Su Conte fuoco amico del Movimento 5 Stelle dagli esiti imprevedibili

L’assedio al premier filtra da chi, nel «suo» Movimento Cinque Stelle, diffida dei tentativi di emancipazione politica e dell’asse sull’evasione fiscale con il Pd

Si sta delineando un grillismo anti-Conte guidato da Luigi Di Maio. Fino a qualche settimana fa sarebbe suonato come un ossimoro politico. Non più: l’assedio al premier filtra da alcuni settori del «suo» Movimento Cinque Stelle, che diffida dei tentativi di emancipazione politica e dell’asse sull’evasione fiscale tra premier e Pd di Nicola Zingaretti. Quando il blog del Movimento Cinque Stelle rinnova la fiducia a Palazzo Chigi ma in parallelo chiede un vertice «per lavorare alle intese che ancora non ci sono», consegna un ultimatum di fatto, poi smentito goffamente. Anche perché è arrivato dopo un vertice tra il leader e titolare degli Esteri, Di Maio e i suoi ministri.

È l’ennesimo altolà a Conte, che si muove con un protagonismo osservato con nervosismo da alcuni settori del Movimento. Sottolineare la centralità del Parlamento significa rivendicare la possibilità di modificare in profondità la manovra approvata in teoria martedì; e aprire un nuovo fronte nella coalizione allo scopo di condizionare il premier. Le stesse «opportune rassicurazioni consegnate all’Europa» vengono messe tra parentesi. Di Maio fa sapere che senza i voti dei Cinque Stelle «non si va da nessuna parte». Le sue critiche al tetto sull’uso del denaro contante sono avvertimenti a Conte e al Partito democratico. Si tratta di misure che, a sentire i grillini, sarebbero inutili per combattere l’evasione fiscale e recuperare risorse. Ma soprattutto rifletterebbero una cultura in continuità con il passato: quella che «metteva nel mirino commercianti, professionisti e imprenditori», invece dei «grandi evasori».

Il sondaggio

Il premier ribatte che portare la soglia del contante da tremila a duemila euro «non mi sembra un messaggio di criminalizzazione». Non deve sfuggirgli, tuttavia, la saldatura tra le critiche che gli rivolge Di Maio, con dietro un pezzo di M5S, e quelle di Italia viva. «Strano a dirsi ma sul tema delle tasse ci troviamo in sintonia con Di Maio». Parole della capogruppo Maria Elena Boschi, che acuiscono i timori di una strategia di logoramento destinata a intensificarsi; e che sottolineano il gioco paradossale di sp0nda tra Di Maio e Italia viva, con esiti imprevedibili. Riaffiora l’ipotesi di una crisi dopo l’approvazione della Legge di stabilità, e la nascita nel 2020 di un esecutivo senza Conte; ma anche la possibilità che in quel caso premier e Pd scartino e spingano per le urne. Sono scenari che riflettono malumori, non progetti lucidi: almeno per ora. Condannano comunque l’esecutivo alla precarietà e mostrano un Movimento Cinque Stelle lacerato. «Un ultimatum al giorno toglie il governo di torno», avverte in rima il ministro Dario Franceschini, capo della delegazione del Pd. Seppure divisa, l’opposizioneguidata da Matteo Salvini, oggi in piazza a Roma, può trarne nuova linfa; e sperare che le tensioni nella maggioranza portino a un suicidio politico simile a quello del leader leghista di due mesi fa.