Quel rapporto su Samuel Paty che ha un solo accusato: il professore decapitato

Samuel Paty non è stato soltanto assassinato per avere mostrato delle vignette su Maometto durante un corso sulla libertà di espressione. Era stato abbandonato praticamente da tutte le istituzioni che dovevano proteggerlo. Tradito dagli studenti, visto che sei di loro sono ora indagati per complicità in omicidio terroristico con l’accusa di avere indicato il professore all’attentatore in cambio di denaro. Attaccato dagli altri professori. “Sento il bisogno di dire che non sostengo il nostro collega”, scriveva un insegnante alla preside.

Racconta il Point che un ispettore dell’accademia di Versailles, cui faceva riferimento la scuola media di Conflans-Sainte-Honorine dove insegnava Paty, in un dossier alla preside aveva parlato dell’“errore” commesso dall’insegnante di Storia e Geografia. E anche nel rapporto richiesto dal ministro dell’Istruzione Jean-Michel Blanquer all’Ispettorato nazionale, l’unico che ha commesso degli errori sarebbe stato… Samuel Paty.

Tradito dagli studenti, visto che sei di loro sono ora indagati per complicità in omicidio terroristico con l’accusa di avere indicato il professore all’attentatore in cambio di denaro. Attaccato dagli altri professori. “Sento il bisogno di dire che non sostengo il nostro collega”, scriveva un insegnante alla preside. “Mi rifiuto di essere complice con il mio silenzio. Questa situazione altera il legame di fiducia che cerchiamo di rinsaldare con le famiglie che hanno scelto la scuola pubblica e, visto il contesto in cui si svolge, mette in pericolo l’intera comunità”. E ancora: “Il nostro collega non solo non ha servito la causa della libertà di espressione, ma ha fornito argomenti agli islamisti e ha lavorato contro la laicità facendola sembrare intolleranza e ha commesso un atto di discriminazione. La mia etica mi proibisce di essere complice”.

Ieri l’Express ha rivelato che la Fcpe (la Fédération des Conseils de Parents d’Élèves, la principale associazione che raccoglie i genitori dei ragazzi iscritti alle scuole pubbliche transalpine) avrebbe suggerito ad alcuni agitatori islamisti, i cui figli frequentavano la classe di Paty, di denunciare il professore alle autorità giudiziarie.

Bruno Modica, portavoce dell’associazione Clionautes, che riunisce docenti di Storia e Geografia, spiega all’Express: “Mi interrogo sul ruolo svolto da alcune federazioni di genitori  nella vicenda di Conflans-Sainte-Honorine, in particolare quella della Fcpe. Una frase del report mi ha particolarmente colpito: ‘La Fcpe ha suggerito al padre di sporgere denuncia’. Faceva davvero parte del suo ruolo?’”. La Fcpe replica che in quella situazione non poteva fare altro che suggerire ai genitori di sottoporre la vicenda alle autorità giudiziarie.

Per la prima volta anche l’avvocato della famiglia Paty, Virginie Le Roy, specialista in casi di terrorismo, in un’intervista al Monde dice che tutti hanno fallito nella missione di proteggere Paty, nonostante i numerosi avvertimenti e il clima che si era creato attorno a lui. “E’ assolutamente incredibile. Il rapporto conclude che Samuel Paty ha commesso un errore nel suggerire agli studenti musulmani di lasciare l’aula nel caso in cui temessero di rimanere scioccati”, dice l’avvocato. “Le istituzioni non sono riuscite a proteggere Paty”.

A settembre, al Qaeda aveva fatto appello ai  “lupi solitari” affinché colpissero chi “insulta l’islam”. Il video di un genitore di un allievo di Paty è stato trasmesso dalla moschea di Pantin. Stessa cosa con un altro video di Abdelhakim Sefrioui, in cui vengono indicati il nome di  Paty e il college. Titolo del video: “L’islam e il Profeta insultati in un college pubblico”. L’allarme doveva scattare. Lo stesso Paty, rivela l’avvocato, aveva scritto ai colleghi di essere stato minacciato dagli islamisti. Il preside gli aveva consigliato di usare l’auto nello spostarsi da casa a scuola. “Il preside arriva ogni mattina alle sette del mattino per paura che qualcuno possa entrare nel college”. Anche l’intelligence  aveva ritenuto che la situazione si fosse calmata.

Samuel Paty è stato protetto? No. Avrebbe dovuto esserlo? Sì. Conclude Virginie Le Roy: “Samuel Paty non avrebbe dovuto morire”. Siamo all’amara conclusione di François Jarraud, esperto di educazione nazionale, che sul sito di Café pédagogique scrive: “Tutto era perfetto. Così perfetto che il 16 ottobre Samuel Paty era solo di fronte al suo assassino”. E’ la triste storia di un cavaliere bianco  che da morto ora tutti omaggiano come un eroe, ma che da vivo fu lasciato solo in trincea.