Riecco Trump, festeggiato dai fan: «Il viaggio continua, Biden pessimo»

Prima uscita pubblica da ex presidente al raduno della destra conservatrice in Florida: «Non farò un nuovo partito, i repubblicani con me (a parte pochi mediocri politici)»

Il «viaggio cominciato quattro anni fa è tutt’altro che finito. Non faremo nuovi partiti e saremo più forti che mai». Donald Trump rivendica la leadership, la rappresentanza assoluta del partito repubblicano e non esclude di candidarsi per le presidenziali nel 2024. Anche perché «Joe Biden si sta rivelando ancora più disastroso di quanto avessi immaginato».

Trump è riemerso ieri pomeriggio a Orlando, in Florida, dopo un mese di silenzio. Ha parlato per oltre un’ora sul palco della Cpac, la «Conservative Political Action Conference», il tradizionale raduno annuale della base più conservatrice. In platea non tutti avevano la mascherina; molti, invece, indossavano cappellini rossi vecchio tipo («Make America Great Again») e nuova versione, con il numero 47 stampato sulla visiera. Come dire: The Donald tornerà alla Casa Bianca come 47° presidente, dopo che Biden, «l’usurpatore», verrà travolto dal voto popolare.

Il primo passaggio, comunque, è «mettere ordine» nel fronte conservatore. Tanto che Trump comincia così: «Siamo qui riuniti per parlare del futuro, il futuro del nostro movimento, il futuro del nostro partito e il futuro del nostro amato Paese». Il partito è lacerato. Ma l’ex presidente la vede in un altro modo: «Il partito repubblicano è unito. La sola divisione che vediamo è tra una manciata di mediocri politici dell’establishment di Washington e tutto il resto del Paese». La lista nera è nota: il numero uno dei senatori, Mitch McConnell, la numero tre della gerarchia repubblicana alla Camera, Liz Cheney; i sette parlamentari che sabato 13 febbraio votarono per la condanna di Trump nel processo di impeachment.

L’assalto dei trumpiani a Capitol Hill è stato praticamente rimosso nella quattro giorni della convention. Quegli incidenti, però, hanno lasciato il segno non solo a Washington. Trump è sfuggito alla condanna per «aver incitato all’insurrezione, ma stando ai sondaggi ha perso per strada un’ampia quota di consensi. Una ricerca condotta da «Politico-Morning Consult poll» tra gli elettori repubblicani mostra che il 59% vorrebbe che Trump «avesse un ruolo prominente» e il 54% si dichiara disposto ad appoggiarlo nelle primarie presidenziali del partito. Ciò significa che il 40-46% dei conservatori lo vorrebbe fuori da tutti i giochi. Non è poco. Interessante anche la rilevazione della Suffolk University per conto di Usa Today: solo il 46% degli attuali simpatizzanti repubblicani voterebbe per una nuova formazione trumpiana.

Ecco allora che The Donald accantona il progetto di lanciare un nuovo soggetto politico: «Non frammenteremo il nostro potere. L’unità è la nostra forza». Trump proverà a trasformare il Gop, il Great Old Party di Abraham Lincoln e poi di Ronald Reagan, nel «T-party», nel partito trumpiano, come ha annunciato, tra le ovazioni, Donald Jr, primogenito dell’ex presidente. I fondi ci sono, almeno per partire. Quello che manca, per ora, è la strategia. Trump indica un obiettivo: opposizione senza riserve. «Tutti sapevamo che sarebbe andata male, ma nessuno di noi immaginava che sarebbe andata così male. Joe Biden ha vissuto il peggior primo mese da presidente nella storia moderna». Il governo democratico ha «riaperto i confini con il Messico», distrutto posti di lavoro, rallentato la riapertura delle scuole, danneggiato la politica energetica, cancellando il progetto della «Keystone XL pipeline», il gasdotto che avrebbe dovuto collegare Canada e Stati Uniti.
Nessun margine, quindi, per un negoziato. E i parlamentari repubblicani che non seguiranno la linea, saranno sfidati dal «movimento trumpiano» o dal «T-party» nelle elezioni di midterm, nel 2022.