San Domenico Savio. Il “ragazzo prodigio” di Gesù e Maria

«Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro». È l’evangelista Luca, al sesto capitolo. Domenico Savio era stato cresciuto più che bene dal suo maestro, don Giovanni Bosco.

Non è possibile parlare soltanto di un dialogo tra magister e discipulus. Vi è qualcosa di più profondo e grande: un’amicizia di anime, di sentimenti. Si tratta di una comunione profonda nata — senza dubbio — durante le ore di catechismo dell’oratorio di Valdocco.

Il giovane Domenico oltrepassa la soglia del famoso istituto a soli dodici anni. Il sacerdote piemontese comprende che Domenico non è un ragazzo come gli altri. È importante “investire” su di lui. Diviene così — fin da subito — catechista.

L’enfant prodige di Gesù e Maria: questa locuzione dei tempi moderni potrebbe dare un’immagine coerente della sua personalità. Don Bosco stesso scrive nella sua Vita del giovanetto Savio Domenico — edita nel 1859, due anni dopo la morte — parole che farebbero già pensare, all’epoca, a una vera e propria positio per la canonizzazione di un santo: «Si scrisse alcuni ricordi che conservava gelosamente in un libro di devozione e che spesso leggeva. (…) Erano di questo tenore: “Ricordi fatti da me, Savio Domenico l’anno 1849 quando ho fatta la prima comunione essendo di 7 anni. 1° Mi confesserò molto sovente e farò la comunione tutte le volte che il confessore mi darà licenza. 2° Voglio santificare i giorni festivi. 3° I miei amici saranno Gesù e Maria. 4° La morte, ma non peccati”. Questi ricordi, che spesso andava ripetendo, furono come la guida delle sue azioni sino alla fine della vita».

Quella biografia conteneva un’immagine — un disegno stilizzato in bianco e nero — a firma di Carlo Tomatis, «amico distinto di Domenico Savio». Non ha il carattere di un vero ritratto, ma è — sicuramente — una delle immagini più realistiche che abbiamo del ragazzo santo.

L’immagine e ciò che vi è dietro. Le immagini dei santi hanno sempre un fascino tutto proprio. Come possibile cercare di entrare nella luce di un santo in un ritratto addirittura in bianco e nero? Non è facile. Eppure in quell’immagine — nella sua semplicità — è possibile trovare tutto: ci descrive un volto sereno e ci parla di uno sguardo che ricorda molto quello di una Madonna del Raffaello.

La testa un po’ china da una parte, timida e discreta. Queste linee ci aiutano a comprendere meglio ciò che rappresentava la Vergine per il piccolo Domenico Savio. Il giovane, in onore della pedagoga per eccellenza — dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione da parte di Papa Pio IX (8 dicembre 1854) — radunerà i suoi amici più intimi per creare la cosiddetta Compagnia dell’Immacolata. «Uniamoci, fondiamo una compagnia per aiutare don Bosco a salvare molte anime». Così accade che l’allievo aiuta il maestro. Anzi, lo eguaglia anche.