Quando Ratzinger e Wojtyła insistevano per la giusta interpretazione del Concilio

La conferenza di presentazione della lettera di Benedetto XVI per i cento anni della nascita di Giovanni Paolo II

“È vero che in Giovanni Paolo II la potenza e la bontà di Dio è diventata visibile a tutti noi. In un momento in cui la Chiesa soffre di nuovo per l’assalto del male, egli è per noi un segno di speranza e di conforto”. Con queste parole di preoccupazione ma anche di speranza finisce la lettera speciale che il Papa emerito Benedetto XVI ha preparato in occasione del centenario della nascita di san Giovanni Paolo II (18 maggio).

Il cardinale Joseph Ratzinger, da prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, fu uno dei collaboratori più stretti di Giovanni Paolo II per la maggior parte del suo pontificato: dalla fine del 1981 fino alla morte del Pontefice polacco. La stretta e proficua collaborazione tra i due fu caratterizzata da amicizia e affetto. Il cardinale Ratzinger fu il suo successore sulla Cattedra di Pietro e, in un certo senso, continuatore del suo Magistero. In un’intervista con tutta la semplicità e franchezza che lo caratterizza ha detto del suo predecessore: “Non potevo e non dovevo provare a imitarlo, ma ho cercato di portare avanti la sua eredità e il suo compito meglio che ho potuto”. In previsione del centenario della nascita di Karol Wojtyła, su richiesta del cardinale Stanisław Dziwisz, storico segretario di Giovanni Paolo II, testimone della vita, della santità del papa polacco, Benedetto XVI ha preparato una lettera commemorativa datata 4 maggio 2020.

La lettera del Papa emerito è stata presentata venerdì mattina nel Palazzo degli Arcivescovi di Cracovia in via Franciszkanska 3, dove fino ad ottobre del 1978 risiedeva il card. Karol Wojtyła, dall’arcivescovo Marek Jędraszewski, dal card. Stanisław Dziwisz e dal padre prof. Jarosław Kupczak OP, direttore del Centro di Ricerca sul Pensiero di Giovanni Paolo II presso la Pontificia Università di Giovanni Paolo II a Cracovia.

All’inizio della conferenza stampa, mons. Jędraszewski ha ricordato i precedenti testi del card. Ratzinger che in un certo modo anticipavano le riflessioni contenuti nella lettera del Papa emerito.

Invece il card. Dziwisz nel suo breve intervento ha voluto ricordare la grande stima che Giovanni Paolo II nutriva per il card. Joseph Ratzinger. Dall’inizio del suo pontificato il Papa voleva a fianco a sé questo grande teologo proprio per “mettere in ordine il pensiero teologico della Chiesa”. All’inizio l’arcivescovo di Monaco non voleva lasciare la sua diocesi della quale era diventato pastore qualche anno prima, ma alla fino si è convinto e così è cominciata una splendida e proficua collaborazione che è durata fine alla fine del pontificato. Il card. Dziwisz ha sottolineato che la lettera del Papa emerito non è indirizzata soltanto alla Chiesa a Cracovia o in Polonia ma a tutti, a tutto il popolo di Dio. Ha svelato anche come è nata l’idea della lettera: all’inizio egli stesso ha chiesto a Benedetto XVI una breve dichiarazione televisiva ma in risposta il Papa emerito ha promesso di scrivere una lettera in tedesco per esprimere i suoi sentimenti verso Giovanni Paolo II.

Invece il padre prof. Kupczak OP ha delineato i principali argomenti della lettera. Prima di tutto lo scritto del Papa emerito esprime la sua ammirazione e amore verso la figura e l’attività di Giovanni Paolo II. Ma Benedetto XVI si concentra particolarmente sul Concilio Vaticano II: il card. Ratzinger e il card. Wojtyła partecipavano al Concilio che, purtroppo, è stato interpretato nell’ottica delle varie ideologie causando divisioni dentro la Chiesa e una grande crisi della fede. Invece Giovanni Paolo II e il card. Ratzinger insistevano per la corretta interpretazione degli insegnamenti del Concilio secondo l’ermeneutica della continuità. In questo contesto il Papa emerito loda la Chiesa in Polonia dove il Concilio era stato accolto in modo positivo e corretto. Alla fine, il prof. Kupczak ha richiamato anche un altro argomento della lettera dove Benedetto XVI scrive del grande contributo di Giovanni Paolo II alla teologia della Divina Misericordia, che non è soltanto il nocciolo centrale della fede cristiana ma ha anche un importante significato filosofico. Ovviamente dimostrare l’importanza della Misericordia Divina non significa giustificare il relativismo morale.

La particolarissima testimonianza di Benedetto XVI è un grande dono del Papa per le celebrazioni del 100. anniversario della nascita del suo predecessore. Come ha scritto lo stesso Papa emerito nella lettera al card. Dziwisz, “nel testo si sente la mia debolezza recente; spero tuttavia si sente anche il mio amore per il grande Papa”.