Redistribuire i migranti? Anche i Paesi volenterosi adesso sono più cauti

Oggi i ministri degli Interni della Ue discuteranno il pre-accordo siglato a settembre a Malta sulla redistribuzione preventiva e automatica dei migranti che approdano sulle nostre coste.  Ma alla vigilia della riunione di oggi tra i ministri degli Interni Ue il clima sembra mutato rispetto alla disponibilità registrata nelle settimane scorse.

L’aumento degli sbarchi delle ultime settimane non solo in Italia ma anche in Grecia sta rendendo politicamente più complesso il raggiungimento di un’intesa che da molti viene considerata fondamentale per aprire la strada alla revisione del Regolamento di Dublino. Sono cresciuti i timori del Viminale, che vede il rischio di un temporeggiamento e di un rinvio della questione al vertice dei capi di Stato e di governo della prossima settimana.

Nell’ordine del giorno del Consiglio Affari interni che si tiene oggi in Lussemburgo la voce migrazione sarà discussa durante il pranzo a porte chiuse. È il momento politicamente più delicato della giornata. Verrà presentato l’accordo per un meccanismo di redistribuzione preventiva e automatica dei migranti che approdano sulle nostre coste siglato il 24 settembre alla Valletta da Italia, Francia, Germania e Malta, condiviso con la Finlandia che ha la presidenza di turno dell’Ue. È un accordo volontario tra gli Stati e l’obiettivo da parte di Roma è quello di allargare l’intesa tra i «volenterosi». Ma alla vigilia della riunione di oggi tra i ministri degli Interni Ue il clima sembra mutato rispetto alla disponibilità registrata nelle settimane scorse.

L’aumento degli sbarchi delle ultime settimane non solo in Italia ma anche in Grecia sta rendendo politicamente più complesso il raggiungimento di un’intesa che da molti viene considerata fondamentale per aprire la strada alla revisione del Regolamento di Dublino. Sono cresciuti i timori del Viminale, che vede il rischio di un temporeggiamento e di un rinvio della questione al vertice dei capi di Stato e di governo della prossima settimana. Nei giorni scorsi il Viminale aveva mostrato cautela, spiegando che «quello di Malta è un preaccordo».

Nel pranzo di oggi sarà fatto il punto sulla situazione dei flussi migratori nell’Ue in generale, lungo le differenti rotte, non solo il Mediterraneo centrale (nel mese di agosto gli sbarchi sono aumentati dell’8% rispetto allo stesso mese del 2018). Grecia, Cipro e Bulgaria presenteranno un loro documento per sensibilizzare gli altri Paesi Ue sulla «crescente, persistente e sproporzionata pressione migratoria» sulla rotta del Mediterraneo orientale, che ha visto una crescita del 10% rispetto al 2018, mentre a livello Ue tra gennaio e agosto c’è stato un calo del 26% in rapporto allo stesso periodo di un anno fa.

La Turchia vuole più fondi, oltre ai 6 miliardi di euro dell’accordo del 2016,per trattenere i migranti sul proprio territorio e sta esercitando una sorta di pressione sull’Ue. I fronti aperti sono diversi. La Spagna, che non è stata invitata al vertice di Malta e non ha apprezzato l’esclusione, deve gestire i flussi che passano dal Mediterraneo occidentale. La situazione che si troverà a dover fronteggiare domani la ministra Luciana Lamorgese è complessa. Francia e Germania, che hanno guidato i Paesi «volenterosi», rischiano ora di essere più cauti. Del resto tutti i Paesi devono fare i conti con l’opinione pubblica interna.

Anche la proposta formulata dalla Commissione europea nel 2015 per una ridistribuzione automatica dei richiedenti asilo per affrontare l’emergenza è rimasta bloccata per il veto di alcuni Stati membri, mettendo in evidenza una crescente mancanza di solidarietà tra le capitali. Ora la situazione non è molto diversa, anche se sul tavolo non c’è una proposta della Commissione ma un progetto che muove da Italia, Malta, Francia e Germania con il sostegno certo di Bruxelles.

C’era il commissario Ue all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos alla Valletta accanto ai ministri degli Interni italiano Lamorgese, francese Christophe Castaner, maltese Michael Farrugia, tedesco Horst Seehofer e finlandese Maria Ohisalo. Parigi però vorrebbe poter accogliere solo i migranti salvati che hanno diritto a ottenere la protezione internazionale, mentre Berlino comincia a preoccuparsi dell’intensificarsi dell’attività di salvataggio da parte delle navi delle ong. Timore condiviso anche da altri Paesi, che vi vedono un fattore di attrazione. Non ci saranno sorprese, invece, dal gruppo di Visegrád (Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca) e dall’Austria, da sempre contrari a qualsiasi meccanismo automatico di ridistribuzione dei richiedenti asilo.