Ségolène Royal, dubbi opportuni sul laicismo «estremo»

L’ex compagna di Hollande si è chiesta se la libertà di espressione possa spingersi fino alla libertà d’insulto e al diritto di poter dire qualsiasi cosa, non tenendo conto di sensibilità e nervi scoperti, soprattutto sul terreno delicato della religione

Ségolène Royal è personalità emblematica di una certa di idea di Francia. Nella sua lunga carriera non ha mai fatto sconti sui principi fondatori della Repubblica: sempre in prima linea quando sono in gioco laicità, diritti della donna, libertà civili. Sorprende che proprio lei sia uscita dal coro — bipartisan e politicamente corretto — per riaprire la questione dei limiti della satira dopo le famose vignette di Charlie Hebdo, assunte a ignobile pretesto della spietata spirale terroristica che ha insanguinato il Paese e di una strumentale ventata di ostilità del mondo musulmano verso la Francia.

«Penso che certe caricature di Maometto siano insultanti», ha detto l’ex compagna di Hollande domandandosi se la libertà di espressione possa spingersi fino alla libertà d’insulto e al diritto di poter dire qualsiasi cosa, non tenendo conto di sensibilità e nervi scoperti, soprattutto sul terreno delicato della religione. Una posizione critica, che non mette in discussione pilastri della società francese — neutralità dello Stato rispetto a tutte le religioni e laicità della Repubblica, che è figlia dell’Illuminismo e della Rivoluzione — ma pone se non altro una questione di opportunità, nel momento in cui si sentono offesi tanti musulmani che «non sono né integralisti, nè radicali». Occorre ricordare che all’indomani degli ultimi attacchi terroristici, il presidente Macron aveva strenuamente difeso il buon diritto di Charlie Hebdo a continuare le pubblicazioni e persino il «diritto alla blasfemia».

Nessuna distinzione, insomma, fra ironia, satira, sarcasmo, scherno verbale e per immagini. La lotta al terrorismo ha tuttavia bisogno della massima unità di tutte le componenti della società. E la numerosa componente musulmana, per quanto integrata in gran parte, fatica a comprendere che anticlericalismo culturale e laicità dello Stato siano ambivalenti. Come le questioni di principio e di buon senso.