Quel che resta del giorno

“Questo chiaroscuro annuncia l’oscurità islamista”. Parla lo scrittore algerino Boualem Sansal. “Fermiamo la sottomissione delle anime. Vogliono la nostra morte qui e mandarci all’inferno di là”

Ci vuole un bel po’ di coraggio a tessere il dialogo fra le religioni dopo la decapitazione di Samuel Paty e dei fedeli cattolici nella cattedrale di Nizza. Specie se a farlo è uno scrittore dal realismo estremo come Boualem Sansal, che vive a Boumerdes, nella costa algerina. Lo fa nel suo nuovo romanzo pubblicato da Gallimard, “Abraham”. Sin dal suo esordio vent’anni fa con “Il giuramento dei barbari”, che scrisse su invito dell’amico e romanziere Rachid Mimouni, costretto dagli islamisti a fuggire dall’Algeria, Sansal ha costruito di titolo in titolo un’opera di dissenso radicale che gli è valsa il Gran Premio dell’Accademia di Francia.

Ha fatto propria la professione di fede del collega Tahar Djaout  prima di essere ucciso dagli islamisti: “Se parli, muori, se non parli, muori. Quindi parla e muori”. Il nuovo romanzo di Sansal racconta il viaggio di un piccolo clan di musulmani sunniti, originario di Tell al Muqayyar, l’antico sito di Ur, luogo di nascita del patriarca biblico. Nelle convulsioni della Prima guerra mondiale che ridisegnerà la mappa del medio oriente, il gruppo si convince che l’epopea abramitica debba essere ripresa.

L’obiettivo è stabilire una “quinta alleanza”, dopo quelle dei Patriarchi, Mosè, Gesù e Maometto, per pacificare nuovamente l’umanità. Sansal immagina la reincarnazione di Abramo che rinnova l’alleanza con Dio, come avevano fatto i profeti monoteistici prima di lui. Nella realtà, Sansal, Premio per la pace dei librai tedeschi per il romanzo “Il villaggio tedesco” (l’ultimo suo titolo uscito in Italia è “Nel nome di Allah” per Neri Pozza), è il grande romanziere pessimista dello choc di civiltà.

Nei giorni della decapitazione di Paty, lo scrittore algerino sull’Express ha invitato la Francia alla guerra al fondamentalismo islamico. “Condanniamo gareggiando in emozione e slogan, affermiamo il nostro sostegno alla famiglia della vittima, rassicuriamo il personale docente e i genitori degli studenti, chiediamo misure forti, promettiamo fermezza. Facciamo il nostro dovere, abbiamo la coscienza pulita … fino al prossimo orrore, alla prossima barbarie”. Che arriva puntuale.

“La Francia si crede sottoposta a una guerriglia che prende via via il suo slancio fino a raggiungere un giorno le dimensioni di una guerra totale. Allah ordina a ogni musulmano, ovunque si trovi nel mondo, di lavorare con tutti i mezzi per l’espansione dell’islam, di difenderlo a costo della vita, di combattere i miscredenti e di castigare i blasfemi e apostati”. Sansal, dicevamo, è pessimista. Dice che ci saranno altri attacchi, sempre più orribili, per spezzare ogni resistenza. Che le politiche intraprese per “addomesticare” l’islamismo sono destinate al fallimento, perché vuole la vittoria totale, la sottomissione, e niente lo fermerà.

“Non c’è più la luce del giorno in Francia” racconta al Foglio l’autore di “2084”. “C’è un chiaroscuro che annuncia l’arrivo dell’oscurità islamista. L’islamismo ha messo la Francia nella sua morsa, da un lato i suoi soldati che uccidono, tagliano gole e decapitano, dall’altro lato le élite che in nome del cosiddetto islam moderato e dei valori della Francia (libertà, uguaglianza, fraternità) sono responsabili della morte del popolo francese. Sono penetrati in tutte le istituzioni: università, scuole, partiti, municipi, ministeri, esercito, polizia, e poco a poco vi inoculano il veleno della sottomissione, che agisce come il Novitchok con cui Putin distrugge i suoi avversari.