Renzi, ultimatum a Conte: «Se sceglie la strada del populismo non ci avrà al fianco». Il premier: maggioranza c’è

Il leader di Italia Viva in Senato: «Italiani sono ad arresti domiciliari, servono libertà e verità». E ha chiarito: «Non abbiamo negato pieni poteri a Salvini per darli a un altro» . La Russa: il premier ha accentrato su di sé poteri che non hanno Putin e Orban

Matteo Renzi lancia il suo “ultimo appello” al governo. Una sorta di aut aut, che lascia presagire la possibilità di una crisi di governo. Chiaro e netto: «Presidente del Consiglio, lei è a un bivio, se nella fase due sceglierà il populismo non avrà Italia viva al suo fianco». Quasi un preavviso di sfratto. Del resto, il leader di Italia Viva lo aveva già detto qualche giorno fa ai suoi: «Finito il picco dell’emergenza faremo i conti con il premier». Il qualepremier non ha concesso nulla a Renzi, che lo ha attaccato per l’abuso di Dpcm, respingendo tutte le critiche al mittente e sfidando Iv a opporsi nelle sedi opportune, cioè in Consiglio dei ministri.

Oggi l’ex premier ribalta il discorso e, in sostanza, dice a Conte: «Non siamo noi a dover decidere se sostenere ancora questo governo, sei tu che devi decidere se vuoi stare con noi». Il che significa, in poche parole, che dipenderà dalle mosse del presidente del Consiglio in questi giorni l’apertura o meno della crisi di governo da parte di Matteo Renzi. «Non possiamo — spiega l’ex premier — delegare tutto alla comunità scientifica. In passato il Paese troppe volte la politica ha abdicato. Non possiamo chiedere a un virologo come combattere la disoccupazione, tocca alla politica». E ha chiarito: «Non abbiamo negato pieni poteri a Salvini per darli a un altro». Ci sono cose che non hanno funzionato, ricorda Renzi nel suo discorso: «Le Rsa, le zone rosse, la mancanza di mascherine, il ritardo dei tamponi. Queste sono le cause della diffusione del virus non un runner di troppo».

«Quale ultimatum? Renzi ha chiesto di fare politica? È quello che stiamo facendo, quindi non c’è nessun ultimatum»: è la replica immediata del premier Conte lasciando Palazzo Madama dopo l’informativa in Aula. «Quindi la maggioranza esiste ancora?», gli viene chiesto. «Sì», risponde.

Di ben altro avviso l’opposizione. «Visto che lei è un avvocato, presidente Conte, le volevo notificare che lei non ha più una maggioranza. Renzi oggi le ha detto `io ti ho creato e io ti posso distruggere´» sintetizza il vicepresidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa indirizzandosi al premier. Il senatore di Fratelli d’Italia ha ammonito il Presidente del Consiglio: «I suoi Dpcm possono essere impugnati anche davanti a un Tar. Abbiamo il convincimento che lei stia tentando di accrescere il consenso ha voluto accentrare su di sé poteri che non ha Putin, Orban, che non ha mai preteso Salvini».

«La prossima volta non ci porti promesse, ma fatti realizzati» dice il leader della Lega,Matteo Salvini, rivolgendosi al premier . E aggiunge:«Resteremo in quest’Aula fino a quando non si daranno risposte concrete agli italiani: basta chiacchiere, basta parole». Il leader della Lega ha poi lanciato una stoccata alla Cgil: «Abbiamo un Paese intero in ostaggio della Cgil, che dice quello che si può fare e quello che non si può fare. Abbiamo l’impressione che ci sia qualcuno che conta più di altri nell’influenzare il governo, non le imprese, non i produttori, non i lavoratori, ma la Cgil». Immediata la replica del sindacato: «Salvini cerca nemici perché i consensi calano» dice il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini

«Renda gli italiani liberi, ci ridia la libertà. La libertà non è qualcosa che lei toglie e restituisce, è parte di noi» scandisce la capogruppo di Forza Italia, Anna Maria Bernini, rivolgendosi al presidente del Consiglio. E poi elencando le richieste al governo dice: «Soldi subito e veri, stop alle scadenze e agli accertamenti fiscali e alla burocrazia. Lei non ci ha mai teso la mano anche se le abbiamo dato la nostra responsabilità. L’opposizione costruttiva è un discorso a doppio senso: avete respinto tutti i nostri emendamenti», ha poi affermato e poi, ricordando il Primo Maggio, ha concluso, «spero che sia la festa del lavoro e no la festa al lavoro e ai lavoratori».

«Presidente l’hanno accusata di tutto e del contrario di tutto, di parlare troppo presto o troppo tardi, c’è stata anche l’accusa di incostituzionalità da parte di chi ho il sospetto la costituzione non l’ha mai letta. Lei ha avuto la sfortuna di avere l’opposizione più irresponsabile che si potesse immaginare e che ora ha anche la sfacciataggine di intestarsi lo scostamento del Def: i numeri c’erano, la maggioranza c’è , esiste e resiste» dice nel suo intervento in Aula la senatrice del M5s, Alessandra Maiorino.«La maggioranza c’è esiste, resiste» ha concluso la senatrice.