Sveglia, lezioni e preghiere. La pandemia in casa con 14 figli «Qui è come stare alla Nasa»

Una giornata con la famiglia Anania: la figlia più grande è Marta, 26 anni, che studia Scenografia. La più piccola è Paola, 8 anni. «Ci aiuta molto la fede»

Dagli Anania la sveglia suona alle 6. La quarantena in questo ultimo anno non ha modificato le abitudini. È l’ora di maggior fermento nella villetta a tre piani di via Fares, a Catanzaro. Il risveglio è d’obbligo per tutti. Anche per i quattordici figli (sui sedici totali della coppia) che vivono in casa. Da Marta, 26 anni la più grande, che studia Scenografia all’Accademia delle Belle arti di Catanzaro. A Paola la più piccola, con i suoi 8 anni.

Una fabbrica

La famiglia è organizzata come se fosse una fabbrica. Ognuno sa perfettamente cosa fare, già dal primo mattino. C’è chi ripassa i compiti, anche se è in Dad, chi si lava i propri indumenti, chi stira, chi aiuta i più piccoli a vestirsi. Così mentre la signora Rita, casalinga, inizia a bollire il latte per la truppa, Benedetto e Giuditta apparecchiano. Nessun assalto ai due bagni di casa. La precedenza alle operazioni di toilette è per le otto femmine. «Così hanno deciso i maschietti, per galanteria», spiega Aurelio. La famiglia si ritrova tutta insieme già alla prima colazione. «Oggi in cucina si sta un po’ stretti, ma quello che conta è l’armonia», sostiene il padre. A colazione finita la signora Rita e suo marito, insieme ai figli più grandi, vanno in chiesa. È periodo di Quaresima e per la famiglia è un momento di grande e intensa meditazione. Gli Anania fanno parte del «Cammino Neocatecumenale». «Per me l’esperienza della fede è la mia forza. Nei momenti di difficoltà ci ha aiutato la preghiera», dice Aurelio. Anche i figli sono devoti. Prima di iniziare la didattica a distanza, per tutti c’è la liturgia delle «lodi».

Il rosario

In casa non suona la campanella ma bimbi e ragazzi sanno, comunque, che alle otto in punto ognuno deve stare al proprio posto per l’inizio delle lezioni. Si accendono computer da tutte le parti (tre li ha donati la scuola). «È come stare alla Nasa, la casa si riempie di onde magnetiche», ride il papà. Tutti gli spazi sono occupati. Paola e Domitilla si prendono l’ingresso; Elia e Giuditta la stanza da letto; Beatrice, Felicita e Lucia, sono in garage. Giacomo studia nella stanza dei maschi, mentre Maria e Marta in quella delle femmine. Elia si piazza in cucina e questo per certi versi complica un po’ le cose perché mamma Rita è «costretta a muoversi come la Pantera Rosa» per non disturbare la lezione. Luca è l’unico figlio che è fuori per lavoro. E Priscilla è sposata e anche lei vive altrove. Tra gli altri fratelli c’è molto altruismo. Quando c’è un’interrogazione si fa a gara per cedere al «malcapitato» la postazione più adeguata in modo che possa meglio concentrarsi. L’organizzazione è poco meno che militare: la pulizie di casa sono concentrate al pomeriggio, la lavatrice si fa di notte, mentre il frullatore si avvia solo in casi estremi. E Rita è sempre attenta soprattutto a seguire la didattica dei figli più piccoli. La sera dopo cena, tutta la famiglia si ritrova insieme a recitare il rosario. La preghiera annulla le fatiche.