Sos per le scuole chiuse: le conseguenze sono gravi

L’aumento dei contagi e la diffusione delle varianti del virus che colpiscono maggiormente i più giovani sono certamente una ragione seria per una misura così dura. Proteggere la salute è una priorità. Abbiamo però la sensazione che di fronte a ogni nuova difficoltà la reazione più scontata sia sempre quella di chiudere le scuole. Come se fosse un problema irrilevante, come se le conseguenze non fossero gravi.

Caro direttore,
sono medico di famiglia a Milano e mamma di tre splendidi bambini in età scolare. Proprio nel giorno della Festa della Donna, abbiamo assistito impotenti alla chiusura delle scuole anche per i figli dei lavoratori essenziali, arrivata dopo un estenuante tira e molla caratterizzato da scarsa chiarezza e nessuna programmazione. Ho sentito il nostro presidente del Consiglio dire che la salute degli italiani è prioritaria, e che per salvarla dovremo essere pronti a fare altri sacrifici… ma l’Oms definisce la salute come benessere psico-fisico e sociale, non meramente come l’assenza di malattia. Chiudere le scuole peggiora sicuramente il benessere psico-fisico dei bambini e delle loro famiglie e complica la già difficile gestione famigliare per le donne lavoratrici, che rischiano di essere ancor più penalizzate. Inoltre, i bambini più piccoli figli di mamme lavoratrici spesso vengono, in assenza delle scuole, affidati ai nonni, che sono proprio i più a rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19. Infine, la didattica a distanza obbliga i nostri figli, fin dalla più tenera età, a trascorrere molte ore davanti allo schermo. Questo provoca un’aumentata incidenza di disturbi visivi, di dolori al rachide, di deficit dell’attenzione e della concentrazione, di sovrappeso. Ai problemi clinici derivanti dalla chiusura delle scuole dobbiamo aggiungere i problemi sociali, economici e culturali, che sono, se possibile, addirittura più gravi. Inoltre la didattica a distanza impoverisce il bagaglio culturale dei nostri figli, lede la loro libertà e il loro diritto allo studio.

Elena Frati

 

 

Cara signora Frati,
Abbiamo ricevuto tantissime lettere sulla chiusura delle scuole (in zona rossa anche degli asili nido). Grida di dolore da parte delle famiglie ma anche proteste dei ragazzi privati di un’esperienza fondamentale e bellissima come quella della vita in classe. L’aumento dei contagi e la diffusione delle varianti del virus che colpiscono maggiormente i più giovani sono certamente una ragione seria per una misura così dura. Proteggere la salute è una priorità. Abbiamo però la sensazione che di fronte a ogni nuova difficoltà la reazione più scontata sia sempre quella di chiudere le scuole. Come se fosse un problema irrilevante, come se le conseguenze non fossero gravi. Lei le ha descritte bene. Sappiamo che altri Paesi europei non si sono comportati così. Conosciamo anche gli scontri che ci sono stati nel governo e tra gli amministratori regionali su una questione per niente banale: ma se chiudiamo gli istituti scolastici e poi permettiamo che le strade della movida si affollino, che senso ha? Non ci resta che sperare, anche grazie alla campagna per le vaccinazioni, di essere arrivati all’ultimo miglio. E che presto le nostre vite possano tornare alla normalità. Chi ci governa, a ogni livello, deve però comprendere bene che la riapertura delle scuole è una priorità: per gli studenti e per le famiglie. Lo dobbiamo ai ragazzi inchiodati per ore davanti a uno schermo e ai genitori che stanno facendo salti mortali per andare avanti.