“Secondo mandato per Trump”: la strategia di ricorsi dei repubblicani

Il presidente uscente schiera i big del partito nel piano di azioni giudiziarie. Il segretario di Stato Mike Pompeo: “Sono mosse assolutamente appropriate”

“Attenti agli abusi nel conteggio delle schede elettorali. Ricordatevi, io ve l’avevo detto!”. Donald Trump tiene viva attraverso Twitter la sfida legale, la stragrande maggioranza del Grand Old Party si stringe attorno al capo e da qui al 14 dicembre (quando i 538 grandi elettori voteranno il nuovo presidente) la strategia di The Donald prevede continui cambi di carte sul tavolo. Con sullo sfondo un duplice obiettivo: tenere viva la fiammella di una vittoria al fotofinish che oggi appare impossibile; impadronirsi definitivamente del partito e regalare ai suoi fans il sogno della grande rivincita nel 2024.

A dargli una mano è sceso ieri in campo il Segretario di Stato Mike Pompeo, con una dichiarazione clamorosa che neanche i più stretti collaboratori di The Donald avevano osato: “Ci sarà un passaggio graduale verso una seconda amministrazione Trump”. Pompeo, che venerdì inizierà un lungo giro diplomatico nelle capitali del Medio Oriente, ha definito “assolutamente appropriate” le azioni legali.

Negli ultimi due giorni tutti i pezzi grossi del Gop si sono schierati con lui. Da Mitch McConnell, potente capo della maggioranza al Senato a Kevin McCarthy, che guida i deputati repubblicani; solo tre senatori e qualche isolato deputato hanno riconosciuto la vittoria di Biden. Nel silenzio di molti, il presidente uscente ridisegna l’amministrazione (dopo il capo del Pentagono cadranno altre teste importanti) e ottiene la fedeltà assoluta del ministro della Giustizia William Barr, che ha ordinato ai procuratori federali di “indagare sui brogli elettorali”. Con McConnell che spiega ai giornalisti come i problemi legali sollevati da Trump non siano “motivo di nessun allarme” e non impedirebbero ad una nuova amministrazione (“se ce n’è una”) di entrare in carica.

Che Trump possa restare per i prossimi quattro anni alla Casa Bianca sono in pochi a crederlo. Ma il fuoco di fila scatenato da sabato mira soprattutto a due risultati: galvanizzare la base (lo hanno votato in 71 milioni) con una campagna elettorale permanente, boicottare in tutti i modi Biden e il “transition team” democratico, bloccandogli i milioni di dollari che la legge prevede per la transizione con il presidente-eletto.

L’immagine che Trump vuole dare all’America è il contrario della “lame duck”, l’anatra zoppa, con cui gli americani definiscono i presidenti che devono lasciare la Casa Bianca.

“Le elezioni non sono finite”, annuncia la portavoce della Casa Bianca, Kayleigh McEnany, ipotizzando un ribaltamento del risultato elettorale. E poco importa che le sue dichiarazioni sui “brogli democratici” vengano tagliate anche dalla tv amica FoxNews, con il popolare conduttore Neil Cavuto che la irride (“se non ci mostra le prove, in buona fede non posso continuare a trasmettere”).

Il punto debole per un successo del primo obiettivo è rappresentato dalle cause legali su cui poggia. In Pennsylvania, in Georgia, in Arizona e in Michigan diverse sono state già respinte, mentre procede il conteggio delle ultime decine di migliaia di voti che non appaiono in grado di ribaltare il risultato a suo favore. L’offensiva legale mira però a rallentare l’ufficialità della vittoria di Biden e ad arrivare al 14 dicembre trovando magari un appiglio per un miracoloso intervento della Corte Suprema.

Il secondo obiettivo (partito e 2024) è già in atto. I milioni che Trump sta raccogliendo per “difendere le elezioni” vengono dirottati in una raccolta fondi chiamata Save America, con il 60 per cento delle donazioni che andranno alla campagna elettorale del presidente e il 40 per cento che verrà incassato dal Comitato Nazionale Repubblicano.

Visto che la struttura elettorale di Trump doveva chiudere i battenti venerdì 13 novembre, la mossa sembra essere il preludio per lanciare, fin da gennaio, la campagna della rivincita. Quanto ai soldi del partito non è un mistero che Donald Trump Junior e la sua compagna Kimberly Guilfoyle, ex volto televisivo di Fox, stiano tentando la scalata ai vertici del Grand Old Party.