Self control Covid

Sono 34.283 i nuovi casi di coronavirus emersi ieri in Italia su quasi 235 mila tamponi effettuati. La percentuale positivi/tamponi scende al 14,5 per cento dal 15,4 di martedì. I morti in 24 ore hanno toccato il numero più alto in questa seconda ondata: 753 (martedì erano stati 731). In diminuzione gli ingressi in terapia intensiva: ieri 58, martedì 120. Non solo vaccini. Ieri la Food and Drug Administration (Fda) ha approvato un primo test per la ricerca del virus nelle cavità nasali, che può autosomministrarsi e fornisce un risultato in 30 minuti al costo di 50 dollari. È un piccolo apparecchietto, prodotto dalla ditta Lucira Health, che consente l’autoprelievo con un piccolo tamponcino di muco ed epitelio dalla narice (non dalla cavità nasale profonda, come per i tamponi tradizionali), il quale va poi inserito in una provetta con alcuni reagenti.

Questa provetta va a sua volta montata sull’apparecchio fornito, il quale dopo 30 minuti accende alternativamente un led corrispondente allo stato di infetto o a quello di negativo al virus. Su circa un centinaio di soggetti testati, la sovrapponibilità con il tampone molecolare tradizionale è risultata del 94 per cento per i positivi e del 98 per cento per i negativi; se si prendono i soggetti con carica virale non bassissima, la sovrapponibilità dei positivi è risultata del 100 per cento. Sulla base di questi dati, la Fda americana ha rilasciato un’autorizzazione all’uso di emergenza, per cui il test può essere acquistato dietro prescrizione medica ed effettuato nelle case a basso costo, senza impegnare personale per il prelievo e senza sovraccaricare gli ospedali.

Ora, non sappiamo se alla lunga questo test manterrà le sue promesse; ma la strada è quella giusta, perché serve a superare la saturazione nella diagnostica che sta rendendo inutilizzabili le curve epidemiologiche che ogni sera aggiorniamo. Né si tratta dell’unico test che funzioni su questo principio: l’ospedale Meyer di Firenze ne ha concepito, testato e approvato uno simile, entrato in uso su larga scala dal 16 settembre per testare tutto il personale ospedaliero. Il test, denominato Uffa, si basa su princìpi molto simili, e prevede anch’esso il prelievo di materiale dalle narici, semplificando di molto l’operazione anche in età pediatrica (e quindi anche nelle scuole), con dati che, per come comunicati dal Meyer stesso (e in parte pubblicati) potrebbero essere anche migliori di quello autorizzato dalla Fda.

Anche in Veneto si sta procedendo con la prova di test semplificati che hanno gli stessi scopi dei due precedentemente illustrati. Il tutto significa che, fra non più di un mese, sapremo in maniera più accurata quanto bene funzionano questi test. E se avremo esito positivo (come gli esperti della Fda si attendono), a questo punto il principale imbuto che rende la vita difficile agli epidemiologi sarà superato, senza parlare della notevole diminuzione di costi che gravano sulle casse pubbliche. Anche sul fronte diagnostico, quindi, all’orizzonte si affacciano nuove armi, che ci potrebbero permettere di migliorare una volta per tutte la nostra capacità di seguire questo virus e prevenire nuove ondate