Ritorno a messa, il piano Cei. Ma il governo prende tempo

I dieci punti inviati dai vescovi al Viminale: “Con la Fase 2 esigiamo la ripresa delle funzioni”. Fedeli a distanza e ostie date in mano ai fedeli. Ramadan, a Roma vietate le preghiere comuni

Sì, torneranno molto presto funerali, matrimoni e battesimi, ma soltanto in presenza dei parenti più prossimi, che significa non più di cinque o sei persone. E lo stesso vale per l’apertura delle parrocchie per la celebrazione delle messe coi fedeli, su cui però ci sono diversi dubbi «tecnici». In queste ore il confronto fra la Cei e Viminale, in un clima di collaborazione tra il cardinale Bassetti e la ministra Lamorgese, è serrato, ma l’esito resta incerto. La Cei, sentita anche la Segreteria di Stato vaticana e la Nunziatura in Italia, ha messo sul piatto un piano in dieci punti ed «esige» che la situazione si sblocchi se il governo allenterà le misure restrittive. Per il governo le perplessità riguardano in particolare la presenza durante le messe delle persone più anziane, e quindi a rischio di contagio, e la modalità con la quale distribuire l’eucaristia.

In particolare, l’auspicio è che nel Dpcm del prossimo 4 maggio vi siano delle linee guida in merito. Tuttavia, il comitato tecnico scientifico ha espresso alcune preoccupazioni che possono far slittare il tutto ai successivi provvedimenti dell’11 o del 18 maggio.
Si tratta, in sostanza, delle medesime perplessità che hanno portato diversi Imam d’Italia – ma così anche in altre parti del mondo – a vietare per la prima volta le preghiere comunitarie dei fedeli durante il mese di Ramadan che ha avuto inizio ieri.

Per il governo le perplessità riguardano in particolare la presenza durante le messe delle persone più anziane, e quindi a rischio di contagio, e la modalità con la quale distribuire l’eucaristia. La Cei propone nei suoi punti la sanificazione di calice e patena sulle quali il vino e il pane divengono sangue e corpo di Cristo, e prevede che sia il prete ad andare fra i banchi per distribuire l’ostia ai presenti sulle mani e non in bocca, assicurando che lo stesso sacerdote riuscirà a non toccare il palmo delle mani dei riceventi. Al momento il Viminale sta vagliando ogni cosa, anche se si limiterà soltanto a delle linee guida generali che chiedono celebrazioni con un numero di persone limitato per metri quadrati, garantendo al massimo la presenza di uno o due fedeli per banco.

Il piano della Cei è stato messo a punto giovedì scorso durante un Consiglio permanente (una sorta di direttivo) condotto via streaming ed è stato mandato anche al capo di gabinetto di Giuseppe Conte. La richiesta è non solo di poter celebrare le messe coi fedeli, ma anche di riprendere l’attività pastorale. «In particolare – spiega don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei –, una delle cose che ci sta più a cuore è il congedo dei defunti». Dice: «Non possiamo lasciare che una intera generazione, e i loro familiari, siano privati del conforto sacramentale e degli affetti, scomparendo dalla vita, e improvvisamente diventando invisibili. Ci deve essere la possibilità di celebrare i funerali, magari solo con i parenti stretti». Così due giorni fa ha detto Bassetti in una lettera alla comunità diocesana di Perugia: «È tempo di riprendere le messe domenicali con i fedeli e riprendere tutte le celebrazioni dei sacramenti, dai battesimi ai funerali, ovviamente seguendo le misure necessarie per garantire la sicurezza delle persone».

Fra le soluzioni pratiche che le due parti stanno cercando di trovare c’è anche la modalità di accoglienza dei fedeli in chiesa. L’idea è di un responsabile della sicurezza che garantisca ordine e rispetto delle regole soprattutto in entrata. La proposta è che tutti i fedeli si presentino in chiesa con mascherina e, se il governo lo ritiene necessario, con i guanti. Prima di ogni celebrazione le chiese saranno sanificate. E, come già avveniva nelle scorse settimane, non ci sarà lo scambio della pace mentre all’entrata le acquasantiere resteranno vuote.

Nei giorni scorsi, durante una messa a Santa Marta, Francesco ha detto che la Chiesa on-line è una non Chiesa. Le messe in streaming sono state un’eccezione da superare: «L’ideale della Chiesa è sempre con il popolo e con i sacramenti. Sempre», ha detto. In Vaticano ha fatto scalpore quanto accaduto a don Lino Viola, parroco di Soncino, in provincia di Cremona. Una sua funzione è stata interrotta dai carabinieri nonostante il distanziamento dei fedeli fosse garantito. «Deve essere difeso il principio che a nessuna autorità è consentito di interrompere la messa», ha twittato il cardinale Angelo Becciu, prefetto dei Santi, manifestando un sentimento diffuso in buona parte delle gerarchie. E ancora: «Se il celebrante è reo di qualche infrazione sia ripreso dopo, non durante!».

Intanto la Cei ha predisposto per il 30 aprile l’invio di un primo bonifico di 156 milioni di euro per le varie diocesi. Sono soldi presi dall’8 per mille e che erano destinati all’edilizia di culto. Vanno a sostenere persone e famiglie in situazioni di povertà o di necessità, enti e associazioni che operano per l’emergenza.