Protesta il Messico: allucinante. Le associazioni Usa: è come una condanna a morte

Per Donald Trump è «una grande vittoria». Per il ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, «una decisione allucinante». Mercoledì 11 settembre la Corte Suprema americana ha ripristinato la forza legale del provvedimento adottato il 16 luglio scorso dal Dipartimento di Giustizia. È una misura provvisoria, emergenziale che impone ai richiedenti asilo negli Stati Uniti di presentare domanda nei Paesi di provenienza, cioè Messico, Guatemala, Honduras, El Salvador. Il 24 luglio il giudice federale del North District della California aveva bloccato il decreto di Washington, accogliendo il ricorso depositato dalla East Bay Sanctuary Covenant di Berkeley e da altre organizzazioni non profit affiliate alla Aclu, l’American Civil Liberties Union.

La Corte ha deciso con una maggioranza schiacciante: 7 a 2. Hanno votato contro solo i giudici Sonia Sotomayor (nominata da Barack Obama) e Ruth Bader Ginsburg (scelta da Bill Clinton). I moderati, invece, hanno fatto squadra con gli iper-conservatori Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh, selezionati da Trump.

Il contenzioso giudiziario non è finito. Ci sono altri ricorsi pendenti nelle corti federali Usa. Ma la sentenza della Corte è un segnale chiaro. Ecco perché la Casa Bianca ha reagito con euforia. Da un anno e mezzo ormai Trump e i suoi consiglieri, a cominciare da Stephen Miller, stanno cercando un modo per arginare il flusso dei migranti alla frontiera. Promessa centrale nella campagna elettorale del 2016 e tema chiave per la corsa alla rielezione nel 2020. Il progetto del Muro si è ridimensionato e comunque è in grave ritardo. Spedire i militari al confine non ha funzionato e separare i bambini dalle famiglie ha suscitato la sacrosanta indignazione mondiale.

Al momento l’unica strategia rimasta in campo è quella degli accordi con il Messico e con i tre Paesi dell’America centrale da cui partono le carovane. Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador si è impegnato a schierare la guardia nazionale a Nord, lungo il border con gli Usa, e a Sud, con il Guatemala. Risultato? Secondo i dati della Us Customs and Border protection, nel mese di agosto gli agenti hanno arrestato 64 mila persone sorprese ad attraversare clandestinamente la frontiera: è il 22% in meno rispetto al luglio scorso e il 60% in meno rispetto a maggio, quando venne raggiunto il picco di 130 mila fermi.

Ma i messicani avranno gravi difficoltà a gestire anche l’ondata dei richiedenti asilo che, dopo la sentenza della Corte, verrebbe automaticamente rimbalzata dagli americani nel territorio confinante. Per le associazioni che difendono i diritti civili, la decisione dei giudici di Washington «è una condanna a morte per i migranti». I trafficanti, invece, si preparano a rialzare i prezzi per un passaggio da una sponda all’altra del Rio Grande.