SONDAGGI COVID/ Solo il 31% degli italiani ha fiducia nel vaccino, la gente è confusa

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SONDAGGI COVID. Nonostante le istituzioni continuino a pubblicizzare quello che al momento è ancora un vaccino anti-Covid fermo nelle fasi sperimentali, cala negli italiani la fiducia per lo strumento che potrebbe porre fine alla pandemia Covid. Lo dice Carlo Buttaroni, presidente dell’istituto di sondaggi Tecnè e direttore di T-Mag, spiegandoci i dati presenti nel loro ultimo sondaggio: “Nel giro di una settimana gli italiani che si erano dichiarati pronti a fare il vaccino appena fosse disponibile sono passati dal 35,2% al 31,3%, crescono invece gli attendisti, quelli che preferiscono sapere la validità effettiva del vaccino”. Un dato, ci ha detto Buttaroni, che si spiega con la confusione generale, sia dal punto di vista politico che scientifico, in cui l’opinione pubblica non capisce cosa sia bene fare.

 

È vero che gli italiani hanno scarsa fiducia nell’ipotetico vaccino anti-Covid?

Assolutamente sì. La scorsa settimana abbiamo chiesto alle persone se quando sarà disponibile il vaccino lo vorranno fare. Allora il 35,2% aveva detto che avrebbe cercato di farlo subito, questa settimana invece la percentuale è scesa al 31,3%. Sono calati anche coloro che dicevano che sicuramente non lo avrebbero fatto, erano il 24,8%, adesso sono il 23,4%. Sono invece cresciuti moltissimo gli attendisti, da 33,7% al 40,6% in una settimana.

Questo da cosa dipende?

Dalla confusione generale. Da un lato le istituzioni che lo danno quasi per scontato nell’efficacia, gli scienziati invece che si dividono tra quelli che sicuramente lo faranno e chi nutre dubbi. In mezzo c’è l’opinione pubblica confusa e spaesata come sempre in questo periodo.

Invece per quanto riguarda i vaccini come quello anti-influenzale qual è la posizione degli italiani?

L’87,8% ha fiducia contro l’11,8% che non ha fiducia, L’11% sembra poco, ma è tanto, visto che stiamo parlando di vaccini testati da anni e che hanno contribuito a debellare malattie gravissime. Eppure perdura una percentuale notevole che non ha fiducia.

Rispetto a regioni e governo, di chi hanno maggiormente fiducia gli italiani?

C’è stato un cambiamento significativo rispetto alla prima fase nella quale c’era grande fiducia, in modo uguale, nelle regioni e nel governo. In questa seconda fase invece cala la fiducia in entrambe le istituzioni, accusate entrambe di essersi fatte trovare impreparate. Solo il governatore del Veneto Zaia continua a mantenere una fiducia notevole.

A proposito dell’Europa invece, cosa pensano gli italiani?

C’è stato un recupero della fiducia nelle istituzioni europee dovuta agli interventi messi in campo, se poi non ci sarà la messa a terra di quanto annunciato saranno dolori. La cosa interessante è il recupero della fiducia nei confronti dell’euro, come se la gestione politica fosse una cosa, lo strumento un’altra.

Che aspettative ci sono riguardo alla pandemia? C’è paura di una terza ondata?

C’è una paura molto forte di tutta la situazione: paura di ammalarsi, paura per le conseguenze economiche, due cose che è impossibile scindere, viaggiano insieme. Gli italiani non si sentono fuori dall’emergenza, è quasi inutile parlare di terza ondata perché si sentono immersi in una situazione senza fine. È significativo in questo senso che nonostante gli esercizi commerciali siano aperti la gente non ci vada. Il caso del nuovo negozio nel centro commerciale di Roma dove ci sono state file lunghissime di persone è stato un episodio. Ciò che conta è la media e la media ci dice che i negozi sono vuoti.

Com’è la fiducia degli italiani nel governo?

L’esecutivo guadagna uno 0,6% rispetto alla scorsa settimana, posizionandosi al 32%. Coloro che non hanno fiducia sono invece il 62,9%.

A cosa si deve questo aumento della fiducia?

Prevalentemente al fatto che, nonostante rimangano le criticità riguardo alla gestione dell’emergenza dove il governo, ritengono gli italiani, si sia fatto trovare impreparato dalla nuova ondata, viene apprezzata la scelta di dividere il paese in zone, con limitazioni territoriali. Gli italiani hanno apprezzato il fatto che in questo modo, escludendo naturalmente le regioni rosse, si sia potuto continuare a lavorare in quei settori che sono maggiormente colpiti dalla crisi come i ristoranti, le palestre e i bar.