Trump contro Biden. Al via lo scontro finale

Chiuse le convention, la campagna per le presidenziali entra nel vivo: nel mirino gli Stati in bilico. Il presidente punta sull’ordine da mantenere, lo sfidante sulla necessità di mettere fine alle divisioni

Chiuse le convention, la corsa alla Casa Bianca entra nel rettilineo finale. Tutto è possibile, anche quella rielezione di Donald Trump che fino a un mese fa appariva improbabile nei sondaggi. Economia e proteste violente sono, a sorpresa, i due assi nella manica del presidente in carica. Mancano poco più di due mesi al voto del 3 novembre, ma quest’anno oltre 80 milioni di americani potrebbero scegliere di votare per corrispondenza, e questo aggiunge un’incognita: tra rischi di ritardi postali, disguidi e inefficienze, con Trump che minaccia ricorsi per brogli. Le controversie sposterebbero il verdetto finale ben oltre la data canonica.

I prossimi test saranno i duelli televisivi. Tra i due candidati alla presidenza i dibattiti sono fissati per il 29 settembre, il 15 ottobre e il 22 ottobre. Quello fra i vice, Mike Pence e Kamala Harris, il 7 ottobre. I due campi litigano perfino su questi appuntamenti. Trump ne voleva di più, perché è convinto di vincerli: «Sono piuttosto bravo in quella roba». La presidente della Camera, la democratica Nancy Pelosi, ha addirittura consigliato a Biden di rifiutarli tutti: «Non va legittimato un presidente così».

Questo la dice lunga sul livello di lacerazione, di reciproco disprezzo: malattie che la democrazia americana cova da molto tempo. Altra battuta provocatoria di Trump: ha chiesto che Biden si sottoponga all’anti-doping prima dei duelli in tv, perché lo ha trovato «stranamente in forma» negli ultimi video-comizi. È un modo, non troppo sottile, di alludere al tallone di Achille dell’ex vice di Barack Obama: a 77 anni Biden ha solo tre anni più di Trump ma sembra molto più vecchio, non brilla per concentrazione e fluidità di discorso. Nei primi dibattiti per la nomination democratica apparve stanco e appannato. Non è detto che i duelli televisivi abbiano un impatto enorme. La leggenda vuole che John Kennedy abbia battuto Richard Nixon nel 1960 proprio grazie a una prestazione televisiva impeccabile; non ci sono molti altri casi dove il verdetto sia stato decisivo.

I sondaggi nazionali danno un vantaggio di sette punti percentuali a Biden, in calo rispetto ai dieci di un mese fa. Ma la media nazionale è poco significativa. Trump vinse con una minoranza di voti popolari nel 2016. I suoi erano distribuiti “strategicamente” in modo più efficace: conquistò per minuscole frazioni percentuali diversi collegi elettorali, soprattutto negli Stati industriali del Midwest, mentre Hillary Clinton “sprecò” maggioranze ampie nei bastioni della sinistra come California e New York. Più che alla media nazionale bisogna guardare ai “battleground States”, gli Stati contesi, in bilico tra un candidato e l’altro. RealClearPolitics ne considera sei: Pennsylvania, Michigan, Wisconsin, Florida, North Carolina, Arizona. In questi sei Stati da poche settimane Trump è tornato in testa con l’1,7% di scarto. È ancora entro il margine di errore statistico. E ci sono gli indecisi.

Quali elettori devono convincere Trump e Biden? I primi tre Stati da conquistare sono zone industriali dove nel 2016 fasce di classe operaia bianca passarono a Trump dopo aver votato Obama nel 2008 e 2012. Gli altri tre Stati invece hanno importanti minoranze afro-americane e ispaniche. Il messaggio che Trump vuol far passare: «Ho difeso i posti di lavoro americani contro la Cina. E difendo i cittadini onesti contro le frange radicali che scatenano proteste violente».Biden punta sul disagio sociale, l’alta disoccupazione: la crescita dei primi tre anni di Trump è stata stroncata dalla depressione del coronavirus. Il democratico vuole convincere che questo presidente ha inasprito le tensioni razziali anziché unire il Paese.

Biden deve tenere unito un elettorato molto più composito. La destra è tradizionalmente più disciplinata. A sinistra nel 2016 ci furono ampie defezioni verso l’assenteismo, perché una fascia radicale considerava Hillary troppo moderata, troppo establishment. Trump cerca di sfruttare i vantaggi dell’incumbent, il presidente in carica, e al tempo stesso di rimanere l’outsider contro il «veterano della politica» Biden. È un esercizio di alta acrobazia, ma il trend dei sondaggi dice che non è impossibile: è solo molto difficile.