Saman Abbas, il fratello conferma le accuse: l’ha uccisa la nostra famiglia

Il fratello minore di Saman Abbas, la ragazza 18enne d’origine pachistana scomparsa da un mese e mezzo, ha confermato in aula davanti al gip Luca Ramponi le proprie accuse alla famiglia. La ragazza – ha testimoniato –  è stata uccisa dai parenti, a Novellara, per aver rifiutato un matrimonio combinato in patria e per essersi fidanzata con un connazionale contro la loro volontà. Sentito per quasi tre ore, il fratello ha risposto a tutte le domande ribadendo le accuse mosse contro i famigliari e soprattutto dello zio, esecutore materiale dell’uccisione della giovani. Il sedicenne – assistito da un legale, da una psicologa e dall’interprete –  ha ripercorso sia i giorni precedenti alla scomparsa della sorella sia quelli successivi.

Secondo quanto ha riferito la legale del minorenne, Valeria Miari, il ragazzo è parso tranquillo e consapevole, e durante l’udienza ha cercato di riaffermare il concetto secondo cui i genitori avrebbero solo responsabilità parziali rispetto a quanto avvenuto. Nel suo racconto è emerso infatti in maniera preponderante il ruolo del fratello 33enne del padre, personaggio temuto in famiglia per i suoi modi risoluti

Una testimonianza che ha convinto solo in parte i legali che difendono i genitori, lo zio e i due cugini al momento tutti accusati dell’omicidio e della scomparsa del corpo della ragazza che è ancora cercato nelle campagne di Novellara (nella Bassa Reggiana).

L’audizione davanti al gip è stata decisa per cristallizzare le dichiarazioni del minorenne, per poi poterle utilizzare come prove processuali. Il ragazzo è ritenuto attendibile dalla Procura. L’incidente probatorio si è svolto a porte chiuse. Indagati per l’omicidio sono i due genitori, fuggiti in Pakistan, lo zio e un cugino, latitanti in Europa, e un altro cugino, attualmente in carcere a Reggio Emilia e collegato in videoconferenza con l’udienza di oggi.