“Situazione critica, ma gestibile. Servono più tamponi”. Parla Massimo Clementi del San Raffaele

La possibilità di un nuovo lockdown, l'uso della mascherina, la capacità di testing e la condizione degli asintomatici. Il direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale milanese invita all'ottimismo, ma anche a rimboccarsi le maniche

Un nuovo lockdown nazionale? “Il paese non può permetterselo, e in ogni caso sarebbe ingiustificato”, taglia corto il professore Massimo Clementi, direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano. “La situazione è critica ma gestibile. La soglia limite per un confinamento è di almeno 15 mila contagi al giorno. La strategia di prevenzione, se manteniamo la calma e non cediamo a chi semina terrore, ci consentirà di superare la recrudescenza senza sovraccarico ospedaliero”, spiega il professore che è un assertore della mascherina sempre e comunque. “Da scienziato devo riconoscere che all’aperto, se si è da soli o con il proprio fidanzato, è assolutamente inutile. Andrebbe indossata soltanto quando si è in contatto con non conviventi. Da cittadino però penso che sia bene obbligare le persone a indossarla sempre per evitare un rilassamento che sarebbe dannoso”.

A tenere banco sono i numeri che tornano a salire e le nuove misure di mitigazione mentre gli scienziati duellano in tv. “Ormai quando vedo certi colleghi cambio canale”, confida Clementi, e allora lo stuzzichiamo sullo scontro televisivo su Rete4, a “Stasera Italia”, tra il professore Massimo Galli e Nicola Porro. “Sono stato amico di Massimo, ho condiviso con lui anche le vacanze, ma negli ultimi tempi ho preso le distanze perché non trovo che il suo pensiero sia corrispondente alla realtà, e mi domando perché dica ciò che dice”.

Porro gli ha fatto notare che un contagiato non è un malato e che la stragrande maggioranza dei positivi ha sintomi lievi o nulli. “Secondo il ministero della Salute, il 95 per cento dei contagiati sono asintomatici (68 per cento) o paucisintomatici. Solo il 5 per cento degli infetti si reca in ospedale, e di questi solo lo 0,5 percento del totale finisce in terapia intensiva”.

I positivi asintomatici però sono un veicolo di contagio. “Il positivo contagia, certo, ma oggi contagia meno e per meno giorni. Il professore Giuseppe Remuzzi, per primo, ha messo in evidenza un punto: esistono asintomatici con una carica virale talmente bassa da non contagiare affatto. In questi casi noi virologi siamo persino in imbarazzo a catalogare i soggetti come positivi”. Secondo l’Oms, ci sono nel mondo 770 milioni di contagiati. “Se è così, avendo l’Oms calcolato un milione di decessi accertati dall’inizio della pandemia da Covid-19, il tasso di letalità sarebbe dello 0,12 per cento, più basso del morbillo”.

In Italia ci sono 514 persone in terapia intensiva. “Il nostro sistema sanitario può contare su quasi 8 mila posti in terapia intensiva. E’ interessante notare che l’incremento delle persone ricoverate non è proporzionale all’aumento dei contagi, a conferma che la maggioranza dei casi è costituita da asintomatici. A marzo, i ricoverati rappresentavano oltre il 30 percento dei positivi, oggi il 5”. Come dicevamo, la curva dei contagi è tornata a salire con oltre 5.900 positivi: sono aumentati anche i tamponi, d’accordo, ma il virus è insidioso e circola.

“Andrebbero fatti molti più tamponi degli attuali, dobbiamo investire in questo presidio diagnostico e aumentare anche i test rapidi che possono essere somministrati anche dalla maestra a scuola. Abbiamo sprecato gli ultimi otto mesi perché la capacità di testing è ancora al di sotto di quella necessaria. Non esistono prove molecolari che il virus sia mutato ma la clinica è cambiata: i pazienti con sintomi gravissimi sono molti meno, a marzo al San Raffaele arrivavano 80 persone al giorno metà delle quali veniva intubata”.

Alla convention “Rinascita Italia” di Fino a prova contraria, Pasquale Frega, vicepresidente di Farmindustria e ad di Novartis Italia, parlando con lei, ha fatto notare che farmaco e vaccino sono due cose diverse. “Frega ha sollevato un punto fondamentale: un vaccinato deve stare bene perché non è un paziente malato ma una persona sana che si sottopone a un trattamento per evitare un possibile contagio, non si possono ammettere effetti collaterali. Il vaccino arriverà secondo i suoi tempi, il processo di sviluppo e produzione è soggetto alla supervisione di autorità di controllo di cui possiamo fidarci”.

I numeri forniti dal ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina sui contagi a scuola smentiscono gli allarmisti. “Quei numeri – riprende Clementi – sono discutibili perché il contagio a scuola non si limita ai ragazzini fuori dagli istituti ma coinvolge genitori e famigliari”. Il presidente Usa Donald Trump è tornato in piena campagna elettorale definendo una “benedizione di Dio” il Regeneron, mix di anticorpi clonali che dovrà passare il vaglio della Food and Drug Administration. “Il Regeneron gli è stato somministrato come cura compassionevole, non essendo ancora registrato. Noi utilizziamo il Remdevisir, un antivirale abbastanza efficace se impiegato tempestivamente, come nel caso di Silvio Berlusconi”.

In Lombardia scarseggiano i vaccini antinfluenzali. “Proprio Frega, nell’incontro citato, ha spiegato che la previsione d’acquisto avviene con mesi di anticipo e su base storica, cioè alla luce dell’utilizzo registrato nell’anno precedente. Chi poteva prevedere l’incremento di domanda? In carenza di scorte devi andare sul mercato dove i prezzi salgono. E’ ciò che sta accadendo non soltanto in Lombardia”.

Ma il modello lombardo resta sul banco degli imputati. “Si può sostenere qualunque tesi in un ambiente dove i virologi si candidano alle elezioni. La Lombardia è stata investita per prima da una ondata violentissima, la sanità ha risposto come poteva, poi si è compreso che la battaglia andava combattuta sul territorio. Il San Raffaele è il primo istituto di ricovero e cura in Italia. Invece di attaccare la Lombardia, bisognerebbe infondere ottimismo, tanta gente è presa dallo sconforto, dalla depressione. Rimbocchiamoci le maniche e pensiamo alle cose serie”.