“Rimisi la Bibbia al suo posto e per 15 giorni non feci che pensarci.”

Kim Sang-Hwa è la figlia del capo di una chiesa clandestina della Corea del Nord.

Ha saputo che i suoi genitori erano cristiani quando, all’età di 12 anni, ha scoperto per caso una Bibbia in un cassetto nascosto.

“Incominciai a tremare – racconta – ero terrorizzata.

La scoperta poteva costarmi la vita.

Che cosa dovevo fare, mi domandavo. Dovevo parlare con il mio insegnante? Oppure andare dal funzionario di sicurezza? Rimisi la Bibbia al suo posto e per 15 giorni non feci che pensarci.

Sapevo che era mio dovere denunciare il libro illegale. Ma d’altra parte si trattava della mia famiglia”. Alla fine Kim ne ha parlato con suo padre. Così ha scoperto di essere cristiana.

I suoi genitori da allora le hanno fatto leggere la Bibbia e le hanno insegnato a pregare, raccomandandole sempre di non parlarne con nessuno.

“Pregavamo bisbigliando per timore che qualcuno sentisse. Neanche i miei fratelli maggiori sapevano la verità”.

Qualche volta si riunivano con altri fedeli per pregare e leggere la Bibbia, ma sempre con la paura che qualcuno facesse la spia.

Adesso Kim vive nella Corea del Sud. È riuscita a fuggire, è libera, ma al prezzo di essere separata per sempre dal resto della famiglia.

(Tratto da “Via Crucis per i cristiani perseguitati” del 3 aprile 2015 del vescovo di Ivrea, monsignor Edoardo Aldo Cerrato)

Uno dei tenti inviti di Papa Francesco (Udienza generale del 25 settembre 2013)

«Quando penso o sento dire che tanti cristiani sono perseguitati e anche danno la vita per la loro fede, tocca il mio cuore questo o non viene a me? Sono aperto a quel fratello o a quella sorella della famiglia, che sta dando la vita per Gesù Cristo? Quanti di voi pregano per i cristiani che sono perseguitati? Quanti? Ognuno si risponda nel cuore: “Io prego per quel fratello, per quella sorella, che è in difficoltà, per confessare e difendere la sua fede?”. È importante guardare fuori dal proprio recinto, sentirsi Chiesa, unica famiglia di Dio!»