Trentino, carabiniere vicentino attaccato dall’orso ad Andalo: «Ho lottato, sono salvo grazie agli amici»

Trentino, carabiniere vicentino attaccato dall’orso ad Andalo: «Ho lottato, sono salvo grazie agli amici»

«Sono stati minuti di terrore, se non fossero arrivati i ragazzi ad aiutarmi non sarei vivo». La paura è stata tanta, ma il tono di voce è pacato e non lascia spazio a variazioni di intensità. Raggiunto al telefono mentre è stato dimesso dall’ospedale Santa Chiara di Trento, Diego Balasso — giovane carabiniere di 24 anni, originario di Recoaro Terme (Vicenza) ma di stanza in Trentino — ripercorre per filo e per segno l’attacco ricevuto da un orso nella serata di sabato, poco prima di iniziare il turno di notte, ad Andalo.

Le ferite provocate dall’orso al giovane carabiniere vicentino

Innanzitutto, come sta? «Sto bene. Non sono stato ancora dimesso dall’ospedale perché ho ancora le ferite aperte e i medici devono verificare la disinfezione».

Diego Balasso, 24 anni (Instagram)

Dove ha riportato le ferite? «Farei prima a dirle dove non le ho riportate. Alla schiena, all’avambraccio sinistro, alle spalle e alla gamba sinistra dal ginocchio in giù, dove mi ha preso per trascinarmi».

L’orso M57 dopo la cattura

L’orso le è sbucato all’improvviso? «Praticamente stavo passeggiando lungo il sentiero che costeggia il lago di Andalo con una mia amica quando abbiamo sentito, prima, un rumore in acqua e, poi, la rottura di un ramo. La mia amica si è impaurita e si è un po’ allontanata, mentre io, continuando a sentire dei rumori, mi sono sporto a sinistra verso il lago e ho visto una sagoma nera a venti metri da me che risaliva il dirupo».

A quel punto cosa ha fatto? «Quando ho capito che l’orso mi stava guardando ho urlato alla mia amica di non muoversi e sono rimasto immobile. Poi l’orso si è messo in piedi e si è piazzato davanti a me, iniziando a annusarmi. Io sono rimasto immobile. Dopodiché si è abbassato e mi ha dato due strattoni con i denti sotto il ginocchio. Io ho fatto un passo indietro e a quel punto mi è saltato addosso alla gamba e mi ha buttato a terra. Per fortuna avevo un piumino di montagna che ha diluito il suo impatto».

Come ha fatto a liberarsi? «Inizialmente, mentre mi trascinava, ho provato a accendere la musica al telefono, ma non è servito a nulla. Poi gli ho lanciato addosso il telefono e il portafogli ma niente. Finché non mi ha infilato sotto la staccionata nell’intenzione forse di portarmi al lago. Mi sono aggrappato alle barriere di legno e sono riuscito a svincolarmi».

E l’ha lasciata perdere? «No, ha continuato a inseguirmi, ma poi quando è tornato davanti a me ho avuto il riflesso di prendergli le orecchie e di tenergli la testa in basso, non so per quanto tempo. Poi mi ha attaccato di nuovo la spalla sinistra e in quel mentre è arrivato il fratello della mia amica e insieme ad altri ragazzi ha iniziato a urlare mettendo in fuga l’orso. Non fosse stato per loro non sarei vivo».

Ha avuto freddezza…. «Sono stati attimi di terrore, ma essendo un carabiniere ed essendo a contatto con i forestali conosco a memoria tutte le procedure da seguire in queste situazioni. L’intento dell’animale però è rimasto sempre uno».

Alla luce di quanto le è accaduto pensa che debbano essere abbattuti gli orsi problematici? «Non sono né un animalista, né un esaltato per la caccia, ma sono per il quieto vivere con l’uomo e quello che mi è accaduto è una cosa ingiustificabile. Un animale così non può stare in circolazione. Sull’abbattimento non sono in grado di rispondere, ma un esemplare così è un pericolo per l’uomo».

Lei è un appassionato di montagna, ci tornerà? «Si certo, sempre con tutte le accortezze».