Sostenere i figli in arrivo per investire sul domani

Gli ultimi disponibili, relativi al 2020, ci dicono che il tasso di fertilità (il numero medio di figli per nucleo familiare) è sceso a 1.3. Dovrebbe essere di 2,1 per consentire, al netto dell’immigrazione, un equilibrio generazionale, ovvero il rimpiazzo tra chi viene a mancare e i neonati

C’è una via di uscita da questo circolo vizioso? Forse sì. A volte il fiume della storia viene deviato da un evento imprevisto. Proprio in questi giorni si sta discutendo di come investire le ingenti risorse che arriveranno da un programma europeo battezzato, non a caso, Next Generation. Sono fondi che dovrebbero essere destinati a progetti di lungo termine, strutturali, capaci di influire, loro sì, sul futuro dei prossimi decenni. Un’occasione unica, forse irripetibile, per ottenere le risorse finanziarie e le strutture indispensabili per invertire la curva demografica e il futuro dei nostri millennials. Assegni familiari, asili nido, incentivi fiscali, rappresentano tutto quello che è necessario ad una coppia per potersi sentire supportata nella sua avventura di vita

La cicogna è stata per molte generazioni un animale quasi domestico. L’immagine del suo fagotto con dentro un neonato ha salvato milioni di genitori dall’imbarazzo di un’educazione sessuale sconosciuta ed è diventata un simbolo di gioia e di prosperità. Oggi le cicogne non ci sono più. Ma per una volta non c’entra il riscaldamento globale e neanche i droni. Sono i fagotti ad essere spariti.

A dircelo è la scienza che studia i numeri delle popolazioni. Si chiama demografia. È una forza economica potente, forse la più potente, che dispiega però i suoi numerosi effetti in un tempo lontano. Proprio per questa sua caratteristica è fuori dagli schermi radar di cittadini e forze politiche il cui orizzonte è andato accorciandosi sempre di più, fino a rendere di fatto utopica ogni tipo di pianificazione di lungo temine. A chi interessa quello che succederà tra vent’anni o trent’anni? La risposta è semplice. Interessa, e molto, ai giovani.

Il motivo lo troviamo nei dati demografici che riguardano il nostro Paese. Gli ultimi disponibili, relativi al 2020, ci dicono che il tasso di fertilità (il numero medio di figli per nucleo familiare) è sceso a 1.3. Dovrebbe essere di 2,1 per consentire, al netto dell’immigrazione, un equilibrio generazionale, ovvero il rimpiazzo tra chi viene a mancare e i neonati. Per fare un paragone, in Francia e in Svezia, non a caso tra i Paesi con il maggior sostegno economico alle famiglie, il tasso è l’1.9. Solo Grecia, Portogallo e Spagna sono al nostro livello. Nel frattempo, la vita media attesa continua ad aumentare ed è arrivata a 84 anni, dieci anni in più del 1980. Fermiamoci qui e lasciamo agli economisti approfondire questa affascinante materia. Ai nostri fini, questi numeri sono sufficienti a spiegare perché i giovani dovrebbero fare di questo tema la madre di tutte le battaglie.

L’Italia che li aspetta è un Paese in cui l’aumento dell’età media e il calo delle nascite si traducono in una popolazione sempre più vecchia. Questo ha due inesorabili conseguenze. La prima è che l’attuale sistema pensionistico, così com’è, non può reggere, né finanziariamente né socialmente. Una parte decrescente della popolazione non può mantenere una crescente maggioranza che non lavora. La seconda è che aumenteranno i costi della sanità. Vivere più a lungo non vuol dire essere diventati degli highlanders, tutt’altro. L’Italia è al secondo posto al mondo, dopo il Giappone, per la percentuale di malati di demenze senili, una piaga dai costi sanitari, assistenziali e sociali in netto aumento anche per l’assenza dei finanziamenti necessari a combatterla. I maggiori costi non potranno che essere finanziati con ulteriore debito e/o con aumenti della pressione fiscale.

Sarebbe lecito attendersi che questa situazione venisse contrastata da interventi politici coerenti, per esempio la ricerca di flussi migratori qualificati o un aumento dell’età pensionabile a 70 anni. Ma non è così, anzi si va, e non solo in Italia, nella direzione opposta. Non può essere diversamente. La politica risponde agli elettori la cui maggioranza, per composizione e per presenza alle urne, è di ultraquarantenni. Ai quali non è realistico, e forse neanche giusto, chiedere di anteporre gli interessi delle future generazioni ai propri.

C’è una via di uscita da questo circolo vizioso? Forse sì. A volte il fiume della storia viene deviato da un evento imprevisto. Proprio in questi giorni si sta discutendo di come investire le ingenti risorse che arriveranno da un programma europeo battezzato, non a caso, Next Generation. Sono fondi che dovrebbero essere destinati a progetti di lungo termine, strutturali, capaci di influire, loro sì, sul futuro dei prossimi decenni. Un’occasione unica, forse irripetibile, per ottenere le risorse finanziarie e le strutture indispensabili per invertire la curva demografica e il futuro dei nostri millennials.

Assegni familiari, asili nido, incentivi fiscali, tutto quello che è necessario ad una coppia per potersi sentire supportata nella sua avventura di vita e per riportare a galla il detto dei nostri antenati: ogni bambino ha il suo cestino.

È questa la priorità che i nostri giovani devono avere in testa e per la quale devono lottare. Il programma europeo è conteso da molteplici pretendenti e non è abbandonandosi ad un crescente risentimento intergenerazionale, sempre più evidente nelle sue molteplici manifestazioni, che la situazione migliorerà. Meglio darsi da fare con iniziative mirate e aggreganti, prive di colori politici e di appartenenze perché non c’è niente di più trasversale di un tema come questo.

La petizione #UNO NON BASTA, con l’hashtag relativo alla percentuale dei fondi europei che il governo Conte avrebbe previsto di dedicare ai giovani, va nella direzione giusta e andrebbe sottoscritta da tutti coloro per i quali la parola futuro ha un valore. Ma non si occupa della famiglia ed è troppo timida per poter attrarre l’attenzione politica necessaria a far succedere le cose.Proprio mentre in questi giorni le pagine dei giornali si riempiono di una clamorosa e ancora indecifrabile rivolta dei giovani americani contro Wall Street, le ragazze e i ragazzi italiani hanno l’opportunità di convogliare le loro energie su una causa comune ben più nobile e rilevante per il loro futuro.

È il momento che le sardine si trasformino in cicogne e che il loro stormo disegni nel cielo la figura dell’Italia che vogliono.