Russia, urne deserte. Avanti i candidati scelti dal Cremlino. Dopo mesi di proteste, l’affluenza alle regionali è stata bassissima. A Mosca Putin perde colpi

Mosca La strategia dell’opposizione volta a contrastare ovunque possibile i candidati del potere alle elezioni locali ha suscitato ieri qualche grattacapo al Cremlino. Ma non ha messo in discussione il controllo degli organismi locali come qualcuno sperava.

I candidati che fanno riferimento al partito di Vladimir Putin Russia Unita in larga maggioranza si erano presentati come «indipendenti» visto lo scarso consenso che la formazione raccoglie. E in gran maggioranza ce l’hanno fatta, grazie anche a un’affluenza alle urne che si è confermata bassissima, segno della generale indifferenza della popolazione. Nella capitale ha votato circa il 21% degli iscritti alle liste elettorali. Un po’ più alta la percentuale a San Pietroburgo. A Mosca il partito del potere potrebbe aver perso una decina di consiglieri su 38, segnale importante ma non decisivo. In realtà più lontane le cose sono andate in larga parte come previsto, con i governatori candidati dal Cremlino regolarmente eletti. Il presidente ha spiegato il ridotto numero di candidati dicendo che quello che conta «non è la quantità, ma la qualità degli eletti». Ed ha aggiunto prudente: «Spero che i nostri candidati siano degni».

Gli oppositori, che sembravano destinati a prevalere in molte situazioni, sono stati semplicemente esclusi dalla consultazione per non aver raccolto abbastanza firme «autentiche». Giustificazione che hanno contestato vivacemente, ma senza successo.

Così Aleksej Navalny, uno dei principali leader delle proteste di questi mesi, aveva invitato gli elettori a sostenere massicciamente qualsiasi candidato non fosse di Russia Unita. In gran parte quindi i comunisti che in molte regioni sono i più forti dopo il partito putiniano. Ma tra gli stessi dissidenti democratici la cosa è stata contestata. Inoltre in molti casi per i normali cittadini era difficile capire chi fosse di Russia Unita e chi no.

Alle urne in 85 regioni erano stati chiamati in 56 milioni per scegliere consigli comunali, deputati regionali, governatori e sindaci. Ma hanno votato in pochissimi. Gli osservatori indipendenti hanno denunciato brogli, ma questi non sembrano aver spostato il risultato in maniera decisiva.

L’esito del voto, ma soprattutto le proteste che hanno portato in piazza migliaia di persone in questi mesi, preoccupano seriamente il Cremlino.

Tutto è iniziato con lo scontento per l’aumento dell’età pensionabile varato più di un anno fa. Poi l’insoddisfazione della gente, innescata dal peggioramento delle condizioni di vita, è stato alimentato da episodi vari, dallo scambio di territori tra Cecenia e Inguscezia a una nuova discarica ad Arkhangelsk.

Fino all’esclusione dei candidati democratici dalle elezioni. Non uno: praticamente tutti. Al di là di boss locali legati comunque in qualche modo al potere, hanno potuto correre, e in diversi casi vincere, candidati del Partito comunista e di quello liberaldemocratico di Zhirinovsky che da anni costituiscono l’opposizione «morbida» e vicina al potere che siede in parlamento. Zhirinovsky e i suoi, particolarmente benemeriti, hanno potuto assicurarsi il controllo dell’intera regione di Khabarovsk, Estremo Oriente.