“Qui il Papa è no mask”. L’imbarazzo e la paura dei politici ricevuti in Vaticano

Il Pontefice si è detto a favore dei vaccini, ma la campagna non è ancora iniziata. Al suo cospetto anche gli amministratori si tolgono la mascherina

Al secondo piano del Palazzo apostolico sono tutti senza protezioni anti covid: dai monsignori del cerimoniale ai fotografi, passando per i commessi. L’ultimo caso venerdì con Raggi, Zingaretti e i rispettivi staff

“Buongiorno, Sua Santità vi aspetta. Vi avviso: il Papa non indossa la mascherina”.  Da un po’ di giorni nei palazzi romani non si parla d’altro. Tra curiosità, apprensione e una punta di sconcerto, senza la ricerca di risposte definitive. D’altronde c’è di mezzo un’istituzione secolare.  Il fatto è che in Vaticano, al secondo piano del Palazzo apostolico dove di solito Francesco riceve i politici per le sue udienze, le norme anti Covid non hanno cittadinanza.

Esiste dunque una certa extraterritorialità della mascherina? Un non possumus al contrario? Un regime “sine mascherina”?

La notizia risulta comunque inspiegabile dal punto di vista scientifico, ma anche banalmente razionale. Ma diverse fonti dirette interpellate dal Foglio e il materiale fotografico raccolto da questo giornale testimoniano la strana usanza.

Il tutto nonostante gli appelli del Pontefice a favore del vaccino, in quanto “scelta etica”, come ribadito domenica sera nel corso di un’intervista – esclusiva mondiale – al Tg5. Sia lodato il vaccino dunque, a cui si sottoporrà anche Bergoglio.  E però per un motivo  insondabile e che non trova spiegazioni oltretevere il Papa non indossa le più semplici protezioni durante gli incontri che regolarmente tiene nel Palazzo alle spalle della basilica di San Pietro.

Gli ultimi testimoni diretti sono stati venerdì scorso il governatore del Lazio e leader del Pd Nicola Zingaretti e la sindaca di Roma Virginia Raggi. Entrambi, accompagnati all’appuntamento dai rispettivi staff e nel caso della grillina anche dal marito e dal figlio, si sono trovati davanti alla medesima scena: il volto scoperto del successore di Pietro. Una volta superato l’ingresso posteriore del Perugino con le guardie svizzere a presidiare i cancelli e ben munite loro sì di mascherine, i rappresentanti di comune e regione sono saliti attraversando il cortile di San Damaso, al secondo piano del palazzo Apostolico. Lì, ad attenderli all’ingresso, c’erano monsignor Leonardo Sapienza, responsabile del cerimoniale di Francesco, e monsignor Rodrigo Ewart, della prefettura casa pontificia. Informazione per gli ospiti da parte dei due prelati: “Il Papa non indossa la mascherina”.  Un’avvertenza, ma forse anche un avviso recepito dai visitatori come un invito a tirar giù la Ffp2.

E così infatti è stato per le due delegazioni. Anzi, come sempre accade, Francesco ha stretto la mano a tutti. Poi gli staff sono usciti. Sia nel caso di Zingaretti, sia in quello di Raggi. entrata dopo il governatore.  Sicché ecco gli amministratori che si sono trovati nella mattinata di venerdì a parlare, faccia a faccia, con il Papa. Nel suo studio, seduti su una sedia l’uno davanti all’altro. La mancanza di mascherine nel Palazzo apostolico è consuetudine anche tra i commessi e perfino per il fotografo ufficiale che immortala le visite e poi diffonde le fotografie dell’udienza attraverso la sala stampa Vaticana. Così raccontano i testimoni, così dimostrano le immagini. “Curioso”, si limitano a dire in Campidoglio. Come se fosse una direttiva precisa del pontefice. Un’abitudine di cui nessuno – tra i vari visitatori che frequentano il Palazzo – chiede conto. Ma che anzi sembra portarli ad adeguarsi. E dunque: veniamo in pace, giù la Ffp2.

Un gesto insolito, soprattutto per  tutti coloro – le udienze dei politici italiani sono frequenti anche in questo periodo – che sull’esempio e sul rispetto delle norme anti Covid hanno costruito nell’ultimo periodo la loro forza mediatica. Tanto che questo regime di extraterritorialità ha colpito un po’ tutti.  Per ultimi, in ordine di apparizione,  Raggi e Zingaretti.

Ammesso che la sindaca e il governatore, come si sa, hanno già contratto il coronavirus, chi stava con loro no, e dunque è rimasto doppiamente colpito. Seppur rimanendo in religioso silenzio lì su due piedi. Di sicuro, un caso. Al punto di raccontarlo e commentarlo, con un misto di devota preoccupazione, una volta fuori dalle Mura leonine. Dopo un’iniziale imprudenza nella fase uno della pandemia (la messa a Bari lo scorso febbraio davanti a migliaia di fedeli) Francesco, 84 anni portati con diversi acciacchi, ha iniziato a usare le basilari accortezze modificando l’agenda dei suoi impegni pubblici a Roma, annullando le visite all’estero e proteggendosi nelle occasioni ufficiali all’aperto con la mascherina.

Tra le sacre mura del Palazzo apostolico però non pare essere altrettanto prudente. Anche perché,  come ha ammesso domenica sempre durante l’intervista esclusiva al Tg5, la campagna vaccinale non è ancora iniziata in Vaticano. Ad aumentare la preoccupazione in Campidoglio è stata poi un’altra notizia: la morte sabato scorso di Fabrizio Soccorsi, il medico personale del Pontefice, ricoverato da fine dicembre al Gemelli per una patologia oncologica. Un decesso avvenuto per complicazioni dovute al Covid-19. La notizia, all’indomani della visita a Francesco, è piombata in comune, memori dell’incontro del giorno prima.  A seguire: panico, rassegnazione e un pizzico di ironia tutta romana. Speriamo bene.