Trump cerca la rielezione con un una manovra complottista, perché sa già che molti abboccheranno

Il presidente passa al piano A: accusare Biden di brogli enormi. A queste elezioni ha convinto 67 milioni di americani a votarlo, è un capitale politico che non se ne andrà via  

Come strategia per vincere le elezioni, il presidente americano Donald Trump tenta la via complottista. Il piano è accusare i democratici di avere rubato le elezioni e far apparire dei fatti normalissimi come se fossero sospetti o come se fossero la prova di brogli enormi. Ieri ha scritto su Twitter – il suo mezzo di comunicazione preferito – che la rimonta dei democratici è “molto strana”, che il suo vantaggio in molti stati ha cominciato a sparire “magicamente”, che i recuperi dei democratici erano tutti di una potenza “devastante”. Fa finta di non sapere, il presidente, che tutto questo è il risultato della strategia repubblicana degli ultimi mesi. Ha chiesto agli elettori di non votare via posta e così il risultato è che i voti via posta sono in stragrande maggioranza voti democratici.

Inoltre quei voti sono conteggiati in ritardo a causa di regole che hanno chiesto i repubblicani. Il risultato è che quando è arrivata l’ondata senza precedenti dei voti per corrispondenza, il candidato Joe Biden ha cominciato a recuperare in molti stati che qualche ora prima sembravano  di Trump. E’ una dinamica semplice, ma come in molti hanno avvertito prima delle elezioni Trump aveva un piano per provare a sfruttare questa situazione. Una parte di questo piano passava per una dichiarazione anticipata di vittoria e per la denuncia di brogli e il presidente con un breve discorso nella Sala est della Casa Bianca ha fatto entrambe le cose. “Francamente, ho già vinto”, ha detto. Si sapeva che ci avrebbe provato e ci ha provato.

I social media più importanti come Twitter e Facebook avevano già predisposto un contropiano per arginare questa manovra e infatti ieri molte dichiarazioni del presidente erano accompagnate da avvisi che mettevano in guardia i lettori. Adesso resta da vedere se questa sua campagna di disinformazione funzionerà e se i suoi legali riusciranno a portare lo scontro sul piano legale. Che questa versione possa fare presa su alcuni è fuori di dubbio: una percentuale di elettori di Trump vive in un mondo fantastico, vedi per esempio i cultisti di QAnon, che vedono nel presidente un condottiero nella battaglia universale contro il male. Adesso la situazione sembra chiara perché è fresca, ma se passasse un po’ di tempo c’è da scommettere che l’opera di offuscamento di Trump riuscirebbe ad acquistare legittimità agli occhi di molti americani, fino a diventare la versione reale delle elezioni 2020.

Oltre al complottismo, ci sono dati politici interessanti. Il presidente  ha superato i 67 milioni di voti e si tratta di un incremento spettacolare rispetto ai meno di 63 milioni di voti che aveva preso nel 2016. In questi tre milioni di elettori guadagnati in quattro anni c’è una realtà da osservare bene, a prescindere da chi vincerà – questo è un testo scritto prima del conteggio finale dei voti e quindi non si può pronunciare la parola fine – e a prescindere dal fatto che il candidato democratico Joe Biden è riuscito a raccogliere un numero record di elettori.
Il trumpismo funziona e porta elettori. Avere pensato che la base di Trump si sarebbe rattrappita durante il primo mandato, anno dopo anno, logorata dagli scandali e imbarazzata dagli eccessi del presidente, e infine si sarebbe dissolta in un vortice di basse percentuali è stato un errore. La base trumpiana non soltanto ha tenuto, ma si è allargata e ha messo in difficoltà la campagna di Biden, che ha speso cifre record e che aveva dalla sua parte argomenti che non capitano a ogni elezione – vedi la pandemia.

Il trumpismo ha persino portato dalla propria parte anche un po’ di elettori delle minoranze. Il numero di afroamericani che hanno votato per Trump quest’anno è aumentato rispetto al 2016. Il numero di donne afroamericane – quindi l’intersezione di due categorie che in teoria detestano il presidente – che hanno votato per Trump è aumentato rispetto al 2016. Il numero di latinos che hanno votato per Trump è aumentato. Non sono numeri travolgenti, ma l’idea che il trumpismo fosse un recinto chiuso entro il quale i trumpiani aspettano l’estinzione perché non meritano altro non trova riscontro nella risposta degli elettori. Tanto più che le elezioni presidenziali sono un’occasione per vedere finalmente quanti sono davvero i trumpiani, che di solito sono oggetti misteriosi per la maggior parte del tempo, sfuggono al radar, eludono le ricerche. Il voto li ha fatti venire venire allo scoperto, ci sono, sono tantissimi, si moltiplicano. E’ un capitale politico e come ogni capitale politico ci sarà qualcuno che non vorrà disperderlo.