San Gennaro, il miracolo nell’era del Covid: cattedrale semivuota e niente assembramenti, il sangue si scioglie alle 10.02

Celebrazioni ristrette per protocolli anti contagio. Il cardinale Sepe: "Sul virus, San Gennaro non è stato a guardare"

San Gennaro il miracolo nell'era del Covid cattedrale semivuota e niente assembramenti il sangue si scioglie alle 10 02

“Con gioia vi annuncio che anche questa volta il sangue di San Gennaro è sciolto”. In una cattedrale napoletana mai vista così vuota e priva della ressa di popolo, il cardinale Crescenzo Sepe offre alla città l’ampolla su cui agisce, nel culto Cristiano, il secolare miracolo del patrono della città.

Il sangue di San Gennaro si scioglie alle 10.02. Il prodigio è salutato, come di consueto, dallo sventolio di un fazzoletto bianco da parte della Deputazione. “Il sangue – aggiunge il cardinale – è completamente sciolto: segno dell’amore, della bontà, della misericordia di Dio e della vicinanza, dell’amicizia del nostro San Gennaro”.

Napoli, il miracolo di San Gennaro senza popolo: è la prima volta nella storia

Sepe non può non partire dalla grande emergenza virus , “sanitaria ma anche socio economia”. E il cardinale dà voce dall’altare a quanti tanti fedeli pensano: “In questo quadro così preoccupante San Gennaro non è stato a guardare. E ha ascoltato come patrono e protettore della città e di tutta la regione, le invocazioni e le preghiere di quanti a lui si sono rivolti”.

Sull’altare è molto distanziato, ma come sempre folto il parterre istituzionale: il sindaco de Magistris, il governatore De Luca, tra di loro il vicecapo della Deputazione di San Gennaro, Riccardo d’Andria Carafa, il deputato di Iv, Gennaro Migliore, oltre al prefetto di Napoli, Marco Valentini, ai vertici del distretto giudiziario e delle forze dell’ordine. Si prepara l’avvicendamento in Curia.

E il cardinale, che idealmente saluta con questo miracolo la città nella pienezza del suo magistero – è al termine anche la proroga, seguita alla scadenza del suo mandato – invoca subito la protezione “del patrono, e del Signore Gesù Cristo, contro la minaccia del coronavirus sulla città e sui napoletani”.

All’annuncio del miracolo, l’applauso di qualche centinaio di fedeli presenti tra le navate, ma a chiunque lo abbia vissuto, anche da visitatore, risalta la differenza con l’immagine della folla, e degli assembramenti fin dalle prime ore del mattino in onore del Santo. Scene sostituite da una rigorosa sequenza di filtri, per prelievo temperatura e distanziamento, non solo in cattedrale ma in tutta l’area esterna di via Duomo e delle adiacenti strade pedonalizzate.

Si sente l’applauso che scatta in Duomo allo sventolio del fazzoletto bianco da parte del vice Presidente Carafa, ma è come se arrivasse l’eco anche di quello che quest’anno non si sente esplodere, dentro e fuori il tempio.

La pandemia da coronavirus “apre per Napoli un capitolo tutto nuovo e di prospettiva – prosegue il cardinale nella sua omelia – Oggi tocca a noi trovare insieme la via per uscire da questa crisi più forti e a testa alta, così come a testa alta abbiamo affrontato la prima parte di questa emergenza, testimoniando spirito di sacrificio, senso di responsabilità, compostezza e anche generosità”.

“Questo – aggiunge – deve essere il nostro primo impegno come cristiani e come cittadini messi di fronte a una prova tanto drammatica quanto inattesa. Del resto, troppi focolai sono ancora attivi e i tempi per un vaccino non sono vicinissimi, per cui oltre gli aspetti sanitari sono sempre più evidenti i segni di uno sconvolgimento socio-economico pericoloso perché nuovo”.

Sepe ricorda che “la lunga chiusura di aziende e negozi con il calo dei consumi dei mesi scorsi ha messo in ginocchio l’economia, anche a Napoli e in Campania. Abbiamo visto crescere, in una realtà già critica, nuove fasce di povertà, mentre i poveri sono diventati più poveri. Ancora una volta, Napoli è stata interpellata e ha dimostrato la grandezza del suo cuore, mettendo in campo la sua umanità oltre che la sua capacità reattiva e generosa, come quella messa a servizio dei contagiati dal mondo socio-sanitario con sacrifici personali, professionalità e dedizione assoluta”.

“La violenza – afferma nella predica – è un virus, continua a essere praticata in leggerezza e crudeltà- Le radici di questa violenza vanno oltre il cumulo dei mali sociali che ne favoriscono l’esplosione. Penso al male seminato da quanti continuano a rincorrere la ricchezza l’altra verso le illegalità, l’affarismo, le truffe, l’egoismo, la prevaricazione, il potere non come servizio, ma come arma contro il bene comune”.

“L’attacco che la delinquenza continua a provare alla città è più vile che mai. Anche in questo tempo di crisi, il suo obiettivo è quello di trarre profitto, ad ogni costo, perpetuando un ricatto ancora più odioso. E tenta anche di assoldare proseliti attraverso incarichi delinquenziali o prestito di denaro”.

Ma c’è una via: “I giovani sono portatori del vero contagio della speranza, ma finiscono nella delusione e nell’avvilimento perché dal mondo degli adulti non riescono ad avere risposte concrete alle loro legittime domande di lavoro e di impegno professionale”.

“I giovani – sottolinea il cardinale – sono chiamati a essere il primo argine, come protagonisti del cambiamento. Tutti sappiamo bene che sono loro la vera, grande risorsa di Napoli e del Sud, delle nostre comunità e dei nostri territor. I giovani sono la speranza e bisogna puntare su di loro per preparare, nel laboratorio della vita quotidiana, quel vaccino salvifico capace di contrastare i mali, vecchi e nuovi, di costruire la società delle certezze e del bene comune”.

Una cerimonia di San Gennaro atipica quella in corso nel Duomo. Le necessarie misure anti Covid prevedono che l’accesso nella chiesa cattedrale sia consentito a sole 200 persone nel Duomo, 100 nella basilica di Santa Restituta (che si trova all’interno del Duomo stesso) e 300 sul sagrato dove sono state sistemate le sedie con relativo distanziamento.

Vietato l’accesso nel tratto di strada a ridosso di piazza del Duomo, con forze dell’ordine e protezione civile a occuparsi del filtraggio per l’accesso ai soli autorizzati e misurazione della temperatura. Anche se in tono minore, resta grande l’attesa per il “miracolo” della liquefazione del sangue.

All’interno della Cappella di San Gennaro è stato permesso l’accesso alle “parenti”, gruppo di fedeli che ogni anno intonano delle preghiere per “incitare” il santo a realizzare il prodigio.

Quello del 19 settembre, giorno della festa del Santo patrono di Napoli, è il principale dei tre prodigi della liquefazione del sangue di San Gennaro attesi ogni anno. Le altre due date in cui è atteso il miracolo sono il sabato che precede la prima domenica di maggio, quando la cerimonia si svolge nella Basilica di Santa Chiara, al termine della processione cosiddetta “degli infrascati”. C’è poi il 16 dicembre, nella Cappella del Tesoro di San Gennaro.