SPAGNA – DOPPIOPESISMO FRA ISLAM E CHIESA

L’opportunità di permettere nell’era del coronavirus le celebrazioni delle messe ha infiammato il dibattito anche nella (ex) cattolicissima Spagna. Il governo socialista guidato da Pedro Sanchez ha emanato un decreto nel quale proibiva categoricamente le funzioni religiose allo scopo di evitare la diffusione del virus Covid19. Tale divieto però è stato fatto rispettare rigorosamente per i fedeli cristiani che si sono visti multare o cacciare dai luoghi di preghiera, mentre per i mussulmani si è deciso di chiudere un occhio temendo problemi all’ordine pubblico.

Funzioni cattoliche interrotte e fedeli sanzionati

Durante i mesi della quarantena forzata nel Paese iberico, diverse incursioni delle forze dell’ordine si sono svolte all’interno delle chiese per identificare e multare i sacerdoti che stavano celebrando messa e sgomberare i pochi fedeli che si trovavano in quel momento a fare una preghiera. Nella chiesa di San Fernando Henares a Madrid, i poliziotti hanno interrotto una messa con soli cinque fedeli, la polizia nazionale ha evacuato anche la maestosa cattedrale di Granada dove erano presenti solo venti persone. In Catalogna, un prete e sei fedeli (di cui due stavano entrando) sono stati denunciati e sanzionati per trovarsi all’interno del luogo di culto. Perfino una messa che stava venendo celebrata da un solo sacerdote sul tetto di un edificio di Siviglia è stata bloccata invocando la rigidità delle direttive del governo centrale spagnolo. L’ultimo eclatante caso è avvenuto a Valencia dove nonostante la tradizionale celebrazione della “Nuestra Señora de los Desamparados” si sia svolta a porte chiuse, la polizia ha deciso di sanzionare l’arcivescovo poiché per un breve lasso di tempo, il curato ha rivolto la statua della Vergine Maria verso la piazza antistante dove erano presenti casualmente poche decine di persone e tutte a distanza di sicurezza.

Due pesi e due misure

Con l’applicazione così rigida delle misure di contenimento del virus, molti spagnoli avevano pensato che queste regole dovessero essere valide per tutti e nessuno potesse celebrare le funzioni religiose. Ma non era così.  Secondo una circolare del ministero dell’Interno spagnolo emanata per regolamentare il comportamento della polizia durante il periodo di preghiera dei musulmani per il Ramadan, si avvisava che, di fronte a un raduno pubblico di un numero indeterminato di persone, dopo aver intimato la conclusione della celebrazione, qualora questa non dovesse terminare, bisogna valutare la continuazione della stessa al fine di evitare problemi di ordine pubblico.

Proprio questo doppiopesismo è stato reso evidente in un video che ha fatto il giro della rete, in cui si confrontano i due comportamenti opposti della polizia nei confronti di due religiosi di fede diversa. Da una parte, a un sacerdote cattolico che celebrava messa è stato impedito di continuare, dall’altra un imam veniva lasciato indisturbato in strada a chiamare con un megafono i fedeli alla preghiera per il Ramadan.

Le proteste della comunità cattolica

Per voce di monsignor Luis Argüello, segretario generale della Conferenza episcopale spagnola, “alcune azioni della polizia all’interno dei luoghi di culto sono state esagerate”. Ora i vescovi spagnoli chiedono maggiore chiarezza al governo sulla possibilità di tornare a celebrare le funzioni senza essere interrotte dalle forze dell’ordine.

Più dura la Conferenza episcopale europea (Comece) che denuncia come le misure prese da alcuni Stati europei, inclusa la Spagna, violino il diritto fondamentale di libertà religiosa e vadano contro il diritto di esercitare la propria fede anche in luoghi pubblici. Il partito conservatore Vox ha denunciato il decreto d’emergenza del governo spagnolo alla Corte Costituzionale in quanto violerebbe le libertà fondamentali degli individui. Al momento il governo Sanchez non s