Quanto sopravvive il coronavirus Sars-Cov-2?

Fuori dal corpo umano il virus è destinato a morire. Ma la sua resistenza dipende dalle superfici: un giorno sul cartone, 3 su plastica e acciaio . Il consiglio quando si toccano oggetti, così come i soldi, è sempre lo stesso: lavarsi bene le mani

Quanto sappiamo della sopravvivenza del coronavirus fuori dal corpo?
I virus hanno bisogno di abitare un organismo per sopravvivere e moltiplicarsi. Fuori dal corpo umano il coronavirus è destinato a morire. Ma quanto tempo fosse necessario a debellarlo fino a ieri era ignoto. Si sono fatte stime basate su altri virus, alcune eccessive (si è detto che potesse resistere 9 giorni). Ora è stato condotto il primo esperimento proprio con l’attuale coronavirus. Gli autori sono gli scienziati del laboratorio di virologia del National Institute of Allergy and Infectious Diseases: l’Istituto americano per le malattie infettive. I risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine, una rivista scientifica, il 17 marzo.

Quali sono i risultati?
Il virus sopravvive nelle goccioline nell’aria fino a tre ore. Sulle superfici la sua durata dipende molto dal materiale. L’esperimento americano ne ha presi in considerazione quattro: il rame (durata massima di 4 ore), il cartone (durata massima 1 giorno), plastica e acciaio inossidabile (durata massima 3 giorni). Non è chiaro perché il virus trovi una superficie più ostile di un’altra e gli esperimenti sono stati condotti a temperatura e umidità ambiente. Se il clima è freddo e secco, la sopravvivenza tende ad aumentare. Il sole diretto riduce invece la contaminazione di un oggetto. Il tempo in cui la quantità di virus crolla comunque è molto rapida: su tutte le superfici si dimezza in poche ore. La diminuzione più rapida avviene nell’aria, dove la quantità di particelle si dimezza in circa un’ora.

Quali sono i consigli pratici che ne derivano?
Il dato che più richiama alla cautela è quello dell’aria, dove si pensava che il virus si dileguasse in tempi più rapidi (qualche minuto). «Dobbiamo fare attenzione agli ambienti chiusi», avverte Carlo Federico Perno, virologo dell’università di Milano. «La via di trasmissione attraverso il respiro resta molto più importante di quella attraverso gli oggetti. Siamo di fronte a un virus molto efficiente e rapido in termini di propagazione. Se una persona infetta respira per un certo tempo in un ambiente chiuso, l’aria se ne riempirà anche senza bisogno di tosse o starnuti. Sarebbe buona norma aprire spesso le finestre (e la primavera in arrivo aiuta), oltre a evitare luoghi dove il ricambio è scarso, come per esempio gli ascensori». I dati del New England Journal of Medicine sono stati registrati in laboratorio, in condizioni “artificiali” ed è difficile tradurli in consigli dettagliati in termini di metri o di minuti, per le stanze o gli ascensori di ciascuno di noi. «Chi deve restare a lungo in ambienti chiusi, affollati e poco ventilati, dovrebbe indossare la mascherina, che invece è inutile all’aria aperta» suggerisce Perno.

Quali sono i consigli per gli oggetti che tocchiamo?
«La via respiratoria resta in assoluto la più pericolosa per il contagio», non si stanca di ribadire Perno. Toccare una superficie contaminata e poi portare le mani al viso è una possibile via di contagio. «Ma la consideriamo meno frequente» conferma Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia. Il fatto che il virus sopravviva su un oggetto fino a tre giorni, poi, non vuol dire che l’oggetto sia contagioso per tre giorni. Alla fine, la quantità di virus che resta è fra mille e diecimila volte inferiore a quella iniziale: insufficiente per infettare. Per sapere dopo quanto tempo un oggetto smette di essere contagioso dovremmo conoscere la quantità di virus che vi era stata depositata all’inizio e la quantità di virus necessaria a far ammalare un individuo: variabili che restano ignote. «Questo virus ha pochissimi mesi di vita, molti dati semplicemente non li abbiamo mai misurati» fa notare Maga. «Il consiglio per evitare la contaminazione dagli oggetti – conferma Patrizia Laurenti, professoressa di Igiene all’università Cattolica di Roma e al Policlinico Gemelli – resta quello di lavarsi le mani».

Frutta e verdura cruda possono essere contagiose?
Il coronavirus si trasmette dalle vie respiratorie. Ma per precauzione, viste le incertezze cui siamo di fronte, può avere senso fare attenzione ai cibi crudi. «Lavare l’insalata tre volte, lasciandola a bagno alcuni minuti è sufficiente a eliminare i virus, che nell’acqua trovano un ambiente ostile», consiglia Maga. Dove si mangia e cucina, è utile tenere le superfici pulite, prima ancora che disinfettate. «Negli ambienti sporchi i microbi si nascondono meglio. I disinfettanti potrebbero non raggiungerli» dice Laurenti. Facendo la spesa, si rischia di toccare oggetti contaminati (in Cina nella fase più acuta si misero in quarantena perfino le banconote). Per evitare rischi, resta il consiglio di non toccarsi il viso e lavarsi le mani appena possibile.