Salvini e caso Gregoretti, il pm di Catania chiede il non luogo a procedere

«Non ci fu sequestro di persona»: l’ex ministro secondo la procura non violò le norme internazionali e agì d’intesa col governo

L’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nella vicenda dello sbarco dei migranti da nave Gregorettial centro dell’udienza preliminare in corso nell’aula bunker di Catania, «non ha violato alcuna delle convenzioni internazionali», le sue scelte sono state «condivise dal governo» e la sua posizione «non integra gli estremi del reato di sequestro di persona» perché «il fatto non sussiste». Lo ha detto il pm Andrea Bonomo che, a conclusione del suo intervento in aula davanti al Gup Nunzio Sarpietro, ha ribadito la richiesta di non luogo a procedere nei confronti dell’ex ministro.
La Procura di Catania nella richiesta di archiviazione aveva scritto che «l’attesa di tre giorni non può considerarsi una illegittima privazione della libertà», visto che le «limitazioni sono proseguite nell’hot spot di Pozzallo» e che «manca un obbligo per lo Stato di uno sbarco immediato». Inoltre, aveva osservato il pm, «le direttive politiche erano cambiate» e dal 28 novembre il Viminale aveva espresso la volontà di assegnare il Pos e di «farlo in tempi brevi», giustificando «i tempi amministrativi» per attuare lo sbarco dei migranti «con la volontà del ministro Salvini di ottenere una ridistribuzione in sede europea». Inoltre sulla nave «sono stati garantiti assistenza medica, viveri e beni di prima necessità» e «lo sbarco immediato di malati e minorenni».
L’intervento in aula dell’avvocato di parte civile
«Ha trattenuto illegittimamente a bordo» 131 persone. tra cui una donna di 29 anni incinta all’ottavo mese, con due bambini di 6 e 10 anni, e non è stata fatta sbarcare a Lampedusa». Così invece l’avvocata Daniela Ciancimino, legale di parte civile per Legambiente, nel corso del suo intervento all’udienza preliminare di Catania a carico del leader della Lega. L’avvocata ha sottolineato le «sofferenze dei migranti ammassati sulla nave Gregoretti. Erano sedici i minori a bordo, tra cui bimbi piccolissimi».
Le reazioni alla decisioni del pm
Alla notizia della richiesta del Pm di Catania di non luogo a procedere per Salvini Francesco Giro senatore di Forza Italia con doppia tessera FI-Lega, ha dichiarato: «Ho pianto di gioia ma anche di tensione che abbiamo accumulato in questi duri tre anni con gli amici della Lega».La decisione della procura di Catania di non andare ad un eventuale processo per la vicenda Gregoretti non ha meravigliato il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, presidente delle Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato. «È quello che esattamente ho sostenuto io in Senato, motivando in maniera incontestabile la conformità del comportamento di Salvini alle norme vigenti — ha dichiarato —. Vedremo quale sarà il giudizio del resto della magistratura. È evidente che questa ipotesi di processo appaia privo di qualsiasi fondamento, come del resto l’altro di cui si sta discutendo a Palermo», conclude l’azzurro». «Bene che anche l’accusa riconosca che Salvini ha fatto solo il suo dovere, che lo ha fatto per gli italiani, applicando le nostre leggi — è invece la dichiarazione di Fabrizio Cecchetti, vice presidente dei deputati della Lega —. Questo significa che anche per il pubblico ministero Salvini, come ministro dell’Interno, ha rispettato le leggi vigenti e agito in conformità del suo ruolo, per salvaguardare la sicurezza dei cittadini e dei nostri confini nazionali».
Più che soddisfatto anche il viceministro delle Infrastrutture Alessandro Morelli: «Sono felicissimo che questa iniziativa di una parte della magistratura venga definitivamente chiusa. Salvini ha fatto per bene il ministro dell’Interno, sono orgoglioso di quello che ha fatto Salvini come lo sono stati milioni di italiani. Detto questo sono anche felice per un mio caro amico che finalmente vede chiusa una partita molto difficile che lo ha visto impegnato, ma lui non ha mai perso la voglia, la forza con la quale ha approcciato la politica».
Il caso: le tappe
Il 25 luglio 2019, 131 migranti soccorsi nel Mediterraneo rimangono per 6 giorni sulla nave della Guardia costiera italiana Gregoretti per il divieto allo sbarco dell’allora ministro Matteo Salvini. I migranti vengono fatti scendere dalla nave il 31 luglio (i primi 16, minorenni, e una donna all’ottavo mese di gravidanza due giorni prima) nel porto siciliano di Augusta e trasferiti nell’hotspot di Pozzallo per le procedure di identificazione e poi smistati nei 5 Paesi dell’Unione europea che hanno dato la disponibilità ad accoglierli: Francia, Germania, Portogallo, Lussemburgo e Irlanda. Cinquanta, invece, restano in Italia, ma se ne fa carico la Conferenza episcopale italiana.
La procura di Catania apre un’inchiesta su Salvini per sequestro di persona. Il 21 settembre, però, il pm avanza richiesta motivata di archiviazione, spiegando che «l’attesa di tre giorni non può considerarsi una illegittima privazione della libertà», visto anche che «manca un obbligo per lo Stato di uno sbarco immediato».
A inizio dicembre il tribunale dei ministri di Catania chiede al Senato (Salvini è senatore) l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ormai ex titolare del Viminale. Per l’accusa il leader leghista avrebbe «abusato dei poteri» di ministro e «privato della libertà personale i 131 migranti». Salvini nella memoria difensiva depositata il 3 gennaio 2020 alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato sostiene di aver agito «con il pieno coinvolgimento di Palazzo Chigi e dei ministeri competenti, in modo perfettamente sovrapponibile a quanto accaduto per la nave Diciotti». A smentirlo è l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «tutta la fase decisionale è stata gestita dall’allora ministro dell’Interno, che l’ha anche rivendicata». Il 20 gennaio la Giunta per le immunità vota «sì» all’autorizzazione a procedere e il 12 febbraio il Senato accoglie la richiesta (bocciando l’ordine del giorno presentato da Forza Italia e Fratelli d’Italia).

Salvini: «A processo ci vado tranquillo»
Lo scorso dicembre, Salvini aveva dichiarato: «A processo ci vado tranquillo perché non ritengo di aver commesso alcun reato, anzi credo di aver salvato vite tutelando l’interesse nazionale italiano. L’ho fatto in compagnia di tutto il Governo». E poi: «Abbiamo salvato vite e protetto un Paese, quello che non è accaduto dopo perché dopo di me ci sono stati morti annegati diritti negati. Mi dispiace solo di dovere far perdere tempo a giudici, avvocati, forze dell’ordine in un’aula bunker che solitamente è impiegata per processo di mafia».