RECOVERY FUND/ Così l’Ue ci presterà soldi nostri

Si sta salutando con grande favore l’approvazione del Recovery fund, ma si tratta di prestiti finanziati anche coi soldi dell’Italia

La bufala è servita. Il premier Conte si presenta come il grande vincitore, avendo portato a casa il Recovery fund (il cui nome in realtà è Next Generation EU), facendo credere che questo ci farà incassare 200 miliardi (per la precisione 209).

In realtà, i grandi vincitori sono i Paesi cosiddetti “frugali” (Olanda, Germania, Austria, Svezia e Danimarca, che invece dovremmo chiamare “fregati!”) e il Recovery fund è semplicemente un Mes travestito fatto con i soldi nostri. Proprio con i soldi nostri e con i loro, che hanno ottenuto di avere uno sconto nella propria quota di contribuzione all’Ue. Ma allora i soldi che l’Ue ci presta chi ce li mette? Facile risposta, ce li mettiamo noi.

L’interminabile negoziato, durato quattro giorni e quattro notti e concluso alle 5 di mattina, ha partorito un obbrobrio nel quale vengono tagliati Solvency Supporto Instrumentum, dotato di 26 miliardi per salvare le imprese strategiche, e vengono ridotti Nge (programmi per la ricerca) e Invest EU per gli investimenti. Inoltre, sono state accettate le richieste di sconti per i contributi al bilancio dovuti da Olanda, Austria e Germania. Insomma, hanno vinto loro.

Le chiacchiere stanno a zero, i numeri parlano chiaro. Noi siamo già contributori netti verso l’Ue, cioè versiamo più di quanto riceviamo. Con l’approvazione del Recovery fund e del relativo bilancio Ue il nostro contributo aumenterà, dai 120 miliardi del settennato appena finito ai 153 miliardi del settennato 2021-2027.

Poi c’è la questione dei progetti: infatti, i soldi non verranno semplicemente dati, ma occorrerà presentare dei progetti di spesa che devono ricadere nelle categorie prestabilite. Quindi niente taglio delle tasse o aumento delle pensioni, al contrario: l’Olanda ha messo nel mirino proprio il nostro sistema pensionistico, in particolare la “quota 100”.

Poi c’è la questione del “freno d’emergenza”, cioè un meccanismo grazie al quale, se l’Ue non è soddisfatta per le riforme da mettere in atto, i fondi vengono congelati. E questa è indubbiamente una vittoria olandese. Infatti, i criteri per cui l’Ue potrebbe non dirsi soddisfatta non sono stati chiariti: questa è la trappola con la quale potranno inchiodarci quando pare e piace a loro.

Infine, c’è la questione delle cifre date in prestito: a fondo perduto (ma perduto per noi, visto che paghiamo noi) vi sono meno miliardi, mentre in prestito la cifra sale a 127 miliardi. Quindi il nostro debito aumenterà di quella cifra. Inoltre, questo deprezzerà il nostro debito, i nostri Btp, perché tale prestito Ue è di carattere privilegiato, quindi avrà la precedente sui titoli di Stato. Di fatto, quello che potremmo risparmiare sugli interessi Ue, lo paghiamo salatamente sugli interessi di tutto il resto del nostro debito da 2.500 miliardi. Proprio un bell’affare.

Ora passiamo alle cose reali. Questi soldi arriveranno, se mai arriveranno, a 2021 inoltrato. Nel frattempo la crisi sta devastando l’economia reale e la resa dei conti per ora è rinviata ad autunno, quando le attività dovrebbero riaprire a pieno regime (o non riapriranno affatto, come annunciato da tanti imprenditori) e quando finirà il blocco dei licenziamenti. Sarà una situazione nella quale lo Stato probabilmente si troverà a corto di liquidità, a causa delle minori entrate fiscali di questo scorcio d’estate.

E pure la situazione sociale rischia di diventare esplosiva. Non ci vuole certo un genio per prevederla.