Trump cancella il vertice con i talebani. Gli Usa non lasciano l’Afghanistan

Accordo «sospeso» dopo gli attentati a Kabul. Ma la Casa Bianca non rinuncia alla trattativa. E anche stavolta, come nel caso del dittatore coreano, l’improvvisa rottura potrebbe essere seguita da un’altrettanto improvvisa ripresa del dialogo: ieri il Segretario di Stato, Mike Pompeo, gran tessitore dell’accordo attraverso il negoziatore Usa Zalmay Khalilzad che da mesi incontra i leader talebani in Qatar, ha condiviso l’irrigidimento di Trump e ammonito i talebani che, usando gli attentati per forzare la mano nei negoziati, non andranno lontano. Ma si è anche detto pronto a riprendere la trattativa se i talebani cambieranno atteggiamento. E fonti del Dipartimento di Stato hanno detto alla Cnn che si sta già cercando una nuova data per l’incontro: Trump ha, infatti, detto di voler guardare i faccia i leader talebani prima di dare via libera a un accordo di pace comunque problematico.

Quella di ieri poteva essere la giornata di un vertice segreto degno della più avvincente spy story, seguito dallo spettacolare annuncio di un accordo tra americani e talebani. Il mondo sarebbe rimasto a bocca aperta: Donald Trump che compare all’improvviso, coi leader dei ribelli in guerra con gli Usa da quasi vent’anni, sul palcoscenico di Camp David: la residenza estiva del presidente Usa che fu già teatro dell’accordo di pace Israele-Egitto del 1978.

Tutto saltato all’ultimo momento. Giovedì l’ennesimo attentato talebano a Kabul ha fatto 12 vittime, tra le quali un militare americano. Venerdì la decisione della Casa Bianca di fermare tutto. E sabato sera Trump decide di rendere noti, coi suoi soliti tweet, gli ultimi, straordinari (e fin lì segreti) sviluppi di un negoziato coi talebani che va avanti da mesi.

Gioia del governo di Kabul, che era stato tenuto ai margini della trattativa e che teme di essere schiacciato dalla legittimazione degli insorti. Rabbia dei talebani che minacciano di far pagare caro agli Usa un cambio di rotta di Trump che ritengono ingiustificato, visto che la guerra è andata avanti anche durante i negoziati, con massacri sui due i fronti. In America la sensazione è che ancora una volta, come nel confronto con Kim Jong-un, Trump abbia affrontato un difficile negoziato diplomatico come un reality.

E anche stavolta, come nel caso del dittatore coreano, l’improvvisa rottura potrebbe essere seguita da un’altrettanto improvvisa ripresa del dialogo: ieri il Segretario di Stato, Mike Pompeo, gran tessitore dell’accordo attraverso il negoziatore Usa Zalmay Khalilzad che da mesi incontra i leader talebani in Qatar, ha condiviso l’irrigidimento di Trump e ammonito i talebani che, usando gli attentati per forzare la mano nei negoziati, non andranno lontano. Ma si è anche detto pronto a riprendere la trattativa se i talebani cambieranno atteggiamento. E fonti del Dipartimento di Stato hanno detto alla Cnn che si sta già cercando una nuova data per l’incontro: Trump ha, infatti, detto di voler guardare i faccia i leader talebani prima di dare via libera a un accordo di pace comunque problematico.

La bozza di accordo prevede il progressivo ritiro Usa: un terzo delle truppe andrà via entro 135 giorni, mentre gli altri soldati — 9500 Usa e 8600 della Nato, compreso il contingente italiano — lasceranno l’Afghanistan gradualmente. In cambio, l’impegno dei talebani a non far operare più i terroristi dell’Isis e di Al Qaeda dal Paese e ad avviare negoziati (in Norvegia) col governo del presidente Ghani.

Rispetto al confronto con Kim, qui il quadro è più complesso: c’è una guerra infinita che Trump vorrebbe chiudere prima delle elezioni del 2020, ma anche il rischio di lasciare l’Afghanistan in mano a estremisti pronti a spazzare via il governo alleato di Washington e a cancellare i diritti civili conquistati in questi anni dai cittadini. Il ritiro, poi, piace più ai democratici che ai repubblicani che ci vedono il cedimento a un movimento terrorista, responsabile della morte di migliaia di americani. Ma nella guerra anche i talebani hanno avuto centinaia di migliaia di morti: mille solo negli ultimi dieci giorni, ha detto Pompeo, ormai in aperto conflitto col falco John Bolton, consigliere di Trump alla Casa Bianca.

Trump stavolta ha dato ragione a Bolton. Anche perché sarebbe stato difficile, a due giorni dal 18esimo anniversario del massacro delle Torri Gemelle, firmare un accordo con un movimento che, pur promettendo di non appoggiare Al Qaeda in futuro, ha rivendicato anche di recente il suo ruolo a sostegno di Al Qaeda nell’attacco dell’11 settembre 2001. Domani chissà.