Spagna oscurantista, l’Ue sospetta del governo rosso

Per sete di potere Sanchez ha accellerato il patto mortale non solo con Podemos, la versione europea del populismo castro-chavista, ma anche con i più estremi movimenti secessionisti spagnoli. Il Primo Ministro ha visto calare le proprie quotazioni a Bruxelles. Il programma presentato da Socialisti e Podemos rappresenta una svolta oscurantista ineguagliabile. Nei giorni scorsi Pedro Sánchez e Pablo Iglesias hanno depositato presso il Congresso spagnolo il loro programma di Governo, pubblicato il 30 e 31 dicembre dai maggiori quotidiani nazionali e che rappresenta una svolta oscurantista ineguagliabile, il socialismo statalista ritorna al potere nelle sue forme più coercitive e anti liberali che si possano immaginare.

Pedro Sánchez sta perdendo sempre più peso all’interno della UE, dopo un 2019 carico di prestigiosi attestati di stima e di reale potere contrattuale. Basti pensare che il capogruppo dei Socialisti al Parlamento Europeo e l’Alto Rappresentante della Politica Estera, sono entrambi spagnoli e socialista. Il Primo Ministro spagnolo ha visto calare le proprie quotazioni a Bruxelles.

Una delle ragioni è la sua volontà di creare un Governo nazionale con l’estrema sinistra e gli indipendentisti, meglio i separatisti catalani. A Bruxelles, come a Madrid, si confidava in un governissimo con Socialisti, Popolari e Liberali di di Ciudadanos, invece la sete di potere assoluto di Sanchez l’ha spinto negli ultimi giorni ad accellerare e stringere un patto mortale e dettagliato non solo con Podemos, la versione europea del populismo castro-chavista, ma anche con i più estremi movimenti secessionisti spagnoli.

Non solo i Catalani di ERC, ma anche i secessionisti baschi di PNV, potrebbero astenersi o addirittura votare a favore dopo le assicurazioni ricevute su referéndum e poteri autonomi che sfiorano la secessione. Solo a titolo di esempio, ai Paesi Baschi è stata concessa un’agenda sovranista tale che si potrebbe formare persino squadre sportive nazionali, alla Catalogna l’impegno per un referéndum implicitamente secesionista.

Non tutto è ancora deciso, nonostante l’assiduo impegno di Sanchez, i catalani di ERC sono stati pubblicamente minacciati dal Governatore della Catalogna Torra di non accettare nessun accordo di Governo che non includa una esplicita accettazione di un referendum secesionista.

Ora, il Partito catalano ERC è di fronte al dilemma: sostenere il Governo nazionale con SOC e Podemos e subiré una crisi di governo in Catalogna o mantenere la coalizione Catalana e rompere con SOC e Podemos?

Nei giorni scorsi Pedro Sánchez e Pablo Iglesias hanno depositato presso il Congresso spagnolo il loro programma di Governo, pubblicato il 30 e 31 dicembre dai maggiori quotidiani nazionali e che rappresenta una svolta oscurantista ineguagliabile, il socialismo statalista ritorna al potere nelle sue forme più coercitive e anti liberali che si possano immaginare.

Nei prossimi giorni Sanchez chiederà il voto di fiducia e queste sono ore frenetiche anche dentro il PSOE (SOC) dove molti baroni mantengono la loro posizione critica verso una coalizione che sposterebbe definitivamente il partito agli anni ’20 del secolo scorso,  verso un marxismo e comunismo che nulla avrebbe a che fare con il secolo XXI. In questo senso, i critici di Sanchez si fanno forti di un recentissimo sondaggio tra i propri elettori, tra quali solo il 10% appoggia una coalizione con Podemos e la Sinistra e il restante 90% preferirebbe un patto istituzionale con Pololari e Ciudadanos o nuove elezioni (17%).

La recente crisi in Bolivia, di cui abbiamo illustrato i contorni inquietanti, ha fatto emergere il reale potere di Pablo Iglesias, leader di Podemos, che si vedrà assegnato il ruolo di Vice Presidente del Governo con il coordinamento della politica estera per la cooperazione internazionale e, probabilmente l’immigrazione.

La preoccupazione è tale che sulla stampa spagnola sono rimbalzate le polemiche e i resoconti di indagini boliviane e peruviane sul finanziamento ricevuto da Podemos direttamente dal boliviano Morales per 250mila dollari.

Tutto ciò è solo un antipasto leggero, nulla in confronto al programma del prossimo Governo marxista spagnolo. La Spagna che ne uscirà, se Sanchez dovesse ottenere la fiducia definitiva entro il prossimo 7 gennaio, non sarà più la stessa che abbiamo conosciuto sinora. A poco meno di cento anni (1936) dalla vittoria del Fronte Popolare in Spagna e della presa di potere dei Comunisti in Catalogna, un nuovo progetto tanto radicale quanto definitivo si propone per il futuro della Spagna. Il nuovo programma che farà progredire gli spagnoli prevede, in pillole:

Nuova Legge Quadro per l’Educazione: più scuola statale e valori civici statali, potenziamento dell’educazione affettivo-sessuale (inclusa l’ideologia gender e ogni metodo contraccettivo), depotenziamento delle scuole pubbliche non statali e declassamento dell’insegnamento di religione a materia non obbligatoria e non computabile per la media scolastica;

Politiche femministe: parità salariale per legge e parità negli incarichi pubblici. Legge per la protezione della libertà sessuale: si potranno avere rapporti sessuali, dentro e fuori dal matrimonio solo se c’è esplicito consenso della femmina o dell’altro partner;

Piano strategico per la prevenzione dei suicidi ma, allo stesso tempo, libertà della eutanasia;

Legge per la protezione della diversità famigliare, più flessibilità negli orari di lavoro per ogni tipo di genitore e famiglia o unione dello stesso sesso;

Legge per il benessere animale, con criminalizzazione per violazione dei diritti degli animali e maltrattamenti;

Legge contro ogni discriminazione per le persone (autodichiaratisi) LGBTI;

Legge per la memoria storica: celebrazioni nazionali per le vittime del franchismo e per i condannati all’esilio durante quel periodo (31 ottobre e 8 maggio);

Legge per esproprio dei beni della Chiesa, registrati a seguito di donazioni e acquisti degli enti ecclesiastici;

Aumento delle tasse per i redditi medi e alti, riforma ottocentesca del lavoro; accordi politici per una Spagna multinazionale, ovvero una “confederalizzazione” del Paese; limite dei costi per affitti delle abitazioni; Università gratuita per tutti;

Dopo il Portogallo, il cui Governo Socialista si regge sulla astensione benevola e complice della estrema sinistra, e dopo l’Italia, dove populisti di 5 Stelle e tutte le Sinistre sono riunite in un unico esecutivo (tranne i comunisti), la Spagna sperimenta una nuova via di governo socialista rivoluzionario, quella già tentata cento anni orsono e ripresa dai Governi Zapatero (2004-2011).  Tempi duri, urgono preghiere per la Chiesa e fedeli spagnoli.