Recovery Fund, c’è l’accordo. Michel: l’Europa è più forte. Merkel e Macron placano i «frugali»

Notte di negoziati per il piano europeo: scontro tra Conte e Rutte, vertice sospeso, poi la voglia d’intesa prevale. Per l’Italia 208,8 miliardi: 81,4 di trasferimenti e 127,4 di prestiti

La notizia arriva dopo le 5.30 del mattino del quinto giorno di negoziato, al termine del lunghissimo vertice notturno: «Deal!», scrive il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel su Twitter. «L’abbiamo fatto. Ci siamo riusciti — prosegue Michel —. L’Europa è solida, è unita . Poco dopo esulta anche il presidente francese Emmanuel Macron, tra i protagonisti della trattativa insieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel: «Giornata storica per l’Europa!». Anche per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte il piano «è ambizioso e adeguato». E, a stretto giro, esultano anche gli altri leader.

L’intesa

Risolto anche il legame tra fondi e rispetto dello Stato di diritto, dopo che nella notte è stata la volta dei dettagli tecnici, possono dirsi tutti vincitori, almeno in base all’ultima proposta di Michel. I Paesi nordici definiti «frugali» e i Paesi del Sud difensori della «solidarietà». Perché il Recovery Fund, il pacchetto di aiuti pensato per sostenere i Paesi più duramente colpiti dalla crisi economica scatenata dal Covid, è rimasto del valore complessivo di 750 miliardi come proposto dalla Commissione europea, difeso da Germania e Francia, con il sostegno dell’Italia e degli altri Paesi del Sud e nella notte del terzo giorno di negoziato da 22 Paesi su 27. Per convincere i restanti cinque — Olanda, Austria, Danimarca, Svezia e Finlandia — è stato necessario sbilanciare il rapporto tra trasferimenti e prestiti a favore di questi ultimi, come chiesto con intransigenza dai nordici, che hanno trasformato il Consiglio europeo straordinario convocato per decidere sul Recovery Fund e sul bilancio Ue 2021-2027 in una maratona negoziale di 4 giorni.

L’Italia torna a casa con circa 208,8 miliardi di cui 81,4 di trasferimenti (solo 400 milioni in meno rispetto alla proposta della Commissione ) e 127,4 di prestiti (rispetto a 90,9). Andando ancora più nel dettaglio, l’Italia avrà a disposizione circa 63,5 miliardi di sovvenzioni e 127,4 miliardi di prestiti per fare le riforme e per trasformare l’economia del Paese secondo le priorità e le raccomandazioni dell’Ue.

Il compromesso fra Roma e L’Aia

Anche il nodo sulla governance, che ha bloccato il negoziato per giorni e che ha visto Italia e Olanda fronteggiarsi, è un compromesso che assomiglia a una vittoria per Roma e per L’Aia: i piani di ripresa saranno approvati a maggioranza qualificata dall’Ecofin su proposta della Commissione e non all’unanimità come voleva il falco Mark Rutte,ma un singolo Paese potrà chiedere l’intervento del Consiglio per bloccare l’esborso se riterrà che c’è un allontanamento nell’attuazione delle riforme dagli obiettivi prestabiliti (la valutazione sarà fatta dagli sherpa dell’Ecofin).

L’Olanda ottiene il suo «freno di emergenza», che congela l’esborso ma dopo un braccio di ferro notturno l’Italia riesce ad alleggerirlo: il Consiglio viene coinvolto però l’intera procedura ricade sotto la competenza della Commissione. Il Consiglio europeo discute della questione in modo «esaustivo» ma non «decisivo» come inizialmente indicato, quindi non prende decisioni. Rutte, anche qui, non ottiene l’unanimità, ma potrà spendere politicamente in patria (dove si voterà nel 2021) che il massimo organo politico dell’Ue possa discutere dell’argomento. I frugali ottengono non solo che i «rebates» rimangano, ma sale lo sconto di cui godono sui contributi al bilancio dell’Ue, mentre quelli della Germania restano invariati. Si dovrà vedere se il Parlamento Ue, che è autorità di bilancio, darà il suo via libera a un budget da 1.074,3 miliardi.