Somma Vesuviana. Ai funerali del carabiniere ucciso a Roma: «Esempio per tutti»

L'arcivescovo Marcianò a officiare i funerali di Stato: le istituzioni imparino il senso dello Stato da uomini come lui. È il brano del Vangelo letto nel giorno delle nozze ripetuto oggi

Nella chiesa di Santa Croce di Somma Vesuviana, nel Napoletano, l’ultimo saluto a Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere dei Carabinieri ucciso a Roma lo scorso 26 luglio.

Un clima solenne e struggente per i funerali di Stato che sono officiati dall’arcivescovo Santo Marcianò, ordinario militare per l’Italia. Il feretro di Mario Cerciello Rega è stato portato a spalla da 6 carabinieri, scortati da 4 colleghi in alta uniforme. Sulla bara è stata sistemata la bandiera tricolore. Nella piazza, gremita di persone, è scoppiato un lungo applauso. Si tratta della stessa chiesa dove, circa un mese e mezzo fa, il carabiniere si era sposato con la moglie Rosa Maria Esilio.

L’OMELIA: «IMPARIAMO DA MARIO IL SENSO DEL BENE COMUNE, L’ITALIA RISORGERÀ»

“Quanto è accaduto è ingiusto! E l’essere qui, professare la nostra fede in Cristo Risorto, non ci esime, anzi ci obbliga, alla denuncia di ciò che è ingiusto. Ci spinge, oggi, a levare un grido che si unisce alla tante e diverse voci che in questi giorni hanno formato un unico coro, testimoniando la straordinarietà dell’uomo e del carabiniere Mario, ma anche chiedendo che venga fatta giustizia e che eventi come questo non accadano più”. Sono le parole dell’ordinario militare per l’Italia, nell’omelia della celebrazione delle esequie del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. “Era la festa di sant’Antonio e Mario – sappiamo – aveva scelto quella data per sentire ancora più vicino suo padre Antonio dal Cielo – ha aggiunto l’arcivescovo -. Oggi Mario ci chiama nuovamente, questa volta lui dal Cielo, e noi, che ancora facciamo fatica a crederci, siamo riuniti da un dolore improvviso, straziante, che sentiamo ingiusto”.

Ancora un’esclamazione nelle parole dell’ordinario: “Basta! Basta piangere servitori dello Stato, giovani figli di una Nazione che sembra aver smarrito quei valori per i quali essi arrivano a immolare la vita”. “La morte di Mario risveglia in noi, in qualche modo, la nostalgia del sapore buono di valori come la legalità, la solidarietà, il coraggio, la pace…, troppo spesso sostituito dai sapori estremi del benessere, della violenza, delle dipendenze, che alterano il gusto della vita e non rendono capaci di custodirla”. “Mario ha creduto che non c’è giustizia senza rispetto della vita; ha saputo gustare la sua vita con pienezza e gioia, vivere e morire per custodire la vita altrui”.

“Fate anche voi, responsabili della cosa pubblica, della vita degli altri il senso della vostra vita, consapevoli che quanto operate o non operate è rivolto a uomini concreti: a cittadini e stranieri, a uomini e donne delle Forze Armate e Forze dell’Ordine, ai quali non possiamo non rinnovare il grazie e l’incoraggiamento della Chiesa e della gente. – ha sottolineato ancora monsignor Marcianò – E se voi e tutti noi sapremo meglio imparare, da uomini come Mario, il senso dello Stato e del bene comune, l’Italia risorgerà”.

IL BRANO DEL VANGELO È LO STESSO LETTO AL MATRIMONIO

La vedova di Mario Cerciello Rega, Maria Rosaria, ha voluto che fosse letto al funerale del vicebrigadiere lo stesso passo del Vangelo del loro matrimonio, avvenuto nella stessa chiesa a Somma Vesuviana un mese e mezzo fa. Si tratta del passaggio del Vangelo di Matteo in cui Gesù definisce i suoi discepoli il sale della terra e la luce del mondo. “Oggi non avremmo voluto essere in questa Chiesa in cui alcuni di voi, poche settimane fa, sono stati riuniti da Mario e Maria Rosaria per celebrare nella gioia il grande mistero dell’amore – dice nell’omelia Santo Marcianò, arcivescovo ordinario militare per l’Italia – Un mistero che ci parla ancora in modo commovente anche attraverso il Vangelo che tu, Maria Rosaria, hai voluto si rileggesse oggi, perché aveva toccato le corde del vostro cuore nel giorno del matrimonio. Era la festa di S. Antonio e Mario – sappiamo – aveva scelto quella data per sentire ancora più vicino suo padre Antonio dal Cielo. Oggi Mario ci chiama nuovamente, questa volta lui dal Cielo, e noi, che ancora facciamo fatica a crederci, siamo riuniti da un dolore improvviso, straziante, che sentiamo ingiusto”.