Roma, ore 12, Santa Maria in Trastevere. Così i sacerdoti muniti di mascherina danno la comunione

Fedeli in fila nelle seggiole disposte a scacchiera nella basilica. Eucarestia e confessione nel giro di pochi minuti, rispettando rigorosamente le distanze

I sacramenti dell’eucarestia e della confessione – celebrati in rapida successione, nella penombra di una meravigliosa basilica romana – ai tempi del Covid-19 (seppure calante). Con il sacerdote in mascherina e le seggiole disposte a scacchiera. E, soprattutto, garantendo il rispetto del fatidico metro di distanza (meglio due). Va così, e va bene lo stesso: in attesa di tornare al rito usuale, alle amate messe della domenica gomito a gomito, in un clima di trepidante devozione collettiva, i fedeli si accontentano, nessuno si lamenta delle complicazioni…

La preghiera «a scacchiera» nella navata centrale di Santa Maria, mentre sulla navata destra si fa la comunione

Domenica 10 maggio 2020, ore 11,45. Festa della mamma. Che coincide con le prime prove di ritorno alla normalità nella casa del Signore. Nella basilica di Santa Maria in Trastevere, quella con i mosaici luminescenti sulla facciata costruita nel IV secolo d.C., nel punto in cui dal terreno sgorgò olio in grande quantità, dice la leggenda, una ventina di persone attende la comunione. La distribuzione dell’ostia è stata organizzata secondo una procedura minimal, defilata, in una delle navate laterali. Il sacerdote è in piedi sui gradini in fondo a destra, con le spalle alla sacra cappella e all’altare, munito di mascherina che copre bocca e naso. I fedeli sono di fronte: attendono il loro turno chi seduto, chi in ginocchio e chi in piedi, a mani giunte. «Il corpo di Cristo, il corpo di Cristo…» Un gesto benedicente, una preghiera sussurrata, la consegna dell’ostia… Non più di un minuto ciascuno.

La fila per l’ostia

Poi l’officiante invita il parrocchiano ad allontanarsi e fa cenno al prossimo di venire avanti. Mentre l’altro sacerdote, secondo uno «schema» di certo provato in sacrestia, anche lui munito di regolare mascherina, in piedi a metà navata, di fronte al dipinto di una Natività settecentesca, invita i presenti a fare penitenza. Non dentro, ma fuori dal confessionale. A bassa voce, seduti su due sedie una di fronte all’altra, sussurrando in modo che gli altri non sentano. La distanza consentita è rispettata, sia chiaro: tutti pregano e si adeguano, come prescritto da questa emergenza planetaria, universale, ecumenica… (fperonaci@rcs.it)