle armi nucleari e il potere presidenziale da Truman a Trump), libro appena pubblicato negli Usa da William J. Perry (già Segretario alla Difesa degli Stati Uniti sotto la presidenza di Bill Clinton e Sottosegretario alla Difesa per l’amministrazione Carter) e dal politologo Tom Z. Collina. Il volume presentato dalla Bbc racconta le 22 occasioni in cui il pianeta si è trovato a un passo dalla catastrofe atomica per un banale errore.

L’orso scambiato per un nemico sovietico

Il primo episodio segnalato risale alla notte del 25 ottobre 1962. Siamo in Wisconsin, all’apice della crisi missilistica cubana tra Usa e Urss. Undici giorni prima, un aereo spia U2 statunitense fotografa a Cuba missili balistici a medio raggio (R-12) e intermedi (R-14) puntati verso gli Stati Uniti. Nel pieno della notte un soldato americano del Duluth Sector Direction Center intravede nell’oscurità qualcosa che tenta di arrampicarsi sulla recinzione perimetrale della struttura. Dà l’allarme e inizia a sparare. Le sirene anti-intrusione suonano all’impazzata e l’allerta massima è lanciata. Nella vicina base aerea «Volk Field» qualcuno preme il comando sbagliato e i piloti si precipitano sugli aerei carichi di armi nucleari per attaccare il nemico. In realtà presto si scopre che quella minacciosa sagoma nell’oscurità appartiene a un orso nero. L’allarme si rivela un errore, ma poteva costare caro.

La bomba nel giardino di casa e la valigetta nucleare di Eltsin

Episodi innocui, dai più sconosciuti, rischiano di provocare l’apocalisse. L’11 marzo del 1958, ad esempio, un aereo sgancia involontariamente un ordigno nucleare nel giardino della famiglia Gregg,a Mars Bluff in Carolina del Sud. Miracolosamente non ci sono vittime umane, anche se un gruppo di polli resta vaporizzato e l’ordigno provoca un cratere profondo 21 metri largo 11. Errori clamorosi capitano anche in anni recenti. Nel 2010 l’Air Force degli Stati Uniti perde temporaneamente la capacità di comunicare con 50 missili nucleari, il che significa che non ci sarebbe stato modo di rilevare e fermare un lancio automatico. Il 25 gennaio 1995, l’allora presidente russo Boris Eltsin diventa il primo leader mondiale nella storia ad attivare una «valigetta nucleare» – (la borsa che contiene le istruzioni e la tecnologia per far esplodere le bombe nucleari). Il Presidente russo si allarma per il lancio di un razzo Black Brant a largo della costa nord-occidentale norvegese e ritenendolo un’azione ostile è pronto a lanciare un contrattacco, d’accordo con i suoi consiglieri. Fortunatamente , pochi minuti prima del disastro, si scopre che dalla costa norvegese è partito un razzo che trasportava materiale per studiare l’aurora boreale su Svalbard.

Quando è la tecnologia a fallire

A volte è la tecnologia a fare cilecca e a provocare il panico. Nel 1980, il presidente Jimmy Carter è svegliato alle 3 del mattino dall’ufficio di guardia del comando della difesa aerea statunitense. C’è un problema: i computer di sorveglianza segnalano 200 missili diretti dall’Urss verso gli Stati Uniti. Minuti di panico. Poi si scopre che i computer si sbagliavano. Tutta colpa di un chip difettoso sul computer che lancia gli allarmi preventivi. Il chip sarà sostituito con un altro che costa meno di un dollaro.

Il potere sproporzionato del Presidente americano

Infine il libro si sofferma sul potere immenso del Presidente degli Stati Uniti di decidere se lanciare o meno un attacco nucleare. Solo una volta nella storia un Capo di Stato americano ha ordinato di «premere il fatidico bottone» (nell’agosto del 1945 Truman diede il via libera alla distruzione di Hiroshima e Nagasaki). Gli autori ricordano come sarebbe consigliabile, per il bene di tutti, che tale potere fosse delegato al Congresso e non a una persona singola. Il primo pensiero corre a Trump e all’attuale scontro geopolitico e commerciale con la Cina, ma gli scrittori usano come esempio Richard Nixon che nell’agosto del 1974, già coinvolto nello scandalo Watergate, era un Presidente «clinicamente depresso ed emotivamente instabile»: «Si diceva che fosse esausto, che bevesse tanti Martini e in generale si comportasse in modo strano – un agente dei servizi segreti una volta lo vide mangiare un biscotto per cani. Secondo quanto riferito, Nixon era sempre stato soggetto a rabbia, dipendente da alcol e da potenti farmaci. Questa volta però la situazione era molto più seria. Eppure aveva ancora il potere di lanciare armi nucleari».