Schiave e spose invisibili. Le ragazze costrette a convertirsi all’islam

Ogni anno in Pakistan quasi mille ragazze sono coinvolte in conversioni forzate, molte di loro sono cristiane. E’ una moderna schiavitù che dovrebbe essere al centro di indagini internazionali e di discussioni fra questi paesi e gli stati europei, che si battono contro lo sfruttamento delle donne. Invece, tutto passa. Vuoi la paura di “offendere” il mondo islamico, vuoi un certo menefreghismo per la sorte di questi cristiani, vuoi una doppia morale che fa strillare #MeToo a ogni abuso, reale o immaginario, subìto dalle donne dello spettacolo in occidente, e questo multiculturalismo che ci fa glissare sui crimini in paesi lontani. Queste ragazze dovrebbero essere al centro di una campagna occidentale, perché sappiamo bene ormai che la riforma del mondo islamico passa dalla liberazione della donna.

Spose invisibili

“Neha adorava gli inni che riempivano la sua chiesa di musica. Ma non può cantarli più da quando un anno fa, a 14 anni, è stata convertita con la forza dal cristianesimo all’islam e sposata con un uomo di 45 anni con figli il doppio della sua età”. Si apre così una spaventosa inchiesta dell’Associated Press. Neha è una delle quasi mille ragazze appartenenti a minoranze religiose che sono costrette a convertirsi all’islam in Pakistan ogni anno, in gran parte per spianare la strada a matrimoni sotto all’età legale e non consensuali.

Il Dipartimento di stato degli Stati Uniti questo mese ha dichiarato il Pakistan “un paese di particolare preoccupazione” per le violazioni delle libertà religiose. Le ragazze generalmente vengono rapite da conoscenti e parenti complici o da uomini in cerca di spose. Le conversioni forzate prosperano incontrollate grazie a una rete economica che coinvolge religiosi islamici che celebrano i matrimoni, magistrati che li legalizzano e una polizia corrotta che aiuta i colpevoli rifiutandosi di indagare o sabotando le indagini. L’obiettivo è assicurarsi spose vergini e cercare nuovi convertiti all’islam. E’ un fenomeno capillare in molti paesi islamici. In Egitto, ad esempio, c’è la piaga dei matrimoni e delle conversioni forzate che vedono protagoniste loro malgrado le ragazze cristiane copte. Non si conosce neanche il loro numero reale. E’ una moderna schiavitù che dovrebbe essere al centro di indagini internazionali e di discussioni fra questi paesi e gli stati europei, che si battono contro lo sfruttamento delle donne. Invece, tutto passa. Vuoi la paura di “offendere” il mondo islamico, vuoi un certo menefreghismo per la sorte di questi cristiani, vuoi una doppia morale che fa strillare #MeToo a ogni abuso, reale o immaginario, subìto dalle donne dello spettacolo in occidente, e questo multiculturalismo  che ci fa glissare sui crimini in paesi lontani. Queste ragazze dovrebbero essere al centro di una campagna occidentale, perché sappiamo bene ormai che la riforma del mondo islamico passa dalla liberazione della donna.