Santo 18 luglio, San Bruno da Segni/ Il vescovo che lottò contro “la nuova” Chiesa

Santo 18 luglio, San Bruno da Segni. Viene ricordato quest’oggi, in occasione della data della sua morte, Brunone, Vescovo e Abate che lottò per le proprie idee senza mai scendere a compromessi

Il santo celebrato quest’oggi, 18 luglio, dalla Chiesa, è San Bruno da Segni. Il vescovo del comune laziale fu costretto a lasciare la sua sede a seguito del rinnovamento della Chiesa, ricorda il sito dei Papaboys, trovando poi rifugio a Montecassino dove divenne abate del monastero. Non è facile collocare di preciso la nascita di Bruno nella storia, ma stando ad alcuni autori dovrebbe essere venuto alla luce fra il 1045 e il 1049 in quel di Solero, in Piemonte, da Andrea e Willa. Dopo aver iniziato la formazione religiosa a San Perpetuo, si trasferì a Bologna dove conseguì il titolo di dottore. Successivamente venne chiamato a Siena per insegnare teologia, e lì vi rimane fino al 1076, quando il cardinale Pietro Igneo lo introdusse alla corte papale. Si trasferì quindi a Roma, e sotto l’ala di papa Gregorio VII venne nominato vescovo di Segni lo stesso anno. Nel 1081 Bruno fu fatto prigioniero dal conte Ainulfo, a seguito della lotta fra l’imperatore Enrico IV e il Papa, e la leggenda vuole che durante la prigionia, Brunone trasformò per tre volte l’acqua in vino, così che il conte lo liberò.

SANTO 18 LUGLIO, SAN BRUNO DA SEGNI: IL RITIRO A MONTECASSINO E POI LA MORTE

Nel 1102 si ritirò presso il monastero di Montecassino, dove venne poi eletto abate nel 1107. Nel 1111 protestò contro l’investitura dei vescovi concessa all’imperatore Enrico, e di conseguenza gli venne tolto il doppio incarico di abate e vescovo. Tornato a Segni, morì il 18 luglio del 1123, e venne canonizzato nel 1183 da Lucio III. Attualmente, nella cattedrale di Santa Maria Assunta del comune laziale, si trova il cranio di Brunone. Come ricordano i Papaboys, San Bruno è stato anche uno dei più grandi scrittori della sua epoca, una passione che lo stesso portò avanti nonostante i suoi molteplici impegni. Commentò così tredici libri della Sacra Bibbia, per poi scrivere la vita di San Leone IX e di San Pietro vescovo di Anagni, nonché un trattato sui Sacramenti e uno sul santo Sacrificio della Messa.