Salvini e il no all’antisemitismo: «Chi è contro Israele è contro la libertà»

Al convegno organizzato in Senato dall’ex ministro Leghista e coordinato dal direttore dell’Agi Sechi, politici, diplomatici, giornalisti e esperti di questioni del Medio Oriente. Assente Liliana Segre «per impegni pregressi»

«Mi ritengo un amico di Israele. Chi è nemico di Israele è nemico della libertà e della pace. Viva l’Italia e viva Israele». Matteo Salvini raccoglie una congrua dose di applausi chiudendo nella sala Zuccari del Senato, a palazzo Giustiniani, il convegno che ha fortemente voluto e attentamente organizzato, «Le nuove forme di antisemitismo». Il saluto iniziale è della presidente del Senato, Elisabetta Casellati: «A più di settant’anni dall’abrogazione delle leggi razziali, quello dell’avversione etnica verso gli ebrei è tornato ad essere un tema di forte attualità. Un tema estremamente ampio ed articolato, che si nutre anche di una forte campagna di disinformazione su Israele. A ciò occorre aggiungere la percezione, sempre più diffusa, di come questo rigurgito antisemita sia anche espressione di un più generale sentimento di intolleranza verso ogni diversità: di etnia, di genere, di fede religiosa o di opinione politica».

La storia è nota, aveva invitato anche la senatrice Liliana Segre che ha declinato per i troppi impegni ricordando che «la lotta all’antisemitismo non deve e non può essere disgiunta dalla ripulsa del razzismo e del pregiudizio». Le risponde Matteo Salvini indirettamente e senza nominarla: «Mi dispiace che qualcuno non sia oggi qui perché avremmo dovuto parlare di tutto: è una classica metodologia italiana».

Elisabetta Casellati: «No alla globalizzazione esasperata»

I temi evocati da Liliana Segre, esplicitamente non sono all’ordine del giorno in questa mattinata incentrata sull’antisemitismo e le sue nuove forme, in particolare l’antisionismo e le diverse modalità con cui nel mondo (governo iraniano in testa) si teorizza la fine di Israele come Stato indipendente, o addirittura la sua distruzione. Al tavolo, coordinato dal direttore dell’Agenzia Italia Mario Sechi, i relatori: Dore Gold, presidente del Jerusalem Center for Public Affairs ed ex ambasciatore di Israele negli Stati Uniti; Douglas Mourray, accademico britannico, noto scrittore e saggista, autore di best seller; Rami Aziz, ricercatore egiziano copto e analista politico del Middle Eastern Affairs. Il saluto iniziale è della presidente del Senato, Elisabetta Casellati: «A più di settant’anni dall’abrogazione delle leggi razziali, quello dell’avversione etnica verso gli ebrei è tornato ad essere un tema di forte attualità. Un tema estremamente ampio ed articolato, che si nutre anche di una forte campagna di disinformazione su Israele. A ciò occorre aggiungere la percezione, sempre più diffusa, di come questo rigurgito antisemita sia anche espressione di un più generale sentimento di intolleranza verso ogni diversità: di etnia, di genere, di fede religiosa o di opinione politica». In quanto all’immigrazione, il messaggio della presidente è molto forte: «Mi chiedo se rinunciare alle nostre tradizioni in nome di un’esasperata globalizzazione non sia stato un errore. Una strategia che anziché placare le tensioni del tessuto sociale abbia invece avuto l’effetto di accrescerle. Mi chiedo se difendere il nostro essere italiani e il nostro essere europei, difendere le nostre radici culturali, non sia invece la strada migliore per creare presupposti solidi per costruire relazioni fondate sul rispetto e sulla considerazione reciproca».

L’ambasciatore Eydar: «Antisionismo è odio per Israele»

In sala molti giornalisti e volti televisivi: Lucia Annunziata, Fiamma Nirenstein, Monica Maggioni, Maria Latella, Antonio Di Bella, Paolo Liguori, Giancarlo Loquenzi, Annalisa Chirico. E poi – dato molto interessante – numerosi comunicatori italiani del mondo ebraico: Daniel Rerichel (Unione Comunità israelitiche), Daniel Fuinaro (Comunità ebraica romana), Fabio Perugia (Ospedale Israelitico di Roma). Si apre col saluto emozionante dell’ambasciatore di Israele in Italia, Dror Eydar : «I miei quattro figli rappresentano la quarta generazioni di sopravvissuti alla Shoah per parte di madre, se i nazisti avessero portato fino in fondo il loro progetto criminale, non sarebbero mai venuti al mondo. Oggi il vecchio antisemitismo assume la nuova maschera dell’antisionismo, dell’odio contro Israele che è l’unico Paese rappresentato nell’Onu di cui altri Paesi mettono in discussione l’esistenza. La lotta contro il vecchio e nuovo antisemitismo va a beneficio di tutto il Paese, della sua società».

Quella foto di Corbyn in una manifestazione pro-Palestina

Dore Gold cita dati allarmanti: «Gli incidenti legati all’antisemitismo, in Gran Bretagna, sono stati 500 nel 2013 e nel 2018 ben 1600, una crescita del 300%. In Francia, nel 2018, sono cresciuti del 75%». Murray racconta come degli ebrei si possa dire «tutto e il contrario di tutto, che si isolano o che vogliono integrarsi, che sono troppo ricchi o troppo poveri, che non hanno uno Stato o che lo hanno e anche molto forte….». Aziz arriva al punto: «Non c’è alcuna differenza tra l’antisemitismo, l’antisionismo e l’essere anti-israeliani». Sotto accusa, come emerge anche in altri passaggi dei relatori, l’antisionismo della sinistra europea. Aziz mostra una foto del leader laburista britannico Jeremy Corbyn in una manifestazione pro-Palestina: «Tra i manifestanti c’è chi alza cartelli violentemente anti-israeliani e nessuna ha qualcosa da dire. L’antisionismo è un nuovo modo di attirare soprattutto i giovani verso l’antisemitismo».

«Carola Rackete non ha niente da insegnarmi»

Sullo sfondo del dibattito, l’imminente discussione e votazione in Parlamento della definizione di antisemitismo formulata dall’Alleanza internazionale per il ricordo dell’Olocausto (IHRA), secondo cui ogni forma di odio contro Israele in quanto Stato legittimo è una forma di antisemitismo. Il testo è già stato votato dal Parlamento Europeo e da alcuni Paesi europei, tra cui la Francia (dicembre scorso) e l’Austria. Avverte Salvini: «Arriveremo in aula e così vedremo chi alzerà la mano e dirà di sì». Infine arriva una domanda su Carola Rackete: «Ritengo che Liliana Segre abbia tanto da insegnare a me e al resto del mondo, Carola Rackete no, e mi ritengo in diritto di sostenerlo liberamente»