Trump: «Al Baghdadi è morto, si è fatto saltare in aria»

La conferenza stampa del presidente Usa ha confermato la morte del Califfo, leader dell’Isis, già anticipata dai media americani

Il leader dell’Isis Abu Nakr Al Baghdadi è stato ucciso nel corso di un raid americano in Siria. La notizia è stata anticipata dai media Usa e poi confermata da Donald Trump in una conferenza stampa dalla Diplomatic Reception Room della Casa Bianca. «È morto dopo essere fuggito in un vicolo cieco, piangendo e urlando», ha detto il presidente, «si è fatto saltare in aria e ha ucciso tre dei suoi figli che erano con lui». Trump ha precisato che «nessun americano è stato ucciso» nel corso del raid e ha ringraziato Russia, Siria, Turchia, Iraq e «soprattutto» curdi siriani per l’aiuto che hanno dato all’esercito americano nella messa a punto del raid. Nel corso della conferenza stampa il presidente ha accennato al fatto che per quanto riguarda il rimpatrio dei foreign fighters i Paesi europei sono stati «una grande delusione».

Al Baghdadi era il leader dell’Isis, che Trump ha definito «la più spietata e violenta organizzazione terroristica del mondo». «Gli Stati Uniti lo cercavano da molti anni», ha aggiunto il presidente, «la sua uccisione è stata una delle principali priorità di sicurezza nazionale della mia amministrazione». Secondo quanto riferito dalla Casa Bianca, Al Baghdadi si era rifugiato — insieme a un numero imprecisato di miliziani e ad alcuni membri della sua famiglia, compresi alcuni bambini — in un compound. Durante il raid, scattato durante la notte, ha cercato la fuga attraverso una galleria sotterranea. Poi si è fatto saltare in aria, uccidendo anche tre dei suoi figli che in quel momento si trovavano con lui.

I bambini

Nel corso dell’operazione sono stati uccisi molti miliziani, ma non è chiaro quanti, inoltre sono state catturate alcune persone. Gli unici numeri ufficiali, però, per ora riguardano i minori e le donne. Trump ha detto che dopo l’operazione sono stati allontanati dal compound undici bambini, mentre due donne — probabilmente due mogli di Al Baghdadi — sono state trovate morte. Per verificare l’identità del leader dell’Isis, l’esercito americano ha effettuato dei test biometrici sul posto.

Il raid

L’operazione, ha spiegato il presidente, è entrata nel vivo due settimane fa ed è culminata nel raid del 26 ottobre, ma ha alle spalle mesi di preparazione. «Abbiamo dovuto rinviare il raid diverse volte», ha detto Trump, «ma ieri abbiamo avuto la conferma della presenza di Al Baghdadi nel compound». Il raid notturno è durato circa tre ore e ha visto l’impiego di otto elicotteri da guerra. «La parte più difficile della missione è stata arrivare e andare via», ha detto Trump, spiegando che i militari hanno dovuto evitare l’ingresso del compound dove era nascosto Al Baghdadi perché c’era dell’esplosivo.

Il contributo di Russia, Turchia, Siria, Iraq e curdi

Il presidente, che ha seguito in diretta il raid dalla Situation Room della Casa Bianca («è stato come vedere un film»), ha spiegato che l’intera operazione è stata resa possibile anche dall’aiuto pratico fornito da altri Paesi. «La Russia ha aperto alcune delle sue basi», ha detto Trump in conferenza stampa, mentre «i curdi ci hanno dato informazioni molto utili». Il presidente ha spiegato che da tempo era deciso a scovare il leader dell’Isis. «Dal primo giorno della mia presidenza mi sono chiesto dov’è Al Baghdadi. Abbiamo fatto un lavoro eccezionale. Loro non usavano nemmeno i cellulare per non essere rintracciati. Qualche mese fa ho cominciato a ricevere delle informazioni utili, anche dall’intelligence».