Sabato in piazza a Milano per dire no al Ddl Zan

Di nuovo in piazza il fronte di associazioni che fanno capo a Restiamo Liberi. L’appuntamento è per sabato 15 maggio a Milano (Piazza Duomo, ore 15), dove sono previsti gli interventi di diversi esponenti del movimento pro famiglia e della società civile, uniti dalla contrarietà a un Ddl che minaccia la libertà. Un’opposizione che si fa ancora più urgente dopo le recenti parole dei pro Zan.

Dopo le diverse migliaia di persone che hanno manifestato in molte piazze italiane tra l’estate e l’autunno 2020, il fronte di associazioni che fanno capo a Restiamo Liberi torna in piazza per esprimere il proprio deciso “no” al Ddl Zan sulla cosiddetta omotransfobia, intanto calendarizzato in Commissione Giustizia al Senato.

L’appuntamento è per sabato 15 maggio, a Milano, in Piazza del Duomo (lato via Marconi), con inizio alle tre di pomeriggio e osservanza delle restrizioni anti-Covid. Per l’occasione è previsto l’allestimento di un palchetto, su cui saliranno a parlare – secondo quanto ha appreso la Nuova Bussola – diversi esponenti del movimento pro famiglia e della società civile (non sono in programma interventi di politici), uniti dalla contrarietà a un disegno di legge che minaccia la libertà di espressione di credenti e non credenti.

Tra gli aderenti all’iniziativa c’è Pro Vita & Famiglia, che «insieme a tante altre associazioni», come ha spiegato in un comunicato il presidente Toni Brandi, si unisce «al coro di protesta che si sta alzando dall’Italia contro il bavaglio al libero pensiero e perché i nostri figli non vengano indottrinati alla teoria del gender con la scusa della Giornata contro l’omofobia». Il vicepresidente Jacopo Coghe ha sottolineato il timore di «una nuova e ambigua dittatura, molto più occulta e pericolosa», e ancora Brandi ha ricordato il dissenso trasversale verso il Ddl Zan: «Se addirittura militanti, politici, personalità del tutto laiche e distanti dalle nostre posizioni, hanno puntato il dito sulla fraseologia divisiva delle definizioni incluse nella legge, vuol dire che il problema esiste eccome».

Tra le voci non certo riconducibili ai gruppi a difesa della famiglia naturale, ricordiamo che Arcilesbica, numerose femministe, personalità politiche di sinistra hanno in vario modo preso le distanze da alcuni punti cruciali del Ddl Zan, dal totale soggettivismo insito nella definizione di identità di genere (che in nome del transessualismo sbianchetta il sesso biologico e, dunque, anche la donna) alle norme “anti-discriminazione” che spianano ulteriormente la strada alla legalizzazione dell’utero in affitto. Tensioni stanno emergendo anche all’interno del Pd, dove la linea pro Zan senza se e senza ma del segretario Enrico Letta (che spinge per «approvare la legge così com’è») non è condivisa da diversi esponenti del partito (da Valeria Fedeli a Valeria Valente, da Stefano Collina a Mino Taricco), che nella riunione di ieri hanno sollevato perplessità riguardo a taluni contenuti e ai metodi che hanno contraddistinto fin qui l’iter del disegno di legge.

A evidenziare l’ampiezza del dissenso è anche il comunicato di un’altra associazione aderente alla manifestazione di sabato, il Family Day, che ricorda tra l’altro come ci sia «un popolo che rivendica il diritto alla libertà di pensiero ed alla libertà educativa dei propri figli». Nel comunicato si ribadisce poi la mancanza di fondamento del Ddl, alla luce del fatto che «non esiste alcun vuoto normativo» tale da giustificare l’adozione di norme per particolari categorie di persone, visto che ogni forma di violenza è già perseguibile e condannata dal nostro ordinamento.

L’invito a partecipare all’evento di Restiamo Liberi è stato diffuso anche dalle Sentinelle in Piedi, che oltre a confermare la loro opposizione al Ddl Zan hanno esplicitato il loro no a qualsiasi proposta alternativa basata sulla logica del compromesso politico o del “male minore”. Le Sentinelle si stanno pure mobilitando per diverse altre manifestazioni di piazza, da tenersi in varie città nelle prossime settimane, sempre con a tema la difesa della verità sull’uomo e la donna iscritta nella legge naturale e negata, fin dai suoi presupposti concettuali, dal Ddl Zan.

Il livello di guardia nel mondo pro famiglia, dunque, è alto. E che le preoccupazioni siano più che fondate lo confermano le parole pronunciate – dal palco della manifestazione milanese pro Ddl Zan dell’8 maggio – da Marilena Grassadonia, già presidente di Famiglie Arcobaleno e responsabile per “Diritti e libertà” della Sinistra Italiana. Accennando alla «Giornata contro l’omolesbobitransfobia», che il Ddl prevede di istituire all’articolo 7, la Grassadonia ha evidenziato che «è importante entrare nelle scuole» e aggiunto che «il disegno di legge Zan è solo l’inizio». L’attivista Lgbt ha quindi invocato «la revisione della legge 164/82 ormai antica sui percorsi di transizione», cioè in sostanza che basti un’autocertificazione per ‘passare’ a piacimento da un sesso all’altro, sulla base della propria percezione. Tra gli altri nuovi diritti, sempre la Grassadonia ha chiesto il «matrimonio egualitario» e la «Gpa» (gestazione per altri), eufemismo per utero in affitto. Vicino al palco, su cui è salito a parlare, c’era l’onorevole Alessandro Zan, lo stesso impegnato da mesi a bollare come “bufale” le parole di chi spiega che il suo Ddl servirà anche ad arrivare a questi nuovi estremi.

Beninteso, i contenuti della sua proposta di legge sono gravi e ingiusti a prescindere dalle ulteriori derive che potranno generare. Perciò è necessario dire no adesso.