Ratzinger: «Non voglio interferire nel pontificato di Francesco»

Esce in Germania la biografia di Benedetto XVI: «L'amicizia con Francesco ha continuato a crescere. I sospetti sono distorsioni maligne della realtà. I teologi tedeschi vogliono silenziarmi»

La risposta più interessante e quando Benedetto XVI, il 12 novembre 2018, scrive al suo biografo Peter Seewald perché non potrà rispondere a molte delle domande: si riferiscono «alla situazione attuale della Chiesa» e quindi, scrive Joseph Ratzinger, la risposta sarebbe «inevitabilmente un’interferenza nel lavoro del Papa attuale: ho dovuto e voglio evitare tutto ciò che è andrebbe in questa direzione». È uscito lunedì in Germania il libro «Benedetto XVI- una vita», oltre mille pagine di biografia concluse da un’intervista in appendice. E nelle sue risposte il Papa emerito fa piazza pulita sia delle teorie del complotto rispetto alla sua rinuncia al pontificato sia dei tentativi ricorrenti di contrapporlo al successore.

L’amicizia personale

«L’amicizia personale con Papa Francesco non solo è rimasta, ma ha continuato a crescere», racconta Benedetto XVI. E chiarisce: «Il sospetto che io mi immischi regolarmente in pubblici dibattiti è una distorsione maligna della realtà». Ratzinger respinge così le polemiche nate, soprattutto in Germania, per la pubblicazione negli anni scorsi di alcuni suoi saggi e parla di «propaganda psicologica» contro di lui: «Lo spettacolo delle reazioni della teologia tedesca è così sciocco e così cattivo che è meglio non parlarne. I veri motivi per cui vogliono silenziare la mia voce non voglio analizzarli», taglia corto. Quanto alle sue dimissioni, Ratzinger torna a respingere sia la tesi di chi sosteneva avesse abbandonato per la corruzione nella Curia (Inventato? «Sì») o costretto dallo scandalo Vatileaks.

«Un vescovato può avere solo un proprietario»

Già al momento in cui dichiarava la rinuncia al pontificato, l’11 febbraio 2013, aveva scandito di aver deciso «in piena libertà». Ora spiega che «sia Paolo VI sia Giovanni Paolo II avevano firmato molto presto una dichiarazione affermando che si sarebbero dimessi in caso di malattia che avesse reso impossibile svolgere le loro funzioni». Nel fare ciò, prosegue, «avevano pensato principalmente alle varie forme di demenza» e lui stesso aveva «firmato relativamente presto la stessa dichiarazione». Ma non c’è solo il rischio di demenza: «Alla fine del mio lavoro mi è diventato chiaro che sono possibili anche altre forme di insufficiente capacità di esercitare in modo adeguato il proprio ufficio».

Quanto alla figura del Papa emerito, Ratzinger spiega che è un ufficio analogo a quello del vescovo emerito delle altre diocesi, in pensione per aver raggiunto i limiti di età: «Questa forma giuridico-spirituale evita qualsiasi pensiero di coesistenza di due Papi: un vescovato può avere un solo proprietario. Allo stesso tempo, viene espresso un legame spirituale, che non può venire in alcun modo rimosso». E fa pure un parallelo con la situazione di «un vecchio contadino in Baviera che ha consegnato la fattoria a suo figlio, vive in un casale e ha rinunciato ai suoi diritti paterni». Nell’intervista, rivela anche di aver scritto un «testamento spirituale».