Ritorno a Ratisbona

“L'islam prospera sempre sulla debolezza dei cristiani, anche se in forme diverse a seconda dei tempi”. Il vicolo cieco dell'ecumenismo e la sottomissione delle élite

“La chiesa si svegli sull’islam”. Parla la studiosa francese Annie Laurent, che Ratzinger volle al Sinodo. “Codardia e secolarismo rafforzano il progetto di conquista”

Nel VII secolo, quando arrivò l’islam, tutto lo spazio corrispondente all’oriente arabo, alla Turchia e alla penisola arabica era abitato, a eccezione delle comunità ebraiche, da popolazioni cristiane. Oggi, su diciassette paesi e 350 milioni di abitanti, i cristiani sono quattordici milioni. La Turchia, in particolare, aveva il venti per cento dei cristiani intorno al 1900; oggi sono meno dell’un per cento. Il calo è considerevole”.

Queste parole furono pronunciate dalla studiosa francese Annie Laurent al sinodo dei vescovi di Roma sul medio oriente del 2010. Laurent, che fu chiamata da Papa Benedetto XVI, ha creato l’associazione Clarifier per far luce sulle realtà dell’islam, assieme ad Alain Besançon, Rémi Brague, Marc Fromager, Chantal Delsol, Fabrice Hadjadj e padre Samir Khalil Samir, fra gli altri. Continua a non infingere, a non addomesticare, a non simulare, Laurent, visto che quei numeri in dieci anni sono ulteriormente crollati. “La nostra principale cecità riguarda la forza religiosa dell’islam al servizio di un progetto di conquista”, spiega al Foglio Laurent, che esce in Italia con il suo libro “Islam. Ne parliamo, ma lo conosciamo davvero?” (pubblicato dalle edizioni Cantagalli).

“L’islam prospera sempre sulla debolezza dei cristiani e questo è stato vero fin dalla comparsa di questa religione nella penisola araba nel VII secolo, anche se in forme diverse a seconda dei tempi”, dice Laurent al Foglio. “Al tempo di Maometto, la chiesa era diffusa in tutto il Vicino oriente (Asia Minore, Levante, Egitto, Arabia, Mesopotamia, Persia) e le prime generazioni di musulmani frequentavano i cristiani. Ma questo cristianesimo era minato da eresie, due delle quali sono state gravi violazioni della fede. La prima, forgiata da Arius, un sacerdote di Alessandria, ha negato la divinità di Cristo. Fu condannato dal primo Concilio ecumenico di Nicea del 385, che proclamò la consustanzialità tra il Padre e il Figlio. Nel secolo successivo, Nestorio, monaco siriano eletto patriarca di Costantinopoli, rifiutò di riconoscere l’unione ipostatica della natura umana e divina nell’unica persona, considerando che Maria non poteva essere la Madre di Dio. Fu depositata nel 431 al Concilio Ecumenico di Efeso. Queste eresie hanno ispirato la confutazione islamica dei dogmi cristologici e trinitari. Inoltre, nonostante la loro condanna da parte della chiesa, i musulmani hanno vissuto una prodigiosa espansione in tutto l’oriente, ma anche in Europa. Così, nell’VIII secolo, all’epoca della conquista musulmana, una parte dei cristiani di Spagna professava l’arianesimo, che indebolì la loro capacità di resistenza contro l’invasore.

Mi sembra importante insistere su questi errori teologici nel contesto attuale in cui tanti cristiani occidentali, compresi i cattolici, si stanno nuovamente allontanando dalla dottrina. D’altra parte, la secolarizzazione, generando indifferenza religiosa, ci rende incapaci di comprendere l’islam come un fatto religioso importante che riguarda un miliardo e mezzo di persone nel mondo. Per molti occidentali si tratta di credenze retrograde, incompatibili con la libertà e il progresso. La secolarizzazione appare allora come un processo ineludibile dal quale il mondo musulmano non può sfuggire. Anch’esso sarebbe quindi chiamato a seguire la stessa strada del relativismo religioso e del liberalismo morale, rinunciando così, ad esempio, alla sharia (legge divina) che regola i più piccoli dettagli della vita sociale e privata. Se è vero che alcuni musulmani rifiutano la presa dell’islam, il movimento generale sembra muoversi verso una riappropriazione dei principi tradizionali, come dimostra lo spettacolare ritorno dei vestiti femminili che coprono. Aggiungerei che la decadenza morale che si sta diffondendo nelle nostre società, in particolare attraverso l’approvazione di alcune leggi cosiddette ‘bioetiche’, che sono di fatto contrarie alla legge naturale, e questo rafforza la convinzione della maggioranza dei musulmani sulla superiorità della loro religione”.

Ma non è solo il mondo laico a non capire, anche la chiesa è avviata verso un ecumenismo che appare come un vicolo cieco. “L’incomprensione suggerita dalla tua domanda è recente”, continua Laurent. “Fino all’inizio del XX secolo, la chiesa cattolica in occidente aveva una chiara comprensione di cosa fosse l’islam. Il papato e i concili lo hanno condannato, vedendo in esso una religione che sfida il cristianesimo in ciò che vi è di più essenziale, non solo sul piano teologico (Dio, rivelazione, profetismo, salvezza) ma anche l’antropologia (la persona, il matrimonio, la famiglia, la libertà, la legge naturale), il rapporto con la storia, il diritto, il bene e il male, la politica. La storia della chiesa è segnata da un grandissimo numero di santi, compresi i papi, che hanno dimostrato, con i loro scritti, le loro opere o la loro testimonianza, a volte fino al martirio, che l’islam non può essere considerato come un’autentica rivelazione divina, anche come religione legata alla Bibbia. Per loro, la presenza nel Corano di persone con nomi identici a quelli dell’Antico Testamento è fuorviante, poiché la loro identità e missione differiscono nei due testi sacri. Molti santi hanno chiamato Maometto un ‘falso profeta’. Tuttavia, la chiesa istituzionale non ha mai usato la propria autorità magisteriale per impartire un insegnamento preciso e solenne sui fondamenti dell’islam.

Ai nostri giorni, il Concilio Vaticano II si è interessato ai musulmani in due dei suoi documenti, Lumen Gentium e Nostra Aetate, che alludono ad alcuni tratti caratteristici del loro credo, ma la sua intenzione è missionaria. Tuttavia, non ha impedito la diffusione del relativismo dottrinale negli ambienti cattolici, nel clero e nei fedeli allo stesso modo. Formulazioni come ‘monoteismi’, ‘religioni abramitiche’ o ‘religioni del Libro’ hanno seminato confusione, suggerendo una parentela tra giudaismo, cristianesimo e islam. Dopo il Vaticano II, organizzando il dialogo, la Santa Sede ha comunque insistito sulla chiarezza: i rapporti con l’islam rientrano nelle competenze del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso che riguarda tutte le religioni tranne l’ebraismo. Non era abbastanza. Rimaneva la mentalità generale sull’inutilità di proclamare il Vangelo ai musulmani, che priva il dialogo della sua finalità escatologica mentre contraddice l’insegnamento di san Paolo VI. Nella sua esortazione apostolica Ecclesia in Europa (2003), Giovanni Paolo II discute a lungo la questione dell’islam. ‘Non si tratta di farsi prendere da una mentalità segnata dall’indifferentismo, purtroppo molto diffusa tra i cristiani, spesso basata su concezioni teologiche imprecise e intrisa di un relativismo religioso che ci porta a considerare tutte le religioni come uguali’.

Tuttavia, queste ambiguità non sono scomparse, come ho visto tante volte. ‘Dobbiamo rispondere al bisogno dell’Islam dei giovani musulmani’, mi assicurò un sacerdote di Lione nel 1996. E quante volte, anche di recente, ho sentito altri, teologi compresi, considerare l’islam come ‘via di salvezza’ equivalente al cristianesimo o affermare che non si può affermare di amare i musulmani se non si ama l’islam! Affermano di far parte dell’eredità spirituale di padre Charles de Foucauld, hanno interpretato la sua ricerca di sepoltura, ispirata al mistero di Nazareth, come equivalente all’invisibilità. L’eremita del deserto, tuttavia, aveva un solo desiderio: convertire i musulmani alla fede cristiana. Un’ultima osservazione: se il magistero pontificio non esprime un giudizio decisivo sulla natura dell’islam, è senza dubbio per prudenza. Si tratta di non peggiorare la situazione dei cristiani sotto i regimi islamici. Detto questo, i papi non esitano a ricordare, anche quando si rivolgono ai musulmani, che l’uso della violenza non può piacere a Dio. Questo era il senso del discorso pronunciato nel 2006 da Papa Benedetto XVI a Ratisbona”.

Come spiegare la naïveté europea?

“Dopo la Seconda guerra mondiale, soprattutto a partire dagli anni Settanta, una corrente pacifista ha cominciato a soffiare sull’Europa: non volevamo più avere nemici. Il silenzio si è poi imposto sulle pagine più traumatiche della storia, durante le quali il Vecchio Continente aveva dovuto subire gli assalti degli eserciti musulmani (arabi, berberi e turchi) che erano riusciti a stabilire il loro dominio su parte dei suoi territori (Spagna, sud della Francia e dell’Italia, Grecia e altre parti dei Balcani). Con lo smantellamento dell’Impero Ottomano, il pericolo sembrava finito. L’Europa soffriva anche di un complesso post-coloniale che le imponeva di adottare un atteggiamento di pentimento, in particolare nei confronti del Nord Africa, e l’accoglienza non programmata di un numero crescente di musulmani che venivano dispensati dall’assimilazione, tradizionalmente richiesta agli immigrati. Gli interessi economici hanno infine dettato una politica accomodante con le monarchie del petrolio della penisola arabica. Tanto peggio per le violazioni dei diritti umani praticate in questi stati, compresa la libertà di coscienza e di religione! Tanto peggio per la sicurezza e la stabilità in Europa! E fu così che la ‘tolleranza’ di El-Andalus cominciò a essere vantata come modello per la nostra segnata dall’espansione musulmana. Ma il pacifismo non è una virtù perché non prepara alla pace. E’ un sintomo di grande debolezza. Il ricatto dei migranti, le violazioni del diritto internazionale nel Mediterraneo e l’umiliazione inflitta ai cristiani turchi e ai loro simboli dimostrano che Erdogan ha capito tutto questo. Definirei l’atteggiamento europeo nei confronti dell’islam come codardia. I leader europei sanno tutto questo. Tuttavia, credono di poter portare alla nascita di un ‘islam europeo’, il che, da parte musulmana, implica un’Europa islamizzata”.

La Francia è un osservatorio privilegiato della penetrazione dell’islam radicale. Emmanuel Macron sta lavorando a una legge contro il separatismo islamico.

“Come ovunque in Europa, l’islamismo vi prospera, creando zone separate dove vengono imposte regole e consuetudini incompatibili con le tradizioni francesi, talvolta in spregio alla legge, compresa quella che vieta di indossare il velo integrale”, dice Laurent. “I leader francesi si esprimono e annunciano misure per regolare il culto, controllare i finanziamenti esteri delle moschee e gli imam. Ma, sottoposti a ricatti e vittimizzazioni, sembrano incapaci di frenare la crescente islamizzazione del paese. In sostanza, la Francia delle élite è in uno stato di auto-dhimmitudine. Prevede una situazione di sottomissione all’islam”.

Veniamo, infine, all’emorragia spaventosa del cristianesimo orientale. “Dalla nascita e dall’espansione dell’islam, c’è stato un continuo declino demografico delle popolazioni cristiane del Levante e quindi la loro perdita di influenza nei paesi un tempo fecondati dal Vangelo” conclude Laurent al Foglio.

“La sottomissione dei cristiani alla dhimmitudine, uno stato di inferiorità basato su una prescrizione coranica, massacri e spoliazioni, umiliazioni, conversioni forzate all’islam, ha agito in questa direzione. All’inizio del XX secolo, la creazione di stati moderni e alcune aperture del mondo musulmano alle idee europee hanno suggerito un miglioramento. Tuttavia, la reislamizzazione, come reazione all’occidentalizzazione, ha portato a una regressione in quest’area, portando a un costante esodo dei cristiani verso tutti i continenti. Allarmato da questa situazione, Benedetto XVI ha convocato un Sinodo dei vescovi per il medio oriente, che si è tenuto a Roma nel 2010 e al quale ho partecipato come esperta. Da allora, le rivolte arabe, le offensive jihadiste, la mancanza di prospettive in Israele-Palestina e la reislamisione della Turchia hanno continuato ad aggravare questo declino. Anche il Libano, dove la chiesa, nella sua diversità di riti, ha da tempo un posto preminente, è colpito da questo male. Molti cristiani hanno perso la fiducia nella possibilità di vivere in pace con i connazionali musulmani. L’estinzione definitiva della presenza cristiana nei territori segnati dalla storia biblica sarebbe una perdita irrimediabile per tutta la chiesa. Le pietre da sole non basterebbero a sostenerla. Oggi, come espatriati in massa, i discepoli di Cristo possono contribuire a rievangelizzare i popoli del cristianesimo antico indeboliti dall’ateismo e dalla secolarizzazione che li rendono così vulnerabili alla penetrazione islamica”.

Mentre i “nazareni” in Siria e in Iraq stavano subendo la violenza genocida islamista, un gruppo di parlamentari francesi convocò una manifestazione per mostrare solidarietà a quei cristiani. Davanti al Palais Bourbon di Parigi si presentarono solo trecento manifestanti. La loro voce era appena udibile. Ma il loro slogan diceva tutto: “Oggi l’oriente, domani l’occidente”.