Rappuoli: “Trump curato con i superanticorpi su cui l’Italia è all’avanguardia”

Il coordinatore della ricerca: "Sono farmaci sicuri. Test entro l'anno per poterli somministrare da marzo"

“In questa cura ho sempre creduto”. Rino Rappuoli non è stupito che in un’emergenza come il contagio di Donald Trump si siano usati gli anticorpi monoclonali: terapia sperimentale a cui in Italia lavora egli stesso, come coordinatore del Monoclonal Antibody Discovery Lab della Fondazione senese Toscana Life Sciences. Trump ha ricevuto gli anticorpi monoclonali dell’azienda americana Regeneron per endovena alla Casa Bianca, prima del ricovero, insieme all’antivirale Remdesivir, usato da tempo anche in Italia.

Che cosa sono gli anticorpi monoclonali?
“Gli anticorpi sono sostanze prodotte dal sistema immunitario per eliminare il virus. A chi guarisce preleviamo del sangue. Selezioniamo i loro anticorpi più potenti, poi usiamo delle cellule ingegnerizzate per produrli in laboratorio”.

A che punto siete voi a Siena?
“Stiamo producendo i tre anticorpi selezionati con la Menarini nello stabilimento di Pomezia. Possiamo partire con i test sull’uomo entro l’anno e arrivare con gli anticorpi a marzo. Facciamo tutto in Italia perché nel mondo c’è un clima di rinato nazionalismo. Le ditte Usa darebbero il farmaco prima ai loro cittadini. Noi rispetto a loro abbiamo aspettato ad avviare la produzione, prendendo tempo per selezionare anticorpi più potenti. Questo ridurrà dosi necessarie e costi e permetterà la somministrazione con una puntura, non per endovena”.

E a che punto sono le ditte Usa?
“La Regeneron che ha prodotto gli anticorpi per Trump ha dei test in corso su alcune centinaia di volontari. L’efficacia finora si è rivelata buona. Ci sono altre ditte a uno stadio di avanzamento simile, ma non penso che saranno pronte prima dell’anno prossimo”.

È sicuro dare un farmaco in sperimentazione a un presidente?
“Contro il cancro o le malattie autoimmuni gli anticorpi monoclonali vengono usati da almeno dieci anni. Sono sicuri, in fondo imitano gli anticorpi naturali”.

Ed è etico offrirgli una cura non ancora disponibile per gli altri?
“Diverse centinaia di volontari nei test hanno ricevuto il farmaco. A Trump è stato concesso per uso compassionevole. Da un punto di vista scientifico non è strano. Io se fossi infettato, lo prenderei”.

Ma a noi lo darebbero?
“Non credo. Poi dovrebbero darlo a tutti e non basterebbe. Ma visto che i risultati preliminari sono stati buoni anche con poche centinaia di volontari (in genere ce ne vogliono migliaia), non è escluso che la Food and Drug Administration decida un’approvazione d’emergenza prima che finiscano i test”