Sarraj e Haftar convocati a Mosca per firmare la tregua in Libia

La mossa di Putin: il presidente del governo di accordo nazionale e il generale invitati nella capitale russa per definire e firmare l’accordo sul cessate il fuoco

Finalmente una tregua, anche se fragile, dopo nove mesi di offensiva su Tripoli da parte dell’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar. Una tregua che già oggi potrebbe essere sancita a Mosca, dove Vladimir Putin ha invitato il generale Haftar e il presidente del governo di accordo nazionale libico Fayez al Sarraj. In Libia intanto il primo giorno di cessate il fuoco — risultato di uno sforzo diplomatico internazionale che ha visto Turchia e Russia insieme, in una richiesta congiunta martedì scorso nonostante gli interessi contrapposti nell’area — ha tenuto benché vi siano state accuse reciproche di violazione da parte delle due fazioni in lotta: il Governo di accordo nazionale libico (Gna) guidato da Fayez al Sarraj, riconosciuto dall’Onu, e l’Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar. Le pressioni di Russia e Turchia, nuovi attori stranieri nella regione, sembrano essere stati determinanti per la tregua.

Ieri al Sarraj è volato a Istanbul per incontrare il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, suo sostenitore, per rilanciare una conferenza di pace, su cui stanno lavorando anche le capitali europee. Il presidente del Consiglio Ue Charles Michel in visita al Cairo dal presidente egiziano Abdel-Fattah al Sisi ha ribadito che «il processo di Berlino è l’unica via da seguire». Lo sforzo internazionale per arrivare a una de-escalation della situazione in Libia, che vede l’Italia in prima fila nel tentativo di mettere a un tavolo tutti i protagonisti della regione, si è intensificato nell’ultima settimana.

Il vertice di Mosca

Il presidente russo Vladimir Putin (sponsor di Haftar) sabato ha incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel e ieri ha parlato al telefono con il presidente francese Emmanuel Macron. Mosca e Parigi hanno sottolineato l’importanza del rispetto della tregua. «Nel contesto degli accordi russo-turchi raggiunti l’8 gennaio a Istanbul, è sottolineata l’importanza del rispetto del cessate il fuoco, dichiarato a partire del 12 gennaio, ad opera delle due parti in conflitto», ha spiegato il Cremlino in un comunicato. E Putin ha deciso di invitare Sarraj e Haftar a Mosca «per firmare la tregua». Già oggi il possibile incontro. Nota congiunta, invece, per le rappresentanze diplomatiche di Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Stati Uniti e delegazione dell’Unione europea in Libia, che hanno accolto «con favore» il cessate il fuoco ed esortato «le parti a cogliere questa fragile opportunità per affrontare le questioni politiche, economiche e di sicurezza alla base del conflitto». Positivo anche il commento della Lega araba che ha invitato a lavorare per una de-escalation sul campo. Nonostante le adesioni alla tregua, quella di Haftar è arrivata nella tarda sera di sabato e Sarraj l’ha condizionata a un ritiro da parte del generale, ci sono stati scontri nelle prime ore di ieri — riferisce Reuter — sugli assi di Salah El Din e Ain Zara a sud di Tripoli. Un portavoce del Gna ha accusato le milizie Lna di avere ucciso un militare sul fronte di Ain Zara. L’Lna ha sostenuto a sua volta di aver abbattuto un drone turco armato dei militari del Gna. Comunque, a metà giornata le forze armate a protezione di Tripoli hanno confermato «calma in prima linea». Per alcune ore è anche girata la voce, infondata, che il cargo italiano «Grande Baltimora» di Grimaldi fosse stato bloccato dall’Lna. Le pressioni di Russia e Turchia, nuovi attori stranieri nella regione, sembrano essere stati determinanti per la tregua.